HPE Italian Summit 2018, il business si fa in partnership per essere digital-ready

Una due giorni densa di messaggi quella organizzata da HPE Italia nella moderna cornice di The Mall a Milano, per raccontare il nuovo corso aziendale con l’obiettivo di guidare i clienti nell’era  ‘data driven’, mettendo in campo il tridente - hybrid  IT, Intelligent Edge e servizi infrastrutturali PointNext - e facendo sempre più leva sui partner. Per loro un mondo di opportunità racchiuse in sei aree principali di trasformazione per un valore totale di 87 miliardi di dollari a livello mondiale

Autore: Barbara Torresani

Oggi l’identità di Hewlett Packard Enterprise è chiara. A tre anni dalla separation da HP Inc la configurazione finale dell’azienda è quella pensata dall’allora ceo Meg Whithman (da febbraio è Antonio Neri a guidarla, ndr) alle origini del viaggio di trasformazione nel 2015: l’azienda del futuro che apre nuovi orizzonti, snella, focalizzata e molto orientata a lavorare in partnership. E la strategia funziona, come racconta Stefano Venturi, Presidente e AD di Hewlett Packard Enterprise Italia durante la recente due giorni milanese HPE Italian Summit 2018 – HPE Partner Summit il primo giorno e HPE Reimagine il secondo – che ha visto la partecipazione di circa 900 persone – partner e utenti finali – nella moderna location The Mall, nel cuore della Milano dell’innovazione.
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Stefano Venturi, Presidente e AD di Hewlett Packard Enterprise Italia
Sono i numeri a parlare: se dal 1 novembre 2015 l’azione è passata dal valore di 8,64 dollari (l’1-11-2015) a 17,55 (il 22-05-2018) per una crescita del +103% sono le ultime due trimestrali a darne l’evidenza: il primo trimestre (chiuso a fine febbraio) è andato meglio del previsto su tutti gli indicatori in forte crescita in termini sia di fatturato che di profitto e il secondo è stato ancora migliore con un fatturato mondiale in crescita a doppia cifra del 10% (per un valore di 7.5 miliardi di dollari), con una super performance della regione Emea del +18% in termini di fatturato (Usa +2%, Asia Pacific + 11%), soprattutto nelle aree tecnologiche più innovative su cui l’azienda sta investendo: Hybrid IT a 6 miliardi di dollari (+ 7%) – con il computing a +6%, lo storage a +24%, data center networking a +2% e servizi PointNext  a +1% (un valore molto esteso tenendo conto che in molti mercati HPE è il player numero 1 nell’assistenza dei data center con un volume di fatturato molto alto); Intelligent Edge per un valore di 710 milioni di fatturato in crescita del +17% tra prodotti e servizi.
“Significa che la strategia della nuova HPE sta funzionando e clienti e partner ci seguono in quello che è il viaggio verso il futuro,” sottolinea Stefano Venturi. 
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La terza rivoluzione tecnologica
E’ il mondo della terza rivoluzione tecnologica che fa leva sull’asset dato e sulle tecnologie più innovative, che arriva dopo quella del world wide web e quella del social applicato alla mobility. Una tempesta perfetta: da una parte un’immensa disponibilità di dati e dall’altra le tecnologie innovative.
La nuova HPE opera in questo mondo con la missione di essere leader nelle infrastrutture tecnologiche, rendendo più semplice l’acceso ai dati, all’automazione e all’utilizzo dei Big Data Analytics. “I dati sono la nuova materia prima da cui estrarre valore: oggi ci sono circa 3,5 miliardi gli utenti Internet che nel 2020 diventeranno circa 6 miliardi e in quell’anno saranno 200 miliardi i sensori il cui compito è quello di trasportare i dati. Chi sarà in grado di raccoglierli, analizzarli, combinarli e correlarli in tempo reale in modo economicamente sostenibile rispetto al proprio business avrà una marcia in più rispetto ai concorrenti”, sostiene Venturi. E poi ci sono le tecnologie che richiedono nuove architetture per lavorare al meglio sui dati, in quanto quelle del passato non reggono l’evoluzione: “La riposta tecnologica corretta non sta infatti in reti e server più potenti e muscolosi che richiedono investimenti ingenti anche in termini energetici, ma in piattaforme rivoluzionarie in grado di operare in modo diverso rispetto al passato, rimarca.
E' ciò che oggi fa la nuova HPE, dopo la trasformazione che l’ha vista sganciarsi dal mondo pc, poi da quello software (ceduto a Micro Focus lo scorso settembre, ndr) e quello dei servizi e oggi nella configurazione definitiva sotto la guida di Antonio Neri – il primo Ceo interno all’azienda dopo 20 anni, un ingegnere cresciuto in HPE in grado di riportare l’azienda alle origini, quelle dell’innovazione con l’obiettivo di creare nuove categorie tecnologiche sul mercato: Vogliamo essere abilitatori del ‘nuovo’ per i nostri clienti e, in senso lato, per la società, facendo le migliori architetture attorno alla valorizzazione dei dati in combinata con l’Intelligenza Artificiale – l’automazione che sale di livello e non sostituisce l’uomo -  per ottimizzare i processi e i calcoli consentendo alle architetture di dare il meglio, partendo dalle infrastrutture tecnologiche su cui i clienti hanno investito, trasformando l’esistente: un lavoro enorme da fare nei prossimi decenni”.

