ICT Trade 2012, la parola ai protagonisti

Pubblicato il: 01/05/2012
Autore: Redazione Channel City

L'edizione 2012 ha fatto registrare circa 1.600 presenze, con più di 500 appuntamenti one-to-one pre-schedulati, cui si sono aggiunti gli incontri spontanei, e 10 workshop organizzati da Sponsor per presentare ai Partner le novità di offerta e di politiche di Canale.

L'edizione 2012 di ICT Trade si è aperta come da tradizione con l'affollato ed intenso Convegno di Apertura moderato e animato da Maurizio Cuzari, Amministratore Delegato di SIRMI e "Patron" della manifestazione, durante il quale è stato ripreso il tema con il quale si era chiuso il convegno dello scorso anno: l'Ict come Industria, in un'ottica evolutiva rispetto al suo aspetto artigianale originario".
Ed a questa istanza è stata data una interpretazione incontrovertibile: al di là della vendita di prodotti, l'ICT è Industria dei Servizi, in cui i processi innovativi devono essere sempre più al servizio della semplificazione e della velocizzazione dei processi delle Organizzazioni Clienti.
Dalle testimonianze dei relatori e dalle considerazioni dei Major Sponsor, emerge inoltre chiaramente come sia fondamentale ritrovare strumenti e iniziative tesi a fare squadra, valorizzare e diffondere modelli replicabili, incentivare le competenze non solo tecnologiche ma anche di processo; se non si conosce il business model dei Clienti, questi non saranno incentivati a riprendere gli investimenti in ICT, già imbarazzantemente bassi nel confronto con la media europea.
L'esortazione di Maurizio Cuzari è semplice: il Sistema Italia, patria di incertezze e burocrazia, richiede una svolta che non può venire dalla normativa e dalla Politica, ma deve nascere dal basso: sono le aziende e gli operatori del settore a doversi decidere a cambiare passo, pena la ghettizzazione del nostro Mercato, che le Major internazionali interpretano già da tempo come un'area da cui si deve prendere quel che si può, senza investire.
E proprio nelle parole di Maurizio Cuzari troviamo la chiave di lettura dell'edizione 2012 di ICT Trade che – nonostante la drammatica situazione economica e finanziaria e lo scetticismo diffuso per l'Agenda Digitale del Governo – è stata caratterizzata da voglia di fare, di costruire, di cambiare: "in un clima di recessione, non è pensabile recuperare fatturati e margini con le regole in uso, né mantenere le posizioni con modelli che si stanno dimostrando logori ed inadeguati; ed il passaggio deciso di molti Utenti al post – industriale avrà impatto diretto su tutti gli attori del Sistema di Offerta, che potranno e dovranno trovare collocazioni e valori aggiunti diversi da quelli conosciuti. Ma ci sono le competenze, le visioni, le risorse umane in grado di consentire una netta inversione di tendenza, se si misurerà il valore dell'ICT in intensità d'uso e di innovazione, e  non in fatturati da prodotti e servizi a basso valore aggiunto".
Sempre secondo le parole dell'AD di Sirmi: "Tutti i numeri di Mercato rendono oggi difficile intravedere una decisa ripresa, anche se assistiamo a nuove ondate di prodotti e servizi innovativi; ma eccellenze tecnologiche, nuove competenze, ridisegno dei processi organizzativi e di go to market fanno emergere realtà di successo nell'ICT italiana, e balzano all'occhio entusiasmo ed energia di giovani e anche meno giovani imprenditori che con genialità, estro e applicazione permettono la crescita di singole realtà. Prendiamo inoltre atto di un dato di fatto: il Sistema Italia è incapace di investire organicamente, di replicare sistematicamente casi di successo, di trarre insegnamento dai suoi vantaggi competitivi; e sono veramente poche le multinazionali che guardano all'Italia come ad un Mercato in cui la vera sfida non è raggiungere gli obiettivi di budget del trimestre, ma alimentare una nuova corrente di opinione e nuove competenze che portino le nostre imprese a spendere ed investire di più in ICT, riallineando la nostra spesa media con quella delle principali nazioni europee. Colmare anche solo al 50% il gap di spesa media per IT delle imprese italiane rispetto a quelle europee genererebbe un business addizionale di oltre 6 miliardi di euro l'anno; una cifra enorme, di cui si dovrebbe fare in modo che fruiscano prioritariamente Player realmente in grado di dare reale Valore Aggiunto al Sistema Italia, non investitori che guardano solo alle Borse internazionali come strumento di moltiplicazione dei propri profitti. Colpa probabilmente di nessuno, responsabilità di tanti, se il perseguire l'Italia Digitale con le tante Agende sul tappeto si configurerà ancora una volta come raccolta senza semina, come trasferimento all'estero di risorse economiche ed energie con ricadute modeste sul Paese, come somma di azioni di rinnovamento infrastrutturale non sempre motivate da reali ragioni tecnologiche ma più probabilmente dalla ricerca dell'ennesimo ammortizzatore sociale indiretto".

Segui qui lo speciale ICT-Trade Ferrara 2012

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