Fujitsu mette in scena la trasformazione digitale

Pubblicato il: 17/07/2016
Autore: Barbara Torresani

Al Fujitsu World Tour di Milano la digital transformation catalizza l’attenzione: un percorso da seguire in cui il vendor vuole esserci grazie a un ruolo più deciso sui servizi. IoT e Intelligenza Artificiale gli scenari abilitanti.

Non stupisce che al centro dell’annuale Fujitsu World Tour 2016, tenutosi nei giorni scorsi a Milano - evento mondiale che tocca 17 paesi in 5 continenti per raggiungere circa 10 mila tra clienti e partner -  il tema portante sia stato quella della Digital Transformation. E’ questo un processo che sta coinvolgendo tutti e che vendor come Fujitsu, con una storia ultradecennale alle spalle (81 anni), debbano prima di altri fare proprio per poi riuscire a trasferirlo al mercato al fine di disegnare quella Human Centric Intelligence Society, la società idealizzata dal vendor giapponese, in cui la tecnologia abilita un mondo intelligente – sicuro e prospero con al centro le persone.
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E’ Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato, Fujitsu Italia ad aprire la giornata sul palco, dall'inizio anno alla guida della filiale italiana dove è giunto con l’obiettivo di accelerare il processo di trasformazione dell’azienda il cui profilo si sta sempre più spostando da quello di vendor di prodotti a vendor di soluzioni e servizi nell’era digitale. “La trasformazione digitale sta cambiando tutte le organizzazioni pubbliche e private. Alcune nuove aziende – come Uber e airb2b la cui esistenza è strettamente legata alla tecnologia - introducono nuovi modelli di business che rompono le logiche e gli schemi tradizionali e aprono nuovi scenari competitivi che cambiano il mercato. Nessun settore ne è escluso”, sostiene Sirletti. Il compito di ciascuna azienda è cercare di capire come evolversi e trasformarsi e “quello di Fujitsu e i suoi partner quello di affiancarle in questo processo di trasformazione digitale”, il focus è forte anche sul tema delle partnership – un rete di relazioni che consente di raggiungere meglio l’obiettivo della digitalizzazione e dell’innovazione. 
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Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato, Fujitsu Italia
Una trasformazione che, come racconta Sirletti, traguarda l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale: “L’IoT è ancora in una fase passiva e poco implementativa, ma, a tendere, rappresenterà l’interfaccia tra mondo fisico e digitale, in grado di connettere oggetti/sensori a Internet senza intervento umano per scambiare dati, che collegati e correlati ad altri dati attraverso l’intervento umano forniscono informazioni utili. La tappa successiva sarà quella dell’Intelligenza Artificiale, in cui gli oggetti non solo saranno connessi alla rete per raccogliere informazioni ma saranno in grado di  prendere le decisioni per migliorare e automatizzare i processi, senza rimpiazzare le persone ma consentendo loro di dedicarsi ad attività più complesse dove è richiesta l’intelligenza umana. E’ in atto una rivoluzione industriale resa possibile da nuovi paradigmi come la virtualizzazione, il  cloud, l’evoluzione storage. Fra 10 anni il mondo sarà molto diverso.”
In concreto, la strategia Fujitsu di Digital Transformation poggia su i tre pilastri principali di infrastruttura, informazione e persone: Connected Infrastructure – l’infrastruttura connessa in cui si combinano diversi elementi tecnologici computing, storage, server, networking – oggetti e sensori connessi nel cloud, elementi di Fujitsu combinati con quelli dei partner tecnologici; la Creative Intelligence che rappresenta lo strato software per trasformare i dati in informazioni per portare valore – un ambito software su cui Fujitsu sta portando avanti molto sviluppi; la Human Centric Innovation e qui torna in pieno il tema portante della strategia societaria, quello della centralità dell’uomo: “il fattore differenziante messo in campo da Fujitsu, secondo cui qualsiasi cosa deve essere fatta per abilitare e agevolare le persone nelle attività, sviluppare la loro creatività e dare loro le informazioni per prendere le decisioni corrette. E’ una visione a lungo termine; l’intelligenza artificiale non sostituirà quella umana si affiancherà ad essa per aiutare le persone a progredire e a fare cose sempre migliori e più importanti”. 

