Pagamenti della PA, siamo a 88 giorni ben lontani dai 30 previsti dalla legge

Pubblicato il: 21/11/2014
Autore: Redazione ChannelCity

Lo sottolinea il Presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, evidenziando come si è ancora lontani dal traguardo previsto dalla normativa in vigore dal primo gennaio 2013 che recepisce la Direttiva 2011/7/UE e fissa a 30 giorni il termine per i pagamenti nelle transazioni commerciali.

“Da gennaio a settembre 2014, in Italia, registriamo qualche miglioramento sul fronte dei tempi di pagamento della Pubblica amministrazione nei confronti delle piccole imprese fornitrici di beni e servizi. In 9 mesi si sono accorciati, in media, da 104 a 88 giorni. Ma restiamo distanti dal termine dei 30 giorni imposto dalla legge”.
Lo sostiene il Presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, presentando il rapporto sull’attuazione della Direttiva 2011/7/UE contro i ritardi di pagamento, in base a una rilevazione di Confartigianato condotta da Ispo su un campione di piccoli imprenditori che vantano crediti commerciali verso gli Enti pubblici.
Il Presidente Merletti ha presentato i dati a Bruxelles, ad un evento promosso dalla Commissione europea sull'attuazione della Direttiva Ue sui tempi di pagamento.
“Nonostante l’accelerazione – sottolinea il Presidente Merletti - siamo ancora lontani dal traguardo previsto dalla normativa in vigore dal primo gennaio 2013 che recepisce la Direttiva 2011/7/UE e fissa a 30 giorni il termine per i pagamenti nelle transazioni commerciali. Soltanto il 15% degli imprenditori intervistati da Confartigianato dichiara di essere stato pagato entro il termine previsto dalla normativa. Mentre appena l’8% delle imprese sostiene di non aver ancora riscosso il credito. In crescita, invece, dal 12% al 19% la percentuale di imprese che segnala comportamenti anomali da parte della Pa: tra questi la richiesta di ritardare l’emissione delle fatture, la pretesa di remissione delle fatture, la contestazione pretestuosa dei beni e servizi forniti alla Pubblica Amministrazione”.
Il sondaggio Confartigianato mostra che gli Enti pubblici più virtuosi sono le ASL che a settembre riescono a saldare le fatture in 75 giorni, rispetto ai 106 giorni rilevati a gennaio 2014. Più lenti i Comuni con 89 giorni rispetto ai 104 di gennaio. 
Peggiore, rispetto alla media nazionale, la situazione nel Mezzogiorno dove la PA impiega 108 giorni per saldare le fatture alle imprese (erano 122 a gennaio 2014). L’area del Paese che ha visto la maggiore diminuzione dei tempi per saldare le fatture è il Centro, passato dai 117 giorni del 2013 ai 96 di settembre 2014.
Il Nord, pur registrando una contrazione più ridotta, resta la zona d’Italia in cui la Pubblica amministrazione è più virtuosa, tra 79 e 81 giorni i tempi medi di pagamento, nonostante superi la soglia dei 30 giorni. 
Il problema dei ritardi di pagamento rispetto al limite legale è diffuso tra tutte le aziende, ma particolarmente sentito tra quelle del settore costruzioni, dove solo l’8% delle imprese viene pagato entro i 30 giorni dalla fatturazione.
Le cose non migliorano nei rapporti commerciali tra privati: per il 36,6% delle imprese i tempi di pagamento si sono allungati, a fronte del 50% di imprenditori che non hanno rilevato cambiamenti, mentre appena il 13,9% dei creditori rileva un calo dei tempi per il saldo delle fatture.
“Le nostre imprese – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti - hanno bisogno di certezze sul diritto a veder finalmente onorati i loro crediti. Una volta risolto definitivamente il problema dei debiti accumulati in questi anni, per evitare che il fenomeno si ripeta occorre finalmente adottare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti verso la PA”.
“La compensazione, prevista tra i criteri della legge delega di riforma fiscale - spiega il Presidente di Confartigianato - rappresenta la strada più semplice per restituire risorse e serenità agli imprenditori. Confartigianato la indica da tempo. Si tratta di fare leva proprio sulla doppia veste dello Stato: esattore e pagatore, consentendo agli imprenditori la compensazione tra i crediti che vantano nei confronti della Pubblica amministrazione con le imposte e i contributi da pagare al Fisco. Parliamo di una somma di 26 miliardi che equivale ai versamenti allo Stato effettuati in un anno dalle imprese fornitrici di beni e servizi alla Pa. Questa operazione equivarrebbe a una iniezione di liquidità, servirebbe ad allentare la morsa che schiaccia gli imprenditori e aprirebbe finalmente la stagione di rapporti di fiducia tra Stato, Regioni, Enti locali e imprese”.

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