MWC 2011, Eric Schmidt (Google) parla di Android, Nokia e web economy

Pubblicato il: 17/02/2011
Redazione ChannelCity

Intervenuto durante il keynote di Google al Mobile Wolrd Congress, Eric Schmidt ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni a proposito di Android, del recente accordo Nokia–Microsoft e della possibile prossima bolla speculativa che grava attorno ai social network.

Nonostante la sua carica di CEO all'interno di Google sia ormai agli sgoccioli, visto che a breve ssarà sostituito nel ruolo di CEO da Larry Page,  Eric Schmidt è intervenuto durante il keynote di Google al Mobile World Congress 2011 di Barcellona e ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti.
In primo luogo ha parlato del futuro prossimo di Android. Il top manager ha confermato che la prossima versione di Android, la cosiddetta Ice Cream Sandwich, fonderà in un unico sistema Gingerbread e Honeycomb. Schmidt però non ha aggiunto nessun'altra informazione. Nessuna data di rilascio è stata fornita.
Durante il suo intervento ha anche commentato il recentissimo accordo fra Nokia e Microsoft.
Schmidt ne è convinto: la scelta di Nokia di abbracciare Windows Phone 7 è stata coraggiosa, ma sostanzialmente sbagliata. Il top manager afferma che, nonostante la casa finlandese abbia deciso di scegliere Microsoft, la disponibilità di Google per una futura collaborazione rimane immutata. In pratica Schmidt rilancia a Nokia: se il connubio con Windows Phone 7 non dovesse portare i frutti sperati, Android rimarrebbe una scelta comunque possibile.
Dopo queste considerazioni sul mercato dei dispositivi mobile, Schmidt ha manifestato alcune preoccupazioni a proposito dell'attuale situazione in cui si trovano alcuni dei più grossi protagonisti del web degli ultimi anni.
Il CEO Google ha paura che molto presto potrebbe arrivare una "bolla speculativa", causata da altissime stime di valore attribuito ad alcune realtà del web che, seppur molto frequentate da utenti, non sembrerebbero avere né un sistema di business sostenibile. 
In particolare il riferimento è a Facebook, valutato 50 miliardi di dollari, Twitter, stimato recentemente attorno a 8-10 miliardi di dollari, e Groupon, entrato nelle mire della stessa Google, rifiutando un'offerta superiore ai 6 miliardi.

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