PA, l'Open Source è una priorità

L’input di privilegiare le architetture aperte è sancita non solo dall’Agenda Digitale, ma anche dagli ultime decreti governativi e gare Consip.

Autore: Gianni Anguilletti*

Le più recenti iniziative istituzionali hanno ulteriormente chiarito come la strada dell’Open Source sia la scelta da privilegiarsi per la Pa italiana, conformandosi così a una tendenza ormai in atto in numerosi altri Paesi. In questo scenario sono state elaborate una serie di indicazioni, contenute nel Codice per l’Agenzia Digitale, che hanno messo le basi al concetto di “Open by Default”, ossia all’obbligatorietà da parte delle entità appartenenti alla Pa italiana di favorire soluzioni Open Source a soluzioni commerciali, come indicato dall’Articolo 68, comma1. A questo si aggiunge il vincolo di scegliere soluzioni che consentano di lavorare con formati aperti, come indicato dall’Articolo 68, comma3.
Va sottolineata, inoltre, la novità introdotta dall’emendamento del Senato al Decreto del Fare, che sancisce la necessità di acquisire prioritariamente prodotti Open Source rispetto a quelli commerciali, come indicato dall’Art. 13-bis del decreto al comma 2, che specifica: “Qualora vi siano prodotti open source che non comportino oneri di spesa, il ricorso ai medesimi prodotti deve essere ritenuto prioritario”.
Quale ulteriore agevolazione al processo di adozione delle tecnologie open source nella Pa, a  dicembre  sono state definite dall’Agenzia per l’Italia Digitale, attraverso la circolare n. 63/2013, le Linee Guida per la Valutazione Comparativa prevista dall’art. 68 del D.Lgs. 7 marzo 2005 n. 82 “Codice dell’Amministrazione Digitale” che chiariscono in base a quali principi le pubbliche amministrazioni dovranno preferire soluzioni di tipo open source rispetto a quelle proprietarie, salvo condizioni di impossibilità che dovranno comunque essere motivate. 

I servizi It della Pa in modalità cloud

In questo scenario si vanno delineando alcune iniziative concrete mirate ad ammodernare le infrastrutture informatiche attraverso le quali la Pubblica Amministrazione gestisce i propri servizi ai Cittadini ed alle Imprese.
Sui servizi di cloud computing si sta puntando per costruire il futuro tecnologico Enti Pubblici, come dimostrato dall'attività dell'Agenzia Digitale e da una recente iniziativa di Consip che, a fine 2013, ha pubblicato i termini di un'importante gara per la razionalizzazione dei sistemi informativi delle PA sia a livello centrale che locale, puntando a ottenere 3 miliardi di euro di risparmi proprio grazie all’erogazione di servizi IT in modalità cloud.
La gara mira a definire un contratto-quadro per la distribuzione di tecnologie e applicazioni legate alle infrastrutture informatiche, alle piattaforme digitali per la fornitura di servizi a cittadini e imprese, all’interoperabilità per i dati e la cooperazione applicativa, aumentando al contempo la sicurezza dei sistemi gestionali pubblici. Tutto questo si affiancherà ai data center pubblici di eccellenza e a quelli regionali già esistenti, che potranno a loro volta avvalersi del cloud per gestire picchi elaborativi o per altre esigenze gestionali.
Quattro sono i lotti nei quali è suddivisa la gara, che ha un valore complessivo di poco inferiore ai 2 miliardi di euro su una durata di cinque anni. Nel primo lotto sono compresi tutti i tipi di servizi cloud, da quelli IaaS per la fruizione di risorse remote virtuali a quelli PaaS (Platform-as-a-Service) per l’erogazione alle PA di servizi middleware per lo sviluppo, test e messa in opera delle applicazioni, per arrivare al Software-as-a-Service per l’utilizzo di applicazioni legate alla gestione e conservazione dei documenti, alla collaborazione, alla produttività individuale, alla comunicazione unificata e all’analisi dei dati. Gli altri lotti riguardano la gestione delle identità digitali e della sicurezza applicativa, l’interoperabilità dei dati e la realizzazione di portali e servizi online. 

La posizione privilegiata di Red Hat

Alla luce delle caratteristiche e dei requisiti richiesti da Consip e da quanto ribadito dalla circolare n. 63/2013, Red Hat si propone a buon titolo come partner ideale per il supporto allo sviluppo dei servizi in modalità cloud descritti nel bando di gara.
La Red Hat Cloud Infrastructure si propone proprio di offrire gli elementi fondativi per costruire e gestire cloud “ibridi” in logica Infrastructure-as-a-Service (IaaS), utilizzando prodotti aperti, interoperabili e di facile gestione come Red Hat Enterprise Linux OpenStack PlatformRed Hat Enterprise Virtualization e Red Hat CloudForms. Su queste basi, Red Hat ha costruito il paradigma dell’Open Hybrid Cloud, che permette di disegnare blueprint infrastrutturali e applicative in maniera “agnostica” rispetto alla piattaforma sottostante.
Quest’ultima logica soddisfa appieno le esigenze di implementazione di una piattaforma completa di erogazione dei servizi in ambiente aperto, con le caratteristiche di flessibilità e integrazione con quanto già esistente, in base a quanto descritto nel bando di gara. Red Hat Enterprise Linux, che funge da base di molte soluzioni Red Hat, si presenta come l’ambiente ideale per la garanzia di sicurezza richiesta da quanto delineato nel secondo lotto, mentre le tecnologie di integrazione proposte con il middleware JBoss (Enterprise Application Platform, Brms, Bpm, Fuse, Data Grid) offrono gli strumenti più efficaci per favorire la realizzazione di Service-Oriented Architectures, l’interoperabilità e lo scambio di dati fra Pubbliche Amministrazioni, nonché per lo sviluppo di soluzioni di content management e di portali riassunti nei due lotti rimanenti.

*Country manager di Red Hat Italia

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