Una base solida per costruire il futuro
Come spiega Sirletti, Fujitsu interpreta il momento tecnologico ed economico di forte evoluzione, cercando essa stessa di trasformarsi potendo contare su una base solida e riconosciuta negli anni. Oggi è un’azienda con un giro di affari pari a 41 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi all’anno investiti in R&D – 1.400 ricercatori distribuiti nei 4 centri di ricerca mondiali, 100 mila brevetti. Sviluppa prodotti e soluzioni infrastrutturali e al contempo è un’azienda di servizi, basti dire che si posiziona nei primi Top 5 player a livello mondiale di servizi IT e prima in Giappone; una connotazione riconosciuta anche in Europa dal Magic Quadrant di Gartner che la pone tra i leader nell’end user services e nell’end user outourcing (qui numero 1 in Europa), ma altresì presente nel Magic Quadrant del Data Center Outsourcing. “Siamo a tutti gli effetti un’azienda di servizi, un fatto non così noto in Italia ma su cui la filiale sta investendo fortemente. Ed è qui che riponiamo forti aspettative per abilitare la trasformazione digitale delle aziende”, conclude Sirletti. 

Think Digital e scenari futuri
L’evoluzione digitale – come spiega Tim White, Head of Delivery Services, Fujitsu ha attraversato quattro onde: dopo Internet che ha favorito e-commerce e social business mettendo on line tutto – il Mobile Internet cha abilitato il real-time ovunque, mentre oggi è la volta dell’IoT in cui il mondo fisico converge con quello digitale e nel futuro prossimo si affermeranno l’Intelligenza Artificiale e la Robotica. L’approccio indicato da White per cavalcare queste ultime onde in atto e abbracciare il digitale è quello di trovare il giusto bilanciamento, cercando l’equilibrio tra infrastrutture tradizionali e nuovi modelli IT più agili e innovativi, il tutto attraverso la piattaforma abilitante MetArc per scenari ibridi in grado di fare da ponte tra mondo IT tradizionale e quello digitale. E i casi concreti non mancano già oggi nel manufacturing, nel retail così come nella sanità. Solo per citarne alcuni.
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Tim White, Head of Delivery Services, Fujitsu
Le tecnologia più spinte e di frontiera verso cui si orienta Fujitsu vengono invece introdotte da Tsuneo Nakata, Presidente Fujitsu Laboratories of Europe.
Nakata illustra l’applicazione di IoT e AI:L’IoT fa da ponte tra il mondo reale e quello digitale per abilitare la digitalizzazione mantenend il controllo." Nakata descrive ambiti di applicazione dell’IoT e dell’analisi dei dati a scenari di smart cities/smart grid per minimizzare i costi energetici e di utilizzo delle risorse per spingersi fino all’Intelligenza Artificiale che sfrutta l’analisi dei dati per pianificare, predire e ottimizzare i processi. Scenari con applicazioni molteplici e diversificate: dalle simulazioni sulle esondazioni dei fiumi all’ottimizzazione dei consumi energetici negli uffici. E la risposta all’Intelligenza Artificiale di Fujitsu è la tecnologia Zinrai, dal giapponese ‘agile e intensa’ come tuoni e fulmini, basata su deep learning machine per favorire processi innovativi nel business e nella società.
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Tsuneo Nakata, Presidente Fujitsu Laboratories of Europe
Un mondo digitale quello disegnato che, come racconta Carlo Ratti, Fondatore Studio Carlo Ratti e Direttore MIT Senseable City Lab di Boston, “non uccide lo spazio fisico ma si combina con esso creando lo spazio ibrido, permettendo di fare cose estremamente innovative e trasformando lo spazio in cui viviamo.” In una logica ‘sensing and acting’ per capire lo spazio fisico e rispondere a ciò, Ratti mostra progetti di Smart Cities dove si lavora su tema della mobilità della città – per esempio implementando sistemi ibridi tra trasporto pubblico e privato, car sharing, traffic light ottimizzato fino a self driving intersection che poggiano su nuovi modelli di analisi e  IoT applicato alla vita quotidiana.  

