Big Data, a che punto siamo

Pubblicato il: 23/04/2014
Autore: P.M.

Nel 2013 il fatturato Big Data è stato di 18,6 miliardi di dollari. Ibm a fronte di un fatturato di quasi 100 miliardi di dollari ha un volume Big Data che secondo Wikibon è stimato intorno a 1,36 miliardi. Per HP sarebbero invece 869 milioni di dollari su 114 miliardi di fatturato e per Sap il 2%, ovvero 652 milioni di dollari contro un fatturato di quasi 23 miliardi.

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In base ai dati raccolti da Wikibon nel corso del 2013 il fatturato complessivo messo a segno dai fornitori riferibile al mercato Big Data è stato di 18,6 miliardi di dollari, suddiviso per il 40% in servizi, il 38% in hardware e per il restante 22% in software. Le proiezioni per i prossimi 4 anni sono di una crescita medio annua a doppia cifra, che consentirebbe di arrivare per il 2017 a un giro d’affari prossimo ai 50 miliardi di dollari. Bottino potenziale da spartirsi tra un numero di operatori alquanto elevato. Wikibon ne recensisce attualmente più di 70, ma è probabile che nel corso dei prossimi anni a questi se ne aggiungano altri. Tuttavia è ipotizzabile un tasso di mortalità fisiologica, considerato che alcune start-up non è detto che abbiano la forza e la fortuna di continuare a esistere, così come è scontato che startup e pure players possano un domani essere acquisiti dai big player per rafforzare e consolidare la propria offerta.
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Per quanto riguarda i big vendor il fatturato che viene loro accreditato è ancora una percentuale infinitesimale rispetto al giro d’affari complessivo. Per molti di loro significa circa l’1% del revenue
. Ibm, ad esempio, a fronte di un fatturato di quasi 100 miliardi, avrebbe un volume Big Data che secondo Wikibon si aggirerebbe intorno a 1,36 miliardi. Per HP sarebbero invece 869 milioni di dollari su 114 miliardi e per Sap il 2%, ovvero 652 milioni di dollari contro un fatturato di quasi 23 miliardi. Dati che evidenziano come il Big Data sia ancora a uno stadio di sviluppo intermedio.
Naturalmente le cifre messe insieme da Wikibon non costituiscono il vangelo del Big Data. I valori che i vendor associano a questo mercato sono molto diversi. I dati di Wikibon sono spesso dati presunti in base alle informazioni che vengono scambiate all’interno delle propria comunità. Non solo, ma Wikibon tende a limitare il volume d’affari a solo quelle componenti - software, hardware e di servizio - che abbiano una stretta attinenza con le definizioni e capacità Big Data (Vedi Big Data Definitions alla pagina Wikibon).
E’ dunque evidente che l’ammontare del fatturato riferibile al Big Data dichiarato dai singoli vendor, tranne che per i pure player, risulti alquanto difforme. Ciascuno ha un proprio metro per valutare la dimensione di un business tuttora alla ricerca di una sua vera identità. Il problema sta appunto nello stabilire cosa includere o non includere nel Big Data. Ibm, per esempio, dichiara che il valore associato al Big Data sia attualmente di quasi 16 miliardi di dollari e che nel 2016 possa verosimilmente corrispondere a 20 miliardi di dollari, un quinto del proprio fatturato attuale.
Ecco, quindi, che se viene accettato il Big Data in un’accezione più ampia, di business intelligence rivisitata in chiave moderna, esso raggiunge una dimensione di valore più ampia di quella rappresentata da Wikibon. D’altra parte, inutile illudersi, la rappresentazione del mercato reale rimarrà un motivo di conflitto eterno per le due macrotendenze che governano il nuovo corso dell'IT. Big Data e Cloud continueranno a essere due dimensioni difficilmente ponderabili nella loro interezza proprio per l’estrema volatilità dei confini associati ai due megatrend.

Categorie: Enterprise

Tag: Analisi

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