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Yara, le indagini proseguono anche con uno speciale radar

Dopo che Mohammed Fikri, il giovane tunisimo precedentemente indiziato numero uno nelle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio, è risultato estraneo ai fatti, le indagini ripartono da zero. Ora si cerca la ragazzina nei cantieri anche con il Georadar, uno strumento che permette di analizzare le strutture in cemento armato e rintracciare ogni anomalia.

Tecnologie & Trend
Mentre non è ancora stato trovato il corpo di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre 2010, dopo essere uscita da una palestra di Brembate Sopra, vicino a Bergamo, e dopo che Mohammed Fikri, il giovane tunisimo precedentemente indiziato numero uno nelle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio, è risultato estraneo ai fatti, le indagini ripartono da zero.
Per la prima volta sono stati aperti anche ai giornalisti i cancelli del grande cantiere del centro commerciale di Mapello che da quasi due settimane è di fatto uno dei centri nevralgici della ricerche di Yara Gambirasio.
I carabinieri hanno voluto mostrare il funzionamento del georadar, il macchinario dei Ros di Roma che permette di analizzare le strutture in cemento armato e rintracciare ogni anomalia. Attraverso un sistema di onde che rimbalzano (proprio come un normale radar) può mostrare anche in tre dimensioni ogni oggetto fino a dodici metri di profondità. Si cerca insomma di capire se, nel caso in cui Yara sia stata uccisa, il suo corpo possa essere stato nascosto in una delle gettate di cemento effettuate nel cantiere tra la sera della scomparsa e la mattina succesiva. Il meccanismo è stato utilizzato negli ultimi tre giorni nel cantiere di Mapello, ma verrà usato anche in altri cantieri della zona.
Studentessa modello alle Orsoline, Yara Gambirasio, è una promessa della ginnastica ritmica. Venerdì 26 novembre era andata come sempre ad allenarsi al centro sportivo che si trova a soli 700 metri dalla sua abitazione e non è più tornata. In questi ultimi due giorni numerose squadre di vigili del fuoco hanno anche yara-il-gip-non-chiede-la-carcerazione-del-tunisin-1.jpgprosciugato un pozzo, nei pressi di un cascinale, senza nessun riscontro, così come hanno setacciato altri luoghi adiacenti a Brembate Sotto le forze di polizia senza trovare nessun riscontro.
Senza risultato anche i controlli effettuati nella cava di Palazzago in cui aveva lavorato in passato il giovane tunisino residente a Montebelluna, in provincia di Treviso.
I problemi del ragazzo sono iniziato a caua di una frase pronunciata al proprio telefonino che i traduttori avevano interpretata come "Che Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io", traduzione che poi si è rivelata errata.
 Nelle indagini sono ora coinvolti anche due persone, italiane, di cui già si parlava nel corso delle prime  indagini ma per ora non si sa nulla di più.
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Alle ricerche partecipa anche la community di Facebook con un fitto tam tam mediatico.
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