Le punte del tridente
Una strategia che si articola su tre pilastri: essere leader nell’IT ibrida – combinando al meglio ambienti data center on premise e  cloud (finalmente una realtà); Intelligent Edge – il networking  per modernizzare la periferia, la fabbrica e il campus, che si fa intelligente a livello di wifi ma anche aggregando tutti i sensori IoT in modo sicuro; servizi PointNext, la componente di servizi infrastrutturali (la parte rimasta dalla cessione di EDS, ndr) per accompagnare il viaggio di trasformazione dei clienti, sempre meno servizi tradizionali e più servizi trasformativi peculiari sulla tecnologia, abbattendo i rischi e lavorando in stretta collaborazione con i business partner. In quest’ambito si inserisce la più recente iniziativa PointNext GreenLake, l’evoluzione dei servizi flessibili delle piattaforme di computing presso il cliente – una sorta di cloud che il cliente paga a consumo ora estesa a tutti i clienti per rispondere ai picchi di utilizzo delle infrastrutture.
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Il tutto in partnership:Il nostro modello di business si orienta sempre più verso una modalità indiretta di go-to-market perché per accelerare la messa a terra delle nuove tecnologie e dell’innovazione bisogna lavorare in maniera capillare con i partner che hanno investito in know-how, lavorando sul valore, non solo mettendo in casa tecnologie HPE e dei partner ma investendo sulle competenze”, motiva Venturi. 

Tecnologie per valorizzare i dati
Per assecondare questo disegno, i laboratori di ricerca e sviluppo HPE continuano a sfornare ritrovati tecnologici al fine di abilitare la valorizzazione del dato. Ne sono un esempio le tecnologie di High Performance Computing – alcuni clienti sul palco lo testimoniano come Eni, che di recente ha lanciato un data center HPC4 tra i primi 10 al mondo in ambito pubblico e primo in ambito privato ma anche il team di Formula 1 Red Bull – una tecnologia non solo ad appannaggio dei grandi centri di ricerca ma oggi più granulare e modulare applicabile in contesti medio-grandi e medi mettendo al centro l’intelligente artificiale, per far sì che il supercalcolo sia più veloce.
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Così come i computer di nuova generazione, a partire da Synergy, la ‘composable infrastructure’- pool di risorse fluide, Software Defined Intelligence e Api unificate - parte del progetto avviato tre anni fa ‘The Machine’ che traguarda il 2020 con l’obiettivo di ridisegnare il mondo del computing nella forma di in-memory computing, mettendo la memoria al centro e le Cpu in periferia, aprendo nuove frontiere per la Big Data Analytics. Un concetto già applicato nei Superdome Flex (di derivazione Silicon Graphics) arrivati a 48 terabyte di memoria live, con prototipi in laboratorio in grado di arrivare a 160 Terabyte“una memoria in grado di contenere i dati delle cartelle cliniche di tutto il pianeta terra“, dice Venturi in grado di aprire frontiere immense. La Nasa stessa utilizza la tecnologia supercomputing di HPE: ha iniziato a lavorare per la missione su Marte ridisegnando la parte di computing, portando la potenza di calcolo a bordo delle navicelle attraverso la tecnologia Apollo di HPE.
E poi ci sono le tecnologie afferenti l’area Mobile & Data Collection Engagement, relative a networking e sicurezza avanzati facendo leva sulle tecnologie di Aruba Networks con soluzioni di edge networking e utilizzo dell’AI che definiscono nuovi livelli di sicurezza integrata - sul palco il caso di MSC con le navi del 21 secolo -  in grado di offrire a bordo un’esperienza eccezionale con servizi digitali per i passeggeri e l’equipaggio.  

