Kroll Ontrack e la tecnologia SSD, percezione e falsi miti

Pubblicato il: 17/05/2013
Autore: Daniele Preda

Kroll Ontrack analizza gli scenari d'uso dei dispositivi SSD e rivela i dettagli di una indagine sulle abitudini d’uso e sulla percezione del mercato per quanto riguarda la tecnologia Solid State.

Kroll Ontrack, azienda specializzata nel recupero dati, ma non solo, ha incontrato la stampa per esporre i risultati di un’indagine effettuata su un campione dei propri clienti. Oltre a mettere in evidenza la percezione delle nuove tecnologie SSD, questa analisi permette di capire quale sia la vision degli utenti e dei professionisti in merito all’impiego di drive Solid State e le relative problematiche in materia di sicurezza e  recupero dati.
Ancora una volta, Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia ha illustrato le modalità operative e le percezioni di un mercato in netta evoluzione, confrontando i dati raccolti per il segmento SSD, senza dimenticare una tecnologia ancora notevolmente diffusa, quella dei drive magnetici.  
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-1.jpgPaolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack ItaliaLo scenario relativo al mercato, ai produttori e integratori di tecnologie SSD è oggi molto variegato, ne consegue che il recupero dati e l’accesso alle informazioni in caso di problemi può richiedere tempi più lunghi e lo sviluppo di tecnologie dedicate. 
Kroll Ontrack riscontra un costante interesse e un’apertura del mercato verso questa piattaforma e sta approntando soluzioni mirate che consentano data recovery per Solid State. La sfida è costituita dall’ampia varietà di soluzioni, di chip e moduli di memoria e, soprattutto da una moltitudine di firmware e revisioni proprietarie messe in campo da oltre 200 produttori di componenti e piattaforme SSD
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-4.jpgNumerose unità SSD per il mercato desktop sfruttano controller SandForce.L’adozione di specifici algoritmi e di soluzioni di crittografia interne, non direttamente correlate alla protezione del dato, ma scelta per una protezione a livello di chip, riducono le possibilità di recupero effettivo e possono allungare i tempi di lavorazione.
In caso di malfunzionamento di dispositivi con cifratura hardware con chiave proprietaria i dati persi non saranno recuperabili in alcun modo. Per un recupero efficace è indispensabile considerare numerosi parametri, tipicamente assenti nelle tecnologie di memorizzazione di tipo magnetico, adottate nei drive convenzionali. Si dovranno infatti ricostruire gli algoritmi utilizzati per memorizzare i dati e ricompilare la struttura dati adottata dal controller per la ridistribuzione dei singoli frammenti. Bisogna inoltre valutare un consistente allungamento dei tempi nel caso di configurazioni Raid e una effettiva mancanza di standard nella generazione dei protocolli di memorizzazione utilizzati da ogni singolo produttore.
Proprio per questa serie di motivi, il recupero dati, pur se possibile, costituisce una sfida anche per una società consolidata come Kroll Ontrack.

[tit:SSD, uso e percezione]L’analisi Kroll Ontrack comprende 320 clienti che hanno richiesto l’intervento della società per il recupero dati e hanno scelto di aderire allo studio. Nel complesso si tratta di figure professionali nell’ambito del territorio italiano.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-5.jpgLa prima osservazione che è possibile trarre dai dati raccolti riguarda la diffusione attuale di questo tipo di piattaforma. A fronte di un ridotto 16,6% di persone che non adottano sistemi SSD, è stata rilevata un’ampia percentuale di utenti che sono già passati alla nuova generazione di storage, con un uso del 38,4% a livello professionale, 9,4% in ambienti domestici e un 35,6% misto (casa e ufficio). Più nel dettaglio, a livello aziendale, i personal computer dotati di SSD sono al 50% macchine particolari, riferite a situazioni o personale specifico.
Interessante notare che il 20,3% delle unità sono integrate in sostituzione di vecchi drive guasti e il 9,3% degli intervistati ha già pianificato il passaggio verso gli SSD. La maggior parte dei soggetti (83,7%) identifica nelle prestazioni il principale vantaggio dei dispositivi Solid State, un valore seguito dall’8,8%, per quanto riguarda l’affidabilità, e dal 4,4%, per il risparmio di energia offerto.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-6.jpgLa durata e le aspettative di vita dei nuovi drive disorientano invece il campione di intervistati che, al 66,7% non sa quantificare la vita utile, dettaglio che viene percepito come un rischio per i dati. A seguire, sono identificate come problematiche le tematiche relative alla cancellazione sicura dei dati e all’impiego di un sistema di crittografia. In generale però vengono fatte stime positive per quanto riguarda l’aspettativa di vita degli SSD, con un 44,2% che pensa che possano durare come i comuni drive magnetici e un 35,1% che valuta addirittura superiore il tempo previsto di funzionamento. La possibilità di perdere i dati memorizzati su un SSD, rispetto a un disco convenzionale è perciò valutata entro il 24,8%. 
Nel complesso, tuttavia, circa il 67% delle aziende italiane considera il rischio di perdita dei dati da SSD uguale o superiore rispetto agli hard disk drive tradizionali.

