Cloud Computing, il Politecnico "fotografa" l'Italia

Pubblicato il: 20/07/2012
Autore: Francesco Merli

I trend, i benefici, le controindicazioni, le paure sul Cloud computing analizzate dall'Osservatorio Cloud & Ict As a Service dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Nell'ultima ricerca sul Cloud Computing pubblicata dall'Osservatorio Cloud & Ict As a Service dalla School of Management del Politecnico di Milano - ricerca che ha coinvolto 130 Cio di grandi imprese italiane e 660 Responsabili IT relativi alle medie i piccole imprese italiane - emerge come le tecnologie Cloud siano ancora prevalentemente appannaggio delle grandi aziende, che lo adottano nel 67% dei casi, si dichiarano interessate nel 25% e non lo utilizzano o non hanno alcun interesse a introdurlo nell'8%.
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Tra le aziende sotto i 250 addetti, invece, solo il 22% dichiara di avere avviato progetti in tal senso, il 2% intende introdurli e il 76% non ne fa utilizzo. In entrambi i casi è il modello Private a prevalere sul Public (rispettivamente 48% contro 41% e 17% contro 5%).
Se andiamo nel dettaglio per il Cloud Public la prima voce di spesa è relativa all'acquisto di servizi di Infrastructure as a Service (IaaS) per 120 milioni di Euro mentre i servizi applicativi SaaS (Software Ss a Service) valgono 65 milioni, sebbene presentino i tassi di crescita più interessanti.
Ancora di nicchia i servizi Platform as a Service (PaaS) con spese associate pari a 10 milioni. Oltre il 95% della spesa è ad oggi sostenuta da imprese con oltre 250 addetti, nonostante le potenzialità e, pur a fronte di un crescente interesse, le piccole e medie imprese generano un mercato Public ancora poco significativo e quantificabile intorno agli 8 milioni.

[tit:Cloud computing: i benefici]
Secondo i dati della ricerca condotta dall'Osservatorio Cloud & Ict As a Service dalla School of Management del Politecnico di Milano i benefici derivanti dall'adozione di modelli Cloud si dimostrano rilevanti, non solo in termini di risparmio economico, ma anche per:scalabilità del servizio (57%), potendo allocare risorse potenzialmente infinite e sfruttare i benefici economici del fattore scala, senza una pesante esposizione economica legata all'acquisto e alla manutenzione delle infrastrutture IT:
- riduzione di complessità gestionale dei Data Center e dei sistemi applicativi (55%);
- riduzione degli investimenti richiesti a parità di soluzioni implementate (53%);
- maggiore flessibilità e tempestività nel far fronte alle richieste delle Line of Business (41%);
- continuità di servizio, sicurezza e affidabilità dei sistemi (37%);
- misurabilità e controllabilità dei costi (37%): i servizi di Public Cloud, disponibili on demand e pagati secondo la logica del pay-per-use, permettono di ridurre le risorse sprecate;
- possibilità di avere funzionalità costantemente aggiornate (35%).

Limitandosi alla sola stima di risparmio di costi e accontentandoci di stime prudenziali, i progetti di Public Cloud analizzati hanno portato a riduzioni del Total Cost of Ownership stimabili tra il 10 e il 20%, in funzione dell'ambito, della situazione di partenza e dell'efficacia dell'approccio di adozione.Analoghe stime di beneficio, sebbene subordinate a investimenti iniziali rilevanti e progetti di più lunga durata, possono essere fatte per il Private Cloud.
cloud-introduzione--1.jpgProiettando questi dati rispetto alla crescita del mercato ad oggi stimato dalle imprese del campione, il Cloud potrebbe comportare un risparmio cumulato entro il 2015 di circa 450 milioni di Euro, risparmio che potrebbe essere portato fino ad 1 Miliardo di Euro se si adottassero le migliori pratiche e ci si portasse a livelli di adozioni analoghi a quelli dei Paesi leader.
Anche solo dal punto di vista dei risparmi, si tratta di vantaggi troppo rilevanti per essere trascurati, risorse che potrebbero essere utilmente rimesse in circolo per l'innovazione.

[tit:Cosa frena l'adozione del Cloud computing]
Sempre secondo la ricerca del Politecnico di Milano le principali barriere che ne frenano l'adozione risultano la difficoltà di integrazione con l'infrastruttura già presente in azienda (40%) e l'immaturità dell'offerta e dei servizi (35%), seguite dai problemi legati alla compliance normativa (31%), dalla difficoltà nel quantificare costi e benefici derivanti dal ricorso alla modalità di erogazione As a Service (31%) e dalla criticità nell'implementare efficaci processi di controllo e misurazione per presidiare i livelli di servizio interni e del fornitore (25%).
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L'indisponibilità dell'infrastruttura di rete e alcuni timori relativi ad aspetti di sicurezza e privacy evidenziati dalle aziende che utilizzano servizi di tipo Public, risultano invece essere falsi miti: secondo i Cio interpellati, infatti, con modelli di Public Cloud si registrano minori casi di perdita di dati rispetto alla precedente soluzione presente in azienda e, in generale, vi è una maggiore continuità di erogazione del servizio.
Per quanto riguarda invece lo sviluppo del Cloud, le barriere non sono percepite a livello organizzativo e interno della Direzione IT, quanto piuttosto a livello tecnologico ed esterno.

[tit:Possibili scenari]
"Analizzando in modo approfondito le iniziative Cloud condotte dalle aziende italiane - commenta Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano - ci si accorge che il primo passo eseguito è generalmente nella realizzazione di un Cloud Privato. Ciò comporta una decisa accelerazione del percorso di virtualizzazione eseguito negli ultimi anni, per giungere ad una razionalizzazione e automazione dei Data Center".
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"Questo percorso è solitamente motivato dall'obiettivo di ottenimento di significativi risparmi, ma può essere considerato pressoché confinato ad un'evoluzione tecnologica, senza comportare quindi significativi cambiamenti nella modalità di realizzare e governare i Sistemi Informativi", conclude Mainetti.

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