Andamento PIL meglio del previsto, ma comunque recessione tecnica confermata

Pubblicato il: 05/03/2019
Redazione ChannelCity

Secondo gli ultimi dati ISTAT il quarto trimestre 2018 si è chiuso con una contrazione del PIL a -0,1% sul trimestre precedente e invariato sul quarto trimestre 2017.

Secondo l'ultima proiezione rilasciata dall'ISTAT alla fine del quarto trimestre del 2018 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e ha segnato una variazione praticamente nulla nei confronti del quarto trimestre del 2017. Per cui dati migliori rispetto alla variazione congiunturale del PIL diffusa sempre da ISTAT lo scorso 31 gennaio 2019 dove era risultata negativa dello 0,2% mentre quella tendenziale era pari a +0,1%.
pil_ok.JPGIl quarto trimestre del 2018 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017. La variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,1%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,1% dei consumi finali nazionali e dello 0,3% degli investimenti fissi lordi mentre le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dell’1,3%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per +0,1 punti percentuali alla crescita del Pil: +0,1 punti sia i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, sia gli investimenti fissi lordi e contributo nullo della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Per contro la variazione delle scorte ha contribuito negativamente sottraendo 0,4 punti percentuali alla variazione del Pil.
L’apporto della domanda estera netta è risultato pari a +0,2 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria, diminuiti rispettivamente dell’1,1% e dello 0,5%, mentre il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dello 0,1 percento.

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