Coronavirus, le prime stime sull'economia cinese non fanno ben sperare per l'economia globale

Pubblicato il: 03/02/2020
Redazione ChannelCity

Con il blocco della produzione in Cina è ragionevole attendersi una reazione a catena in tutti i Paesi che contano significativamente sulle importazioni dalla Cina. Pertanto ci si può attendere un calo della crescita del PIL molto significativo nel primo trimestre del 2020.

La possibile fine della guerra dei dazi tra il colosso cinese e l'amministrazione americana, che aveva preannunciato un possibile balzo in avanti per l'economia cinese - e di riflesso per l'economia dei paesi occidentali sta naufragando di fronte all'emergenza globale determinata dalla diffusione del Coronavirus. E che questa non sia più una sensazione iniziano a evidenziarlo gli esperti di mercato che ci dicono che..."l'impatto a breve termine sull'economia cinese potrebbe essere molto più importante di quanto avvenuto nel 2003 con l'epidemia della SARS". Oggi l'intera Cina è di fatto un paese paralizzato dalle misure adottate dal governo centrale, basti vedere che le vacanze per il Capodanno Cinese sono state estese di 10 giorni in 14 province, agglomerati che nell'insieme producono il 69% dell'intero PIL nazionale. Un esempio su tutti: ai tempi dalla SARS non furono adottati provvedimenti che impattarono l'economia dal lato dell'offerta a simili livelli.

Secondo le analisi di Fabrice Jacob, CEO di JK Capital Management, affiliata di La Française: "...la crescita del PIL sarà colpita da un drastico calo non solo nei consumi, ma anche nella produzione, e questa è una novità. Se il prolungamento delle vacanze dovesse essere esteso, sarebbe ragionevole attendersi una reazione a catena in tutti i Paesi che contano significativamente sulle importazioni dalla Cina. Pertanto ci si può attendere un calo della crescita del PIL molto significativo nel primo trimestre del 2020".
"I dati ufficiali del 
PMI manifatturiero di febbraio saranno atroci (il 50,0 a gennaio per l'indice ufficiale e il 51,1 per l'indice Caixin, erano stati calcolati prima del lockdown)", conclude il CEO di JK Capital Management.

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