Il 2026 tra escalation, rincari, shortage e licenziamenti

Il “turbolento” inizio del 2026 non risparmia nessuna azienda, nessun comparto, dispiegando parecchie incognite economiche-commerciali.

Autore: F.M.

Periodo non certo semplice questo primo trimestre del 2026. Se da una parte i continui e massicci investimenti in AI portano con sé nuove prospettive tecnologiche, dall’altra aprono profonde crepe nel mondo delle aziende IT. Infatti, contrariamente a quello che fino a qualche mese fa prevedevano i vari guru di mercato, stiamo assistendo a un massiccio ridimensionamento di personale nelle aziende tech.

Nel solo mese di gennaio sono stati annunciati tagli per circa 110.000 dipendenti, il dato peggiore dal 2009. Un trend che purtroppo continuerà anche nei prossimi mesi. Un esempio su tutti: è di questi giorni l’annuncio da parte di Oracle che prevede di lasciare a casa quasi 30.000 dipendenti.

Il “turbolento” 2026 non risparmia nessuna azienda, nessun comparto, dispiegando parecchie incognite economiche-commerciali. Sempre in questi giorni il Nikkei Asia, un sito ben informato sulle dinamiche IT, riporta che Intel e AMD hanno comunicato ai propri clienti l’imminenza dei rincari su tutta la linea Cpu, con aumenti medi compresi tra il 10% e il 15%.

Lievitazione di prezzi che si abbatte anche verso altre componenti hardware come gli SSD, le memorie (in verità alcune aziende IT stanno anche iniziando a pensare di aumentare i prezzi del software). Inoltre, i tempi di consegna dei vari prodotti si stanno dilatando pesantemente.

La causa di tutte queste cose sta anche diventando strutturale, dovuta specialmente alle pressanti richieste delle aziende che devono alimentare le infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Tutto questo ha però anche un deciso risvolto negativo, verso il basso, mettendo in crisi il classico mercato PC. A tal proposito alcune fonti ben accreditate fanno sapere che nel secondo semestre del 2026 la disponibilità di Cpu per il mercato PC sarà inferiore a quella rilevata nei primi 90 giorni. Alcuni manager di aziende IT confermano questa tendenza, sottolineando che la forbice tra domanda e offerta si sta allargando e continuerà a farlo nei prossimi mesi.

A già tutto questo pesante trend di mercato si inserisce prepotentemente l’allargamento del conflitto nell’Area del Golfo, sia per quanto riguarda le diverse aree geografiche interessante, sia per quello che potrebbe ulteriormente succedere a livello economico, ma non solo. Non è sfuggito a nessuno il recente attacco da parte dell’Iran contro un Data Center AWS in Bahrein. Se questo dovesse essere solo l’antipasto, potrebbero sorgere ulteriori problemi alle Big Tech USA in quelle specifiche e strategiche aree. Ricordiamo che sono presenti, a vario titolo, aziende come Amazon, Microsoft, Google, Meta, Oracle e altre, dichiarate dalle forze militari iraniane “obiettivi legittimi”. In questo conflitto, prima volta nella storia, le capacità predittive generate dall’intelligenza artificiale stanno ritagliandosi un ruolo fondamentale nell’aiutare a colpire i vari obiettivi. E tutto questo è in mano alle Big Tech statunitensi.


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