GDPR, la CNA vuole la proroga (per le sanzioni)

Pubblicato il: 18/04/2018
F.M.

Dura nota del Presidente della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa, Daniele Vaccarino: “L’Italia deve assolutamente seguire l’esempio di altri paesi che hanno deciso di concedere alle imprese un congruo periodo transitorio prima di applicare le sanzioni".

La scadenza del 25 maggio, giorno che entrerà in vigore il nuovo il nuovo Regolamento sulla Protezione dei Dati (Gdpr), si avvicina e inizia il fuoco di sbarramento delle organizzazioni aziendali. La CNA, la Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa, prende posizione sul tema delle sanzioni, che impone alle aziende che non rispetteranno le nuove norme, esattamente valide in ciascuno dei paesi europei, multe fino a un massimo di 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo a livello mondiale.
“Artigiani e piccole imprese ancora una volta sotto il tallone della burocrazia. Se non saranno attuate adeguate contromisure l’impatto delle norme sarà estremamente complicato da gestire. Parliamo di tutela della riservatezza e delle pesantissime sanzioni che tra poco più di un mese, il 25 maggio, colpiranno tutte le imprese che non si saranno adeguate al complesso – e per molti aspetti cervellotico - Regolamento europeo sulla privacy (Gdpr)”. Lo afferma il Presidente della CNA, Daniele Vaccarino.
daniele vaccarino cna

“Le imprese si stanno preparando a tappe forzate a questi nuovi obblighi – prosegue Vaccarino - avendo sul collo la scadenza del 25 maggio, una scadenza blindata con la minaccia di pesantissime sanzioni per gli inadempienti. Purtroppo a nessuno, fra i nostri burocrati, è venuto in mente che il sistema Paese, se c'è una cosa di cui non ha bisogno, sono nuovi lacci, lacciuoli, scartoffie e quindi ulteriori costi, non produttivi, che colpiscono artigiani e piccole imprese, cioè quanti ogni giorno si dedicano alla creazione di lavoro e ricchezza diffusa. Ancora una volta la macchina burocratica rema contro”.
“L’Italia deve assolutamente seguire l’esempio di altri paesi – conclude Vaccarino – che hanno deciso di concedere alle imprese un congruo periodo transitorio prima di applicare le sanzioni. La riservatezza è un diritto fondamentale dell’uomo ma non si può certo accusare gli artigiani, le micro e le piccole imprese di lederlo. Il caso Facebook insegna alla politica e alla burocrazia italiane, colpevolmente silenti mentre si avvicina la fatidica data del 25 maggio,  che vanno cercati altrove i  nemici della privacy. Occorre fermare a tutti i costi questa nuova tempesta in arrivo. E’ necessario un no forte e chiaro alle sanzioni previste dal 25 maggio”.

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