L’intelligenza artificiale, un acceleratore moderno
Tecnologie innovative
in cui si fa sempre più spazio il ricorso all’Intelligenza Artificiale (Venturi sul palco del secondo giorno accoglie Yape, il  sistema di consegna a domicilio a guida autonoma, un esempio di robotica fuori dalla fabbrica ideato da e-Novia, un'enterprise factory milanese con un piede nella Silicon Valley), che entra in molte delle innovazioni più recenti di HPE: è il caso di quella applicata nella Gen 10 dei server con l’impronta digitale sul firmware  o quella presente nella novità InfoShigt applicata anche allo storage grazie alla tecnologia Nimble per passare da un concetto di predictive maintanance dello storage a quello di proactive maintanance con risultati interessanti di abbattimento e risoluzione dei problemi e con l’idea di portare questa tecnologia su tutti gli elementi del data center per realizzare il concetto di Data Center Autonomo, nonché la tecnologia di derivazione di Niara in ambito sicurezza per la detection delle minacce che arrivano dai sensori.

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Stefano Venturi accoglie sul palco Yape, di e-Novia
Tutte tecnologie derivanti da acquisizioni non di mercati, per fare massa e accrescere il fatturato, ma di competenze, di intelligenza e intellectual proprerty per dare valore alle infrastrutture. Come le più recenti effettuate tra il 2017 e il 2018: Cloud Technology Partners per rafforzare la componente di Cloud Consulting Services (oltre 200 ingegneri), Cape Networks e Plexxi in ambito software defined per l'iperconvergenza della rete. 

Partnership first
E’ Paolo Delgrosso,  Channel & Alliance Sales Director Hewlett Packard Enterprise Italia, a  ribadire una volta di più la strategicità dei partner nel disegno aziendale in una logica oggi ‘Partnership first’, con lo spostamento sempre più forte verso i partner lungo tre declinazioni portanti: trasformazione – “HPE ritiene di essere l’azienda più adatta per guidare il processo di trasformazione dei clienti”; innovazione – “Un tema che permea la storia aziendale con l’obiettivo di sviluppare nuove tecnologie e soluzioni sempre all’avanguardia per creare nuove opportunità di business”;  crescita: “Il tutto con l’obiettivo di ampliare lo spettro di opportunità per crescere di fatturato, margini, nuove soluzioni e nuovi stream di fatturato e  competenze e allargare il mercato di opportunità da indirizzare”.

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Paolo Delgrosso,  Channel & Alliance Sales Director Hewlett Packard Enterprise Italia
Un ruolo che, come spiega Delgrosso, HPE sta portando avanti lavorando su vari fronti, passando dall’essere complessa a semplice e snella, cambiando anche i sistemi informativi; da lenta a veloce – “oggi la velocità fa la differenza”; da volume a volume+valore – “Nel valore c’è un margine differente per tutti"; da capex a opex & capex per rispondere al modello di IT ibrido; da azienda con caratteristiche tecniche ad azienda di soluzioni di business grazie alle partnership delle alleanze.

