Le ricerche su Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre 2010, dopo essere uscita da una palestra di Brembate Sopra, vicino a Bergamo, non sono ancora arrivate a una svolta e ci pensa una lettera anonima a dare uno scossone alle indagini.
Infatti, questa mattina una lettera anonima contenente un messaggio su Yara Gambirasio è stata recapitata alla redazione del quotidiano bergamasco l'Eco di Bergamo. Il testo del messaggio, scritto su un cartoncino nero formato A4 con lettere ritagliate, recita testualmente: "Yara è nel cantiere di Mapello. Ho paura".
La lettera, indirizzata alla redazione cronaca del giornale, è stata consegnata alla polizia. Gli agenti della scientifica hanno provveduto anche alla rilevazione delle impronte digitali. Nulla si sa sulla provenienza della missivaa, sulla busta c'era solo il timbro Milano Borromeo del 7 gennaio.
Intanto anche oggi decine tra carabinieri, poliziotti, guardie forestali e volontari, sono al lavoro in provincia di Bergamo, per il 43° giorno consecutivo, alla ricerca di Yara.
Questa mattina i militari, insieme ai volontari della protezione civile, sono tornati nella zona della ex colonia elioterapica di Brembate di Sopra dove stanno scandagliando il terreno con l'aiuto di un georadar.Il sofisticato macchinario, messo a disposizione dai carabinieri del Ros, consente di rilevare la presenza di eventuali anomalie fino a 12 metri di profondità, ma finora non sono stati trovati indizi riconducibili alla ragazzina.
Altre squadre sono invece impegnate sul colle della Maresana, a Ponteranica, alle porte di Bergamo. Nei prossimi giorni è previsto un incontro in prefettura tra forze dell'ordine, volontari e il sindaco di Brembate di Sopra per fare il punto della situazione sulle ricerche che a ormai un mese e mezzo dalla scomparsa non hanno ancora dato frutti.
Intando il cantiere di Mapello, a cui fa riferimento la lettera anonima arrivata al quotidiano Eco di Bergamo, non sarà, allo stato, nuovamente ispezionato.
Il dirigente della Squadra Mobile di Bergamo Gianpaolo Bonafini ha infatti spiegato che è "....già stato controllato in modo approfondito e più volte dai carabinieri", sin dai giorni successivi alla scomparsa di Yara.
Il cantiere a cui si riferisce la lettera, che è stata sequestrata dalla polizia, è quello dove lavorava Mohammed Fikry, il giovane marocchino fermato e poi risultato estraneo alla vicenda e in cui i cani, a qualche giorno dalla scomparsa di Yara, sembravano aver trovato tracce della ragazza.
Si tratta, ha spiegato Bonafini, di "...non replicare un' attività già svolta in modo approfondito" e gli investigatori torneranno quindi nel cantiere "...se sarà ritenuto utile e d'intesa con i carabinieri".
La lettera di oggi, hanno spiegato gli investigatori, è una tra le tante della "valanga" di segnalazioni anonime e non su dove si possa trovare la ragazza che è arrivata e probabilmente continuerà ad arrivare a Polizia, carabinieri, Procura, e alla stessa famiglia.
Già lo scorso dicembre una lettera di una medium, indirizzata alla famiglia, era stata sequestrata a Genova da dove era stata spedita. Nella drammatica vicenda hanno infatti fatto la loro comparsa anche medium e sensitivi che gli investigatori hanno comunque sentito per scrupolo come testimoni.Nel frattempo continuano anche i controlli sulle oltre 15.000 telefonate fatte a Brembate Sopra e dintorni la sera della scomparsa e anche tra le immagini delle telecamere dell'autostrada.
Studentessa modello alle Orsoline, Yara Gambirasio, è una promessa della ginnastica ritmica. Venerdì 26 novembre era andata come sempre ad allenarsi al centro sportivo che si trova a soli 700 metri dalla sua abitazione e non è più tornata.Nei giorni scorsi è stato anche prosciugato un pozzo, nei pressi di un cascinale, senza nessun riscontro, così come hanno setacciato altri luoghi adiacenti a Brembate Sotto le forze di polizia senza trovare nessun riscontro.
Come sono senza risultato anche i controlli effettuati nella cava di
Palazzago in cui aveva lavorato in passato il giovane marocchino residente a
Montebelluna, in provincia di Treviso. I problemi del ragazzo sono iniziato a caua di una frase pronunciata al proprio telefonino che i traduttori avevano interpretata come "Che
Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io", traduzione che poi si è rivelata errata.
Nelle indagini sono ora coinvolti anche due persone, italiane, di cui già si parlava nel corso delle prime indagini ma per ora non si sa nulla di più.
Alle ricerche partecipa anche la community di Facebook con un fitto tam tam mediatico.