I numeri dell'IT pugliese

Pubblicato il: 02/01/2018
Autore: Redazione ChannelCity

Il distretto delle aziende IT della regione Puglia assume (+15% nel biennio 2017-2018), investe in R&S il 34% del proprio fatturato ma è penalizzata dalla fuga dei cervelli.

Le oltre 1.000 aziende IT pugliesi crescono (oltre mezzo miliardo di euro il fatturato complessivo), assumono e investono sempre più risorse in ricerca e sviluppo, ma hanno crescenti difficoltà nel trovare sul mercato del lavoro regionale i profili necessari al loro sviluppo a causa della fuga dei cervelli verso il nord Italia.
È questa, in breve, la fotografia scattata dalla prima ricerca condotta dall’Osservatorio IT del Distretto Produttivo dell’Informatica pugliese (al quale aderiscono imprese IT, associazioni, consorzi, enti di ricerca e tutte le università regionali) su un campione rappresentativo delle imprese del settore, costituito dalle aziende aderenti allo stesso Distretto.
Dallo studio, realizzato in collaborazione con le università pugliesi, emerge che queste aziende sono prevalentemente produttrici di software e consulenti di informatica, con un fatturato 2016 di 340 milioni di euro (in crescita del 4,1% rispetto al 2015) realizzato per il 98% in Italia, di cui il 40% nella Puglia.
Il settore occupa il 3,7% del totale degli addetti dell’informatica italiana producendo l’1,9% del valore aggiunto totale. Rilevante per il territorio il fatturato per addetto (quasi 100mila euro), estremamente elevata la percentuale del fatturato investita in ricerca e sviluppo, il 34% di cui il 10% finanziato con fondi pubblici.
Il dato rispecchia la natura stessa dell’attività produttiva di queste aziende (fatta di sviluppo, analisi e test delle applicazioni, ricerca sui sistemi e sulle reti informatiche), l’unica per alcune delle imprese oggetto dello studio.
osservatorio it puglia 2017
"La Puglia – spiega il presidente del Distretto Produttivo dell’Informatica pugliese Salvatore Latronicoha finalmente un quadro sistematico del settore IT regionale sulla base del quale sviluppare le strategie più utili per sostenere le aziende informatiche, che primeggiano per specializzazione e investimenti in ricerca e sviluppo rispetto agli altri settori produttivi. Si tratta di un comparto consapevole della propria strategicità e che, grazie al Distretto, negli ultimi anni ha avviato azioni per risolvere i due principali problemi che rischiano di frenare la crescita del settore: il reperimento delle professionalità, che vengono formate in Puglia ma che tendono a emigrare perché non conoscono le grandi opportunità che il territorio può offrire loro".

La ricerca sulle aziende del Distretto conferma la continua crescita degli addetti: dai 4.400 circa del 2016, le imprese aderenti contano di chiudere il 2018 superando, per la prima volta, i 5.000 dipendenti, con una crescita del 15%.
Si tratta di una realtà importante quella delle imprese del Distretto, capace di assorbire la metà dei laureati annuali nelle università pugliesi (300 su circa 600).
Le imprese stanno assumendo principalmente sviluppatori (analisti programmatori e specializzati per il web), tuttavia sono in forte crescita le professioni legate alla cyber security: in particolare crescerà molto la ricerca di esperti in sicurezza (+156%) e di amministratori di rete (+76%).
Qui, però, risiede anche uno dei principali problemi delle aziende: oltre alla fuga dei cervelli, si segnala la persistenza di un gap tra le specifiche professionalità richieste e quelle fornite dai corsi di studio universitari pugliesi in Informatica e Ingegneria attinenti il mondo dell’IT (cinque corsi di laurea triennale e quattro magistrali). Ma si evidenzia anche lo sforzo delle università per adeguare tempestivamente la propria offerta formativa.
Nei relativi corsi sono stati 553 i laureati nell’anno accademico 2016/2017, a fronte delle 937 matricole che hanno portato la popolazione studentesca a un totale di 3.950.
"Su questo fronte – aggiunge Latronico - abbiamo intrapreso il dialogo con le università per migliorare i percorsi formativi e avere finalmente una maggiore aderenza tra domanda e offerta di lavoro. Inoltre abbiamo aperto un proficuo confronto con gli enti, sviluppato le interazioni delle aziende con centri di ricerca e università, promosso le collaborazioni tra imprese per divulgare le best practice aziendali e lavorare a un prodotto software di qualità".
Lo studio è stato curato dai i due responsabili scientifici Alessandro Muscio, docente di Economia Applicata dell’Università di Foggia, e Danilo Caivano, docente del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Danilo Caivano.

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