Channel City Magazine n64 anno 2017

I responsabili marketing delle aziende IT molto spesso abusano del neologismo “green IT” per i propri prodotti, per le proprie aziende, poi arriva il verdetto di Greenpeace che pubblica, per il 19esimo anno consecutiv

Autore: Redazione ChannelCity

I responsabili marketing delle  aziende IT molto spesso abusano  del neologismo “green IT” per i  propri prodotti, per le proprie aziende,  poi arriva il verdetto di Greenpeace che  pubblica, per il 19esimo anno consecutivo,  la “Guide to Greener Electronics” ovvero la  ‘pagella’ di chi è più ‘verde’, che assegna  i voti alle aziende che eff ettivamente  si impegnano per realizzare un mondo  sempre più pulito e sostenibile e si scopre  che il marketing mette in luce quello che  effettivamente oggi non è.

Le valutazioni presenti all’interno della  Guide to Greener Electronics riguardano  ben 17 big dell’IT che messi insieme nel solo  2016 hanno generato - a livello di emissioni -  qualcosa come 103 milioni di tonnellate  di CO2. Le valutazioni complessive - su  una scala da A a F, dove per quest’ultima  significa il peggiore - emergono dalla media  di diversi punteggi che sono condensabili in  tre categorie: energia (capacità di riduzione  dell’emissione dei gas serra attraverso  il ricorso a fonti rinnovabili e innovativi  processi di effi cenza); consumo di risorse  (uso di materiali riciclati e progettazione  sostenibile) e sostanze chimiche ovvero  l’eliminazione dei prodotti dannosi sia per  quanto riguarda i processi di fabbricazione,  sia dai prodotti stessi, e la trasparenza sul  loro utilizzo.

La valutazione globale peggiore  (valutazione F) viene assegnata da  Greeenpeace alle cinesi Xiaomi, Vivo e  Oppo, oggi tra le protagoniste del mercato  globale degli smartphone, seguite a ruota  dal gigante Amazon.

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