Sarah Scazzi: Michele Misseri cambia versione e accusa la figlia Sabrina

Michele Misseri fornisce un'altra versione dellla scena dell'omicidio, più particolareggiata delle precedenti, accusando senza mezzi termini la figlia Sabrina, che "secondo le parole del padre" avrebbe strangolato con una cinta la cugina Sarah.

Autore: Redazione ChannelCity

Sabrina è agitata, sveglia suo padre che sta dormendo: "Papà scendi, è successo un macello". "Cosa hai combinato?", risponde il padre quando arriva in garage e vede il corpo di Sarah Scazzi esanime, per terra. "Non urlare, che sta arrivando Mariangela", lo ammutolisce lei.
Così, inqueste poche frasi, Michele Misseri ricostruisce l'inizio di tutto. Era il 26 agosto, poco dopo le due del pomeriggio e il cuore della nipote Sarah, quindici anni, si era appena fermato.
"Io non l'ho ammazzata. Quando sono arrivato in garage stava già per terra, con la cinta al collo", sentenzia Michele Misseri. "Quale cinta?", gli chiede il pubblico ministero Mariano Buccoliero. "La cinta dei pantaloni", ovvero l'arma del delitto, sempre che Misseri stia raccontando il vero e non l'ennesima ricostruzione.
.Alla procura della repubblica di Taranto e ai carabinieri mancano ancora alcuni tasselli per comporre il puzzle di quel pomeriggio d'agosto ma, dettaglio dopo dettaglio, versione dopo versione, l'immagine sembra prendere forma. E Michele Misseri offre collaborazione. Come fece fin dalla prima confessione, la notte fra il 6 e il 7 di ottobre, spiegando a chi gli stava davanti che senza il suo aiuto nessuno di loro avrebbe mai trovato il pozzo con il corpo esamine di Sarah.
La sua presenza è stata fondamentale anche ieri. Misseri ha aggiunto nuovi dettagli dopo l'ultimo interrogatorio- fiume. Così eccolo tornare in via Deledda, al suo giardino, alla sua casa e al suo garage. E poi di nuovo al pozzo, passando per le campagne e fra gli ulivi.
La prima tappa è stata ancora una volta il garage. Si cercava la famosa cinta, una cintura in cuoio di colore bianco, 115 centimetri, precisa il verbale di sequestro. La cercavano in garage e invece alla fine Misseri si è ricordato di averla lasciata sulla sua Seat Marbella, sotto sequestro nel cortile dei carabinieri di Manduria.
E gli inquirenti ieri, dopo averlo visto mimare ogni gesto, si sono quasi convinti che davvero, come lui racconta, si è occupato da solo dell'occultamento del cadavere. Per far capire in che modo ha sollevato Sarah da terra e l'ha calata nel pozzo Michele ha preso in braccio un carabiniere più grande di lui. Per mostrare come ha coperto l'imboccatura ha sollevato invece un masso simile a quello con cui il 26 agosto la chiuse. Chiunque fra i presenti avrebbe avuto difficoltà a spostare quella pietra, lui è riuscito ad alzarla fino all'altezza della spalla e a buttarla in avanti, come fece il giorno del delitto. Per coprire meglio il tutto quel giorno usò delle sterpaglie, ieri ha mostrato in che modo e in che quantità. Ora le indagini riprendono dall'ennesima ricostruzioni fornita da Michele Misseri, in attesa di sentire la figlia Sabrina. 


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