Approvate le modifiche al Decreto Romani

Pubblicato il: 05/02/2010
Irene Canziani

Alessio Butti (Pdl) spiega il nuovo testo del Decreto Romani: le misure riguardano esclusivamente i servizi on demand. Nessun controllo preventivo e nessuna responsabilità ai provider che ospitano contenuti generati dagli utenti.

Dopo molte polemiche, il decreto Romani cambia volto. La Commissione Lavori Pubblici del Senato ha approvato un testo di emendamento al provvedimento che apporta alcune modifiche sostanziali.
Il nuovo testo, presentato dal relatore Alessio Butti del Pdl, viene incontro ad alcune richieste espresse dal presidente dell'Agcom Corrado Calabrò e chiarifica alcuni punti sulle misure relative al web. "Nessuna censura e nessun controllo preventivo. La libertà della Rete resta intatta", ha commentato Butti.
Ma vediamo, nel dettaglio, le specificazioni e i cambiamenti introdotti.
Prima di tutto il nuovo testo charisce meglio cosa si intenda per "media audiovisivi", vero oggetto del decreto: le nuove misure riguardano esclusivamente i servizi on demand, che, spiega Butti, "riproducono la televisione senza però dover rispettare i vincoli che invece hanno i broadcaster". Sono quindi "salvi", contrariamente a quanto si pensava, blog, portali di video amatoriali, giornali online e motori di ricerca.
In secondo luogo, viene specificata la situazione di quei portali che ospitano contenuti generati dagli utenti (è il caso, per esempio, di YouTube): per quanto riguarda questi siti "la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri".
Il controllo sui contenuti dovrà poi spettare all'Agcom, e non al Ministero come inizialmente ipotizzato, e l'autorizzazione sarà necessaria solo dopo la messa online del portale.
Rimangono invariati, invece, i punti relativi alla diminuzione dei tetti pubblicitari per Sky e all'assegnazione dei canali sul digitale terrestre.

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