[tit:SSD, miti e tecnologia]In questo contesto è bene sfatare alcuni miti e precisare gli aspetti tecnologici che si celano dietro al mondo degli SSD. 
Diversamente da un dispositivo meccanico, i dati sono scritti all’interno di blocchi, unità che costituiscono i singoli chip integrati sul PCB del drive e che sono a loro volta costituti da elementi basilari, le pagine, da 4 Kbyte o 8 Kbyte.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-3.jpgIl mercato SSD si sta ampliando progressivamente e non mancano soluzioni economiche, che si contrappongono a varianti molto costose per i mercati verticali, data center e server
L’enorme differenza di prezzo è analoga alla disparità delle tecnologie adottate. Per il mondo consumer sono di fatto utilizzate celle per la memorizzazione dei dati di tipo MLC e TLC, le prime convenienti e capaci di supportare molti cicli di scrittura, le altre molto economiche e poco durature. Di fatto un drive con tecnologia TLC può costare molto poco ed essere integrato a prezzi bassi, ma è bene tenere conto che simili dispositivi non potranno durare a lungo, soprattutto se usati intensamente.
Ad oggi, infatti, la problematica principale dei drive SSD riguarda la sensibilità delle celle alla scrittura. Sono infatti supportati cicli limitati di scrittura e ogni ciclo va a ridurre l’aspettativa di vita del device. Pertanto, l’adozione di celle di qualità scandente porterà a una possibile perdita di dati in tempi più ristretti, rispetto a chip di qualità. Se per il consumer sono adottati prevalentemente moduli MLC, il comparto server e professionale è solitamente servito da moduli SLC, Single Level Cell, molto duraturi e costosi (sono supportati oltre 100mila cicli di scrittura). In alternativa vengono adottati sistemi Enterprise MLC o eMLC, capaci di sostenere circa 30mila cicli, nettamente più affidabili, rispetto ai convenzionali MLC.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-7.jpgQuesta precisazione è indispensabile per valutare con criterio la qualità dei dispositivi che si stanno per acquistare, considerando opportunamente il ciclo di vita e le aspettative che sono attese da un determinato sistema di storage.
Detto questo, si possono demolire alcuni miti che ricorrono frequentemente quando si parla di SSD.
Ad oggi la tecnologia ha permesso netti miglioramenti rispetto a pochi anni fa, consentendone l’integrazione nei sistemi server e aumentando il periodo medio prima del guasto (MTBF) ai livelli dei dischi magnetici. Non si tratta perciò di una piattaforma inadatta per ambienti ad alte prestazioni, dove è richiesta elevata affidabilità nel tempo. Di fatto gli SSD non hanno una scarsa durata nel tempo, esistono varianti studiate per garantire migliaia di cicli. In conclusione, l’assenza di parti in movimento è certamente un vantaggio, in termini di rumorosità, vibrazione, consumi e calore, ma non impedisce agli SSD di guastarsi

[tit:Il futuro degli SSD]Kroll Ontrack ci ha fornito una visione sui volumi di drive Solid State che vengono sottoposti a esami nei propri laboratori. Di fatto il mercato SSD è in rapida ascesa e si è passati da poche milioni di unità distribuite nel 2009 a una previsione di quasi 200 milioni nel 2015.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-8.jpgIn questo lasso di tempo Kroll Ontrack ha analizzato l’incidenza delle lavorazioni sui dischi allo stato solido in camera bianca, osservando un aumento dal 2,1% del 2008, al 6,41% di fine 2012. Confrontando i dischi, SSD e HDD, lavorati dal 2009 al 2012 da Kroll Ontrack è possibile affermare che non sono riscontrabili particolari vantaggi derivanti dalla tecnologia Solid State, con pari unità trattate rispetto a quelle introdotte nel pari periodo.
Nel complesso si parla di una tecnologia ancora molto giovane, che sta conoscendo una diffusione in questi anni, dove mancano standard per alcuni comparti e non esiste un’esperienza d’uso a lungo termine che superi i 6 anni. In quest’ottica non si può perciò parlare di piattaforma matura, dato che sono già previste ulteriori sconvolgimenti futuri nell’approccio costruttivo di base. Si tratta di applicazioni dei prossimi anni, che prenderanno forma nel prossimo decennio e risolveranno alcuni problemi che possiamo già intravedere oggi, come l’instabilità su grandi capacità (circa 16 TByte) e tempi di latenza molto alti, sempre in rapporto a capacità elevate.
In tutto questo rimane un’ulteriore sfida per le aziende e le società che vogliono proteggere i propri dati. Attualmente infatti, gli standard di cancellazione sicura, studiati per rimuovere i dati dai supporti di storage, non sono applicabili agli SSD. Nonostante cicli di cancellazione ripetuti e l’applicazione di comandi nativi per la cancellazione, in alcune prove condotte dal Non-volatile Systems Laboratory si è comunque riusciti a recuperare l’1% dei dati memorizzati.
kroll-ontrack-e-gli-ssd-il-futuro-e-i-miti-2.jpgLo studio di innovativi sistemi per la cancellazione sicura è al vaglio degli esperti, ma attualmente costituisce un punto critico per gli SSD, dispositivi per i quali, questa procedura non è garantita e non è certificata
In un mercato in continua mutazione, dove hard disk convenzionali, SSD e drive ibridi stanno andando ad occupare ogni spazio, sia a livello professionale, sia domestico, il futuro delle unità Solid State è ancora tutto da definire e gli aspetti da migliorare sono molti. 
Già oggi, tuttavia, è possibile approcciare questa tecnologia con fiducia, avendo l’accortezza di valutare le proposte disponibili sul mercato, considerando costi, performance e durata nel tempo con particolare attenzione.

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