Brexit e protezione dei dati, cosa succede?

Pubblicato il: 29/06/2016
Autore: R.B.

Con la Brexit sorgono interrogativi sul futuro di molti aspetti collegati alla tecnologia. In primis la sicurezza dei dati.

Tra le prime conseguenze della cosiddetta Brexit, ovvero l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, c'è stato un notevole calo della quotazione della sterlina. Se le cose procedessero in questa direzione, il paese diventerebbe appetibile per tutte le aziende che hanno bisogno di allocare o elaborare informazioni personali sui cittadini europei.
Nel breve termine, tuttavia, gli effetti dovrebbero essere limitati. Per le società britanniche che sperano in un ammorbidimento delle regole in materia di protezione dei dati, la strada non è divenuta più semplice. Molte norme, infatti, sono già entrate nel diritto britannico e possono essere eliminate solamente grazie al voto dei parlamentari locali.
Anche in questo caso, come in molti altri, occorrerà capire in quanto tempo diverrà effettiva l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Al di là delle decisioni che potrebbero essere prese a breve termine, niente di troppo concreto è destinato ad avvenire entro i prossimi due anni.
Il governo britannico potrebbe invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona per accelerare il processo, ma non sembra essere questa l'intenzione di un primo ministro dimissionario da tutte le cariche.
In sostanza, tanto le imprese quanto i cittadini del Regno Unito continueranno ad essere assoggettati alle norme dell'Unione Europea come minimo ancora per un biennio. Le leggi esistono sotto due forme, ovvero direttive e regolamenti. Nel campo della protezione dei dati, si deve ancora fare riferimento alla direttiva del 1995, che prevede fra le principali disposizioni che le informazioni personali sui cittadini non possano essere trattate nei paesi che offrono un livello di protezione Inferiore a quello garantito dal diritto europeo.
Il regime di protezione dei dati del Regno Unito resterà per il momento intatto e, quindi, le imprese potranno continuare a lavorare come hanno sempre fatto, mentre per i cittadini rimane in vigore la protezione definita su scala europea punto l'esportazione dei dati verso altri paesi, soprattutto gli Stati Uniti, è stata di recente rimessa in discussione con la sospensione dell'accordo Safe Harbor, ma il nuovo regolamento, denominato Privacy Shield, non dovrebbe entrare in vigore prima del 2018.
L'altro termine di riferimento normativo per il Regno Unito riguarda il Regolamento sulla protezione generale dei dati, votato a livello Ue nello scorso aprile. Esso introduce punizioni severe per le aziende che non rispettano le norme, prevedendo ammende fino al 4% del volume d'affari globale.
I regolamenti definiti su scala europea prevedono un percorso di ratifica a livello di singolo paese, che può avvenire nell'arco di un paio d'anni. Quindi, anche in questo caso, gli effetti si dovrebbero vedere a partire dal 2018.In ogni caso, a parere degli esperti in materia, anche ammesso che tutto proceda nella direzione appena avviata con la Brexit, le imprese britanniche dovrebbero avere massima convenienza nel continuare ad applicare le normative definite a livello europeo, onde non rischiare cause che potrebbero diventare molto onerose.

Categorie: Attualità

Tag: Sicurezza

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