GDPR, a chi tocca pagare il conto?

Pubblicato il: 03/04/2018
Redazione ChannelCity

Un'interessante analisi a cura di Bitdefender a poche settimane dall'entrata in vigore del General Data Protection Regulation (GDPR).

Il Parlamento e la Commissione Europea hanno posto in essere dei nuovi regolamenti per la protezione dei dati, volti a proteggere il diritto degli individui a controllare come vengono usati i propri dati personali e a impedire alle aziende di rimanere invischiate in una complessa ragnatela normativa.
Il regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation Act, GDPR), adottato della Commissione Europea il 25 gennaio 2012, ha introdotto un nuovo quadro giuridico, composto da due proposte normative relative all'elaborazione e alla libera circolazione dei dati personali da un lato e dall'altro alla protezione degli individui quando i loro dati vengono utilizzati dalle autorità competenti nella lotta al crimine informatico.

La Commissione Europea ha tuttavia deciso che per restare al passo delle evoluzioni dell'era digitale fosse necessario rivedere questa normativa, rafforzando le tutele per il cittadino e il pacchetto di riforme ha posto fine al guazzabuglio di regole esistenti nei diversi stati membri dell'UE, che permettevano a ciascuna nazione di occuparsi del problema in base a leggi e normative interne, applicando il principio in base al quale tutti i cittadini europei devono godere degli stessi diritti in relazione ai propri dati personali.

Quali Denis Cassinerio.jpgsono le conseguenze per le aziende? Le aziende potranno approfittare dei vantaggi offerti dal mercato unico digitale (Digital Single Market, DSM), che garantisce regole uniformi in tutti gli stati membri dell'UE, indipendentemente da dove si trova la società” ha sototlineato Denis Valter Cassinerio, Direttore delle vendite regionale di Bitdefender per SEUR. “Avranno a che fare con un'unica autorità, evitando così di dover spendere denaro in consulenze per ciascuno dei 28 paesi membri” ha concluso Cassinerio.

Questo non solo assicura la certezza delle regole, ma semplifica anche notevolmente le procedure burocratiche, permettendo di prendere decisioni in modo più rapido e garantendo un maggiore profitto.
Un ulteriore vantaggio per le piccole e medie imprese è dato dal fatto che non dovranno comunicare le eventuali violazioni dei dati ai singoli individui, a meno che ciò possa mettere a repentaglio i loro diritti e le loro libertà.
Questa tuttavia può rivelarsi un'arma a doppio taglio e solleva potenziali dubbi sui criteri in base ai quali le aziende dovranno valutare l'esistenza di questo rischio.

Quali sono i vantaggi per gli utenti?
Gli utenti potranno trasferire i loro dati personali tra i diversi fornitori di servizi, grazie alla libera concorrenza all'interno della Comunità Europea.
Il maggiore controllo sui propri dati da parte degli utenti permetterà alle piccole aziende e alle start-up di accedere a quelle stesse informazioni più rapidamente e di competere con i colossi della protezione dei dati proponendo una migliore esperienza utente.
A loro volta gli utenti potranno scegliere tra un numero maggiore di provider, senza doversi preoccupare di come i loro dati verranno trasferiti o di come verranno trattati dal nuovo fornitore di servizi.

Chi paga il conto? Si stima che avere a disposizione un unico corpo normativo sulle modalità di utilizzo dei dati personali possa portare a un risparmio complessivo di 2,3 miliardi di euro, poiché le aziende non dovranno più conformarsi alle regole di 28 stati diversi. La riduzione dei costi sembra essere stata la ragione principale alla base della riforma. Nel complesso, nonostante la revisione tuteli senz'altro la privacy e i dati degli utenti, è anche strutturata in modo da incoraggiare le aziende dell'UE a espandersi, a crescere e a innovarsi.

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