PA, manca una strategia per il Cloud

Pubblicato il: 27/05/2015
Autore: Piero Macrì

Difficile lavorare in una logica progettuale di trasformazione complessiva. Il pericolo è informatizzare l'inefficienza, afferma Sante Dotto, direttore di Consip.

Cloud computing e Pubblica Amministrazione è uno dei temi caldi legati al Forum della PA in corso a Roma in questi giorni, un tema non certo banale.
“In Italia siamo in una fase di transizione, vi sono iniziative virtuose, ma sono spesso isolate e non condivise. E’ necessario un coordinamento più puntale - afferma Alessandro Piva dell’Osservatorio del Politecnico -  altrimenti il tutto è destinato a fallire. Al di là delle linee guida che sono state definite manca un forte indirizzo a livello centrale. Gli enti sul territorio hanno iniziato a porsi il problema di razionalizzazione, innovazione, riduzione della spesa ed efficientamento a livello soprattutto infrastrutturale e talune volte anche applicativo. Esiste soprattutto una collaborazione di tipo verticale per singola amministrazione, più rara invece una collaborazione orizzontale sia a livello di amministrazione centrale che locale. Occorre valorizzare le best practice esistenti, favorirne il riuso”. 
Sante Dotto, direttore progetti per la PA di Consip condivide l’analisi dell’Osservatorio: “Vi sono iniziative un po’ a macchia di leopardo che hanno consentito di sperimentare una serie di approcci e di tecnologie. Nell’ultimo quinquennio – aggiunge Dotto - la spesa ICT della PA è stata di 26 miliardi di euro, una cifra significativa, che però è stata ina larghissima misura utilizzata per gestire l’esistente".
"Vi sono iniziative che navigano nella difficoltà nel portare a sistema l’utilizzo di certe tecnologie in assenza di condizioni economiche appropriate. Tutto questo è inevitabile in assenza di una vera strategia. Il tutto si traduce in una impossibilità di lavorare in una logica progettuale di trasformazione complessiva. Accade quindi che all’interno dei sistemi informativi si informatizza l’ineffficienza, poiché non viene ripensato il processo a monte". E’ questo uno dei punti più dolenti rilevati da Dotto. Ora serve una revisione progettuale dei processi.

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