Iniziative locali per i partner
Tra le iniziative locali messe a punto da HPE per i partner in cui il vendor convoglia risorse e fondi ne spiccano tre di riferimento: HPE Channel Presales Academy, un percorso formativo in partenza dall’11 giugno prossimo (nel corso dell’anno ne sono previsti altri) aperto a tutti i partner per formare le figure presales, in collaborazione anche con i partner tecnologici, con l’obiettivo di accompagnarli  nell’apprendimento delle tecnologie più innovative per abilitare i processi di trasformazione. Della durata di sei settimane full time e suddiviso in quattro fasi, il corso è organizzato per massimo otto persone per sessione presso la sede HPE con tutor dedicati; HPE Channel Digital Marketing Academy (partita ad aprile da replicare nel corso dell’anno), un’iniziativa attraverso cui HPE punta ad aggiornare e dotare di strumenti innovativi le figure marketing del canale in una logica moderna; un marketing a 360 gradi che prevede una full immersion di due giorni presso HPE con contributi di consulenti esterni e in cui l’Italia fa da pilota per le altre country; HPE Innovation Lab (a gennaio è stato rinnovato il sito), l’iniziativa lanciata nel gennaio 2017 per un investimento iniziale di 10 miliardi di euro con l’obiettivo di portare la tecnologia a chilometro zero sul territorio a casa dei partner vicino ai clienti.
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Un'iniziativa di successo, ad oggi vanta 19 HPE Innovation Lab sul territorio destinati a diventare 21 entro settembre (aperture rispettivamente a giugno e uno a settembre), di cui quattro presso i distributori e 17 presso realtà partner per un investimento che oggi sfiora i 15 miliardi di euro: “E’ un progetto dinamico e in continuo divenire che coinvolge HPE e i partner in investimenti sulle tecnologie più innovative come quelle di Synergy, Simplivity e Nimble solo per citarne alcune, richiedendo persone dedicate e attività marketing, che ha sollevato molto interesse sul territorio. L’ambizione è quella di farli diventare poli di aggregazione e di know-how non solo per fare toccare con mano le nuove tecnologie ma per fare ecosistema e cultura sulla trasformazione”, afferma con orgoglio Paolo Delgrosso a cui va la paternità del progetto, oggi esempio virtuoso anche per altre country.  
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In arrivo ‘The Super 6’: un’opportunità di 87 miliardi tutta da cogliere
E le novità si arricchiscono ulteriormente: dal 29 maggio HPE ha svelato il programma ‘The Super 6’, un’iniziativa focalizzata su sei aree principali di trasformazione da indirizzare con i partner per un mercato dal valore potenziale pari a 87 miliardi di dollari:Un’opportunità immensa da cogliere per allargare il proprio raggio d’azione e abbracciare i processi trasformativi in atto aprendo nuove porte ed elevando il livello di conversazione con i clienti”, spiega Delgrosso. Queste le sei aree di trasformazione: Everything as a Service – 20 miliardi di total addressable market di opportunità legata alla formula ‘as a service’, spinta anche con PointNext GreenLake; Intelligent Edge (28 miliardi) per un’area che guarda alla gestione del dato in modo intelligente: ”Nei prossimi anni il 43% dei dati sarà gestito in modo intelligente all’edge, campus e fabbrica”; Blades Plus, 6 miliardi di opportunità legate ai nuovi data center e all’upgrade da sistemi della competition; Gen10 transition, al fine di accelerare il passaggio alla nuova tecnologia; Storage to flash“Siamo alla terza onda del  rinnovo tecnologico dello storage flash”Shift to software defined, un potenziale tecnologico pari a circa 5 miliardi di dollari che guarda alla frontiera del software e all’iperconvergenza, una tecnologia a misura di  PMI.
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Sei percorsi da seguire secondo Delgrosso lungo tre direttrici: continuità: “bisogna continuare a costruire laddove si procede con passo spedito dove si sono sviluppate le competenze senza fermarsi”; focus: “Fare i tutologi non paga, occorre specializzarsi ed essere leader nell’ambito di riferimento, operando in partnership”; velocità: La trasformazione digitale è ovunque e tocca tutti i comparti – per questo velocità e agilità fanno la differenza per competere e vincere”.

Servono cultura e competenze multidisciplinari e combinatorie
Un nuovo mondo in cui la cultura/competenze diventano sempre più fattore critico di successo; un tema che ha permeato la due giorni in tutti i suoi aspetti: “Oggi la tecnologia assume un nuovo valore e la trasformazione digitale diventa tema di business, sociale e politico. Da elemento di efficienza e quindi costo operativo diventa valore di business, non incrementale ma trasformativo che richiede una nuova cultura aziendale. I ruoli cambiano, quelli esistenti si trasformano e si configurano competenze e skill differenti. Nascono anche nuovi esperti della materia per essere digital-ready, sostiene sul palco Bianca F. Granetto, Manging Vice President, Garter.Oggi servono competenze di tipo combinatorio relative al digitale ma anche ai settori verticali – di tipo finanziario, di sviluppo, …” sottolinea Venturi, molto sensibile al tema tanto da averlo spinto anche a livello sociale portando HPE a sviluppare attività di coding nelle scuole in collaborazione con CoderDojo – solo nel 2017 sono state erogate 14 mila ore di lezione – contribuendo anche al progetto Alternanza Scuola-Lavoro coinvolgendo in prima persona i dipendenti aziendali – che con  permessi retribuiti  fino a 60 ore l’anno fanno attività di volontariato su varie iniziative tra cui Safe2Web e lo stesso CoderDojo. E poi c’è il programma FabLab@HPE, che nel 2017 ha coinvolto 2.000 ragazzi in un corso di due settimane su molteplici argomenti tra cui coding, pianificazione di budget, comunicazione, teamworking , … e una volta acquisite le competenze le traslano nella loro scuola dove perpetuare il progetto, trasferendo le conoscenze acquisite agli studenti di altri classi.

Una call to action: Innovazione, cultura, e tecnologia
Quella di Venturi in chiusura di prima giornata ai partner è una vera Call to action sull’onda della triangolazione virtuosa innovazione, tecnologia e cultura: “Insieme dobbiamo accelerare e investire nella trasformazione: più sarà veloce e diffusa in termini di innovazione tecnologica e di cultura per interpretarla al meglio e più saremo pronti e forti per affrontare ed accelerare la prossima ondata di trasformazione.