Dell, l'azienda torna al fondatore Michael Dell

Pubblicato il: 13/09/2013
Autore: Redazione ChannelCity

Il fondatore ritorna a controllare direttamente l’azienda che aveva creato nel 1984, con un’operazione di buy out del valore di circa 24,9 miliardi di dollari. Ora Dell uscirà da Wall Street e tornerà a focalizzarsi sul proprio core business che prevede la trasformazione da puro produttore di PC a fornitore di soluzioni e servizi.

Quando, alcuni giorni fa, Carl Icahn aveva annunciato, un po’ misteriosamente, la decisione di abbandonare la contesa con Michael Dell - non senza pesanti allusioni e accuse - le ombre sul futuro di uno dei leader storici del mercato pc si erano del tutto diradate. Ora è arrivata la conferma ufficiale da parte del comitato incaricato di sorvegliare sul corretto funzionamento della procedura di acquisto delle azioni legata alla decisione, presa da Dell a inizio anno, di fuoruscire dalla quotazione in Borsa.
Dunque, il fondatore ritorna a controllare direttamente l’azienda che aveva creato nel 1984, con un’operazione di buy out del valore di circa 24,9 miliardi di dollari, grazie al supporto del fondo di investimenti Silver Lake. Ogni azionista riceverà 13,75 dollari e un dividendo speciale di 0,13 dollari per azione.
Il lungo braccio di ferro con il rivale e proprietario dell’8,9% del capitale della società è dunque giunto al termine. Michael Dell potrà ora concentrarsi sull’applicazione del piano a lungo termine presentato agli azionisti e basato sulla progressiva evoluzione del portafoglio d’offerta verso i servizi, l’uscita dalla quotazione in Borsa e il riassetto organizzativo.
Michael Dell, aveva precisato qualche settimana fa su Fortune, come l’impatto del cloud computing e dei nuovi device mobili (smartphone e tablet) siano i vettori più importanti di cambiamento per il mercato e ha indicato la necessità che la sua “creatura” acceleri il processo di trasformazione da puro produttore di pc a fornitore di soluzioni e servizi, dove oggi la quota di mercato è ferma a un misero 1 percento.
Icahn resta titolare della quota che gli apparteneva e ha fino all’ultimo sostenuto che l’offerta del rivale era sottostimata.

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