Microsoft, Windows Server e System Center per un cloud senza frontiere

Pubblicato il: 12/07/2013
Autore: Piero Macrì

La trasformazione del data center in una prospettiva as a service. Intervista a Clare Henry, Technical Product Marketing Director Windows & System Center

L’annuncio della Preview di Windows Server & Sytem Center 2012 R2, la cui general availability è prevista per l’inizio del prossimo anno, mette in evidenza - così come enfatizzato a Madrid nel corso dell’edizione europea di Teched di Madrid da Brand AndersonVice President of Windows Server & System Center - quanto sia essenziale per Microsoft proseguire nell’evoluzione e consolidamento di una strategia Cloud OS. "Le due componenti costituiscono un unicum integrato - dice Clare Henry, Technical Product Marketing Director Windows & System Center - e devono essere visti come elementi abilitanti la trasformazione del data center in una prospettiva as a service". Da qui l’equazione: “Windows Server + System Center = Cloud OS”.
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Windows Server e System Center sono gli ingredienti per trarre vantaggio dal paradigma del cloud attraverso più opzioni, pubbliche (Azure o service provider) e private. E’ bene però sottolineare - aggiunge Henry - che ciascuna di queste opzioni non è mutuamente esclusiva, ma possono e devono coesistere.
L’ambiente cloud Microsoft e le risorse sottostanti forniscono la possibilità di adottare un modello pull-back: allocare risorse applicative e di servizio su Azure e nello stesso tempo permettere, qualora lo si valuti vantaggioso, rilocare quel servizio on premises. "La cosa di cui ci stiamo rendendo conto è che le organizzazioni tendono a differenziare il loro approccio al cloud in base a motivi di interesse e vantaggi specifici. Si investe su molteplici fronti: può avere senso acquisire infrastrutture e servizi Azure o di service provider, così come può avere senso investire nel build di cloud private. Quello che si sta evidenziando da parte delle aziende, afferma Henry, è la capacità di poter avere una grande flessibilità nel deployment delle applicazioni e nella disponibilità di infrastrutture. Nello stesso tempo si richiede un’altrettanta efficiente integrazione tra le diverse risorse utilizzate”.
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Quello prospettato da Henry è un ambiente multicloud senza barriere dove il provisioning può essere esercitato coerentemente con l’efficienza e i vantaggi che ciascuna componente, pubblica o privata, può mettere in gioco. Ecco, quindi, che diventa di assoluta importanza avere la capacità di spostare i diversi workload tra le differenti cloud, Azure, on premises o service provider. “Cloud è sinonimo di flessibilità e ciò significa che il cliente deve poter sfruttare la piattaforma più adatta in riferimento a quanto richiesto in termini applicativi e di business. Azure o il service provider – continua Henry - possono essere la risposta  corretta nel caso si desideri avere un rapido deployment di un servizio relativo a una campagna di marketing. In questo caso difficilmente un’azienda vuole mettere in discussione il proprio data center e preferisce acquisire infrastruttura esterna”. Per Henry avere questa libertà di scelta significa poter ragionare sul modo migliore per essere competitivi riducendo altresì i costi di approvvigionamento tecnologico.

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