Red Hat Open Source Day 2018, l’open source si fa coi partner (video)

Pubblicato il: 10/12/2018
Barbara Torresani

Il modello di community e collaborazione per fare ecosistema, ideale per il canale dei partner al centro della recente edizione 2018 del Red Hat Open Source Day a Milano e Roma. I messaggi principali e i video della giornata: Gianni Anguilletti, Regional Director Italia Turchia Israele e Grecia, Red Hat, Antonio Leo, Manager