La centralità delle partnership tecnologiche

Una trasformazione che richiede necessariamente di unire le forze, facendo ecosistema. Da qui la focalizzazione sulle partnhership tecnologiche.
Sul palco l’interpretazione del tema portante della giornata da parte di Intel – main sponsor dell’evento, e NetApp e VMWare – Platinum Sponsor (Cisco, Red Hat e servicenow – i Gold; Microsoft, Apc by Schneider Electric e Suse – i Silver).
La Digital Transformation vale per tutti; le aziende indipendentemente dal ruolo e dalle dimensioni devono capire dove sta andando il mondo e anche Intel lo ha fatto in profondità. Oggi sta attraversando la più grande rivisitazione da quando è passata dalle memorie ai microprocessori”, afferma Carmine Stragapede, Direttore Generale Intel Italia, Direttore Mercato Enterprise Intel Sud Europa. Tre gli elementi portanti del processo evolutivo secondo Intel: la trasformazione digitale: “siamo in una fase in cui il business tradizionale e quello digitale non si  possono più distinguere, bisogna capire come la digitalizzazione possa impattare sul proprio business”; il cloud – l’Italia è il secondo paese in Europa ad adottare servizi cloud, ma sono ancora servizi di base legati ad attività tradizionali mentre stentano a decollare quelli avanzati; l’IoT, un paradigma secondo cui l’intero mercato industriale si dovrà ridisegnare, “basti dire che Intel che ha circa il 60% della propria top line generata dalle vendite di microprocessori nei personal computer ha deciso che il pc rappresenti solo una delle ‘cose’. A significare che l’IoT diventerà il nuovo paradigma in campo”. La trasformazione digitale guarda all’erogazione di servizi da grandi data center in modalità cloud e sulla periferia a migliaia di oggetti intelligenti con la capacità di connettersi in modalità autonoma, in cui il pc è solo uno dei componenti. “Come secondo paese manifatturiero in Europa dobbiamo fare capire l’importanza di questa trasformazione, farla propria e poi prendere questi servizi esportarli e globalizzarli, enfatizza Stragapede.
Digital Transformation applicata quindi anche internamente: in Intel oggi significa, per esempio, sistemi di monitoraggio della reddittività della produzione sui siti industriali, con risparmi importanti in termini di Roi e localmente una forza vendita completamente mobilizzata con circa 100 persone che lavorano in modo autonomo.

Secondo Roberto Patano, Sr Manager Systems Engineerign NetApp Italia, il punto chiave e fattore abilitante delle trasformazione è rappresentato dall’informazione che deve essere gestita e interpretata per portare valore aggiunto. Nell’economia dell’algoritmo la strategia di Netapp è definita Data Fabric, dove la prima parola indica le informazioni mentre Fabric rappresenta il tessuto connettivo per far sì che queste informazioni possano circolare liberamente nell’infrastruttura ma anche in un ecosistema più diffuso: il riferimento va al cloud - private cloud all’interno dell’azienda o verso l’ecosistema esteso all’esterno verso hyperscale o service provider. Netapp ha un approccio software defined, con core business nel sistema operativo Ontap, che abilita tre concetti fondamentali: mobilità per cui l’informazione può circolare liberamente realizzando il consolidamento 2.0 delle risorse interne ed esterne – il cloud del cliente; affidabilità a livello enterprise all’interno del data center e nel cloud,  - efficienza e scalabilità – il tutto il una logica di controllo e sicurezza”. 

Per fare Digital Transformation le organizzazioni devono risolvere tre problemi principali, secondo Rodolfo Rotondo, Business Solutions Strategist, VMware Emea: la mancanza di velocità dell’IT nel realizzare, rendere disponibile e gestire le applicazioni; l’utilizzo ancora poco strategico del cloud; la sicurezza. “Una trasformazione digitale che passa dalla cultura delle persone e dove business e IT diventano due facce della stessa medaglia”. Per allineare priorità di business con quelle IT occorre creare esperienze utenti eccezionali, attraverso la mobilità dei processi end-to-end aziendali, portando il business in mobilità attraverso una piattaforma sicura che consenta alla forza mobile, ai clienti e all’IoT una connessione attraverso qualsiasi device in ogni posizione on premise e in cloud. Per differenziarsi inoltre l’IT aziendale deve ottimizzare ed efficientare le operazioni tradizionali e al contempo creare e alimentare e gli sviluppi innovativi con una piattaforma comune adatta a entrambe le tecnologie. E poi scalare attraverso il cloud senza creare nuovi silos e quindi con la capacità di gestire on premise, cloud privato e pubblico - saas, iaas, e paas allo stesso modo con garanzia di sicurezza. “Una sicurezza come fattore differenziante del business. Bisogna cambiare il modo di fare sicurezza informatica, la difesa del perimetro come si faceva una volta non è più sufficiente, perché oggi il perimetro è molto esteso. VMware lo fa attraverso la virtualizzazione della rete e della sicurezza per creare uno strato comune che parte dall’on premise e arriva fino al cloud”, conclude Rotondo.

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