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Scomparsa Yara, su Facebook monta la protesta

Mentre le indagini stanno orientandosi verso il tunisino bloccato a bordo di un traghetto diretto a Tangeri, su Facebook monta la protesta. Da una parte si invoca la pena di morte dall'altra si invita a non fare di ogni erba un fascio.

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Mentre non è ancora stato trovato il corpo di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni, scomparsa il 26 novembre 2010, dopo essere uscita da una palestra di Brembate Sopra, vicino Bergamo e mentre le indagini stanno orientandosi  verso il tunisino bloccato a bordo di un traghetto diretto a Tangeri, su Facebook monta la protesta. Da una parte si invoca la pena di morte dall'altra si invita a non fare di ogni erba un fascio.
I post su Facebook stanno però crescendo ora dopo ora: "Ci vorrebbe la legge del taglione" oppure "Lasciatecelo in piazza a Brembate" o ancora: "Noi non abbiam mai cercato niente, loro vengono qui a rubarci il lavoro e violentarci le donne". "Basta stranieri inn Italia", "Siamo stufi degli stranieri". questi sono solo alcuni dei messaggi che si moltiplicano di minuto in minuto. In molti, come spesso succede di fronte a situazioni come quella di Brembate Sopra, invocano pene capitali, linciaggi e lasciano spazio anche a commenti razzisti e xenofobi.
"Io prima difendevo sempre gli extracomunitari ma adesso dopo aver sentito e visto tutti i guai che combinano... tra marocchini, rumeni, albanesi, ecc mi sto ricredendo sempre di più" commenta Lucia.
Ma c'è anche chi invita a non generalizzare. Fatima, ragazza immigrata che abita in Italia non ci sta e esorta di non fare di ogni erba un fascio, ricordando quanto era precedentemente accaduto ad Avetrana. I toni salgono: numerosi anche  coloro che si indignano rifiutando ogni tipo di affermazione razzista: "Basta qualunquismi", "Guardatevi le statistiche sugli omicidi", intervengono Emanuela e Sara. Insomma il Web, come spesso accade, fotografa la "situazione italia".
yara-gambirasio-un-tunisino-fermato-mentre-si-acce-1.jpgYara, studentessa modello alle Orsoline, è una promessa della ginnastica ritmica e venerdì 26 novembre era andata  - come sempre -  ad allenarsi al centro sportivo che si trova a soli 700 metri dalla sua casa.
Nelle ultime ore prima del tramonto numerose squadre di vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile, con il supporto di diverse unità cinofile, hanno perlustrato i boschi e i campi di granoturco che si stendono nella zona dietro il campo sportivo di Ambivere. I vigili del fuoco hanno anche prosciugato un pozzo nei pressi di un cascinale.
Senza risultato anche i controlli effettuati nella cava di Palazzago in cui aveva lavorato in passato il fermato, un tunisino 23enne, e non marocchino come precedentemente pareva essere, residente a Montebelluna, in privincia diTreviso.
Il tunisino, interrogato nel corso della notte e poi ancora fino al primo pomeriggio di oggi in carcere dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, ha continuato a negare di avere a che fare con il delitto. L'uomo è' sottoposto a fermo per sequestro di persona e omicidio, anche se nell'intercettazione telefonica che lo ha incastrato diceva alla fidanzata "Che Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io". Non e' escluso quindi che nelle indagini possa essere coinvolta una seconda persona, l'italiano di cui si parlava gia' nel corso della scorsa notte.
Nel corso dell'interrogatorio sostenuto in carcere, secondo le poche indiscrezioni trapelate, il giovane avrebbe "fornito le sue giustificazioni". Sembra che i sospetti si fossero indirizzati nei suoi confronti quando l'uomo si è assentato dal lavoro nei giorni successivi alla scomparsa di Yara. L'uomo lavorava proprio nel cantiere del centro commerciale di Mapello dove i cani avevano più volte condotto gli investigatori. Accertamenti sono tuttora in corso sull'eventuale presenza di complici.
Intanto sale la tensione in paese e emergono i primi segni di intolleranza contro gli straniere a Brembate Sopra.

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