Ict Trade, bisogna condividere un’idea di futuro

Pubblicato il: 27/05/2013
Autore: Barbara Torresani

Niente guerre né muri. Bisogna rimboccarsi le maniche e non piangersi adosso per rilanciare l’Italia puntando sulla forza propulsiva della Digital Technology. Senza perdere di vista i valori veri quali rispetto, onestà intellettuale e coraggio per fare sviluppo e creare un futuro diverso.

La dodicesima edizione di Ict Trade, chiusa nei giorni scorsi, la Special Edition tenutasi quest’anno a Milano, ha lasciato un segno di cauto ottimismo, che viene dalla consapevolezza che la Digital Technology può aiutare il Paese Italia ad andare verso un futuro, purché lo si faccia insieme, credendoci fino in fondo.
E’ vero: siamo in guerra; non si può non riconoscere il momento di forte criticità che sta attraversando l’intero comparto. L’aria che tira è pesante: crisi finanziaria, instabilità politica, blocco della PA,... Siamo tornati agli stessi valori di spesa Ict del 1999. Non credo che ci sarà la ripresa nel 2014, occorre tenere il fiaict-trade-bisogna-condividere-un-idea-di-futuro-1.jpgto fino al 2015. Ma niente è perduto. Noi la guerra non la vogliamo fare; possiamo superare l’empasse se ci si sforza tutti di uscire dalla propria ‘confort zone’...Occorre investire per non essere investiti, bisogna agire per cambiare, non ci si può aspettare che lo facciano altri. Mancano valori quali il rispetto, l’onestà intellettuale, l’impegno. Sono comunque convinto che il sistema quando vuole riesce a essere coeso. E l’Ict, intesa nella nuova accezione di Digital Technology, può essere veramente asset strategico per fare sviluppo e andare verso un futuro diverso. Occorre però trovare tutti insieme un’intesa per costruire un sistema riconosciuto e riconoscibile dal mercato. Non alziamo dei muri, ma creiamo ponti. Il ponte non separa e porta verso strade nuove”. Questo in sintesi il messaggio di apertura di Maurizio Cuzari, patron dell’evento e AD di Sirmi, a cui hanno fatto seguito quelli di amministratori delegati di multinazionali del settore e di aziende italiane 'illuminate' che sono state in grado di innovare nel Belpaese.E' “pensiero diverso” quello di Gianpiero Lotito, fouder della startup FacilityLive che parla di cambiamento possibile, ricordando l’estate del 1993,  un momento critico di crisi economica, con la  lira svalutata del 30% sul marco. “Oggi sta succedendo quello che succedeva allora. E’ una guerra. Allora era una vera rivoluzione, momento di rottura molto forte, non solo un passaggio evolutivo ma un cambiamento totale. Oggi invece siamo in una situazione di ‘evolutionary’ – rivoluzione guidata da un’evoluzione che non cambia completamente le cose; forse è più pericolosa, rischia di toccare l’intero sistema Paese e non solo le singole aziende. E’ però in situazioni come queste, in cui si ha paura, che si è più attenti alle opportunità.
La sfida di FacilityLive è quella di affermarsi in ambito big data in un contesto internazionale. “Non solo ci stiamo provando ma ci stiamo anche riuscendo. Il cambiamento che arriva dall’informazione è radicale: apre la possibilità di attaccare il mercato internazionale con una vista diversa, proponendo tecnologia innovativa con idee nuove. Di realtà come la nostra in Italia ce ne sono molte; molte hanno idee seminali forti che non riescono a scalare perché non trovano un sistema che li aiuti. Noi  italiani possiamo competere nel mercato internazionale. Dobbiamo però crederci e avere coraggio”.

Categorie: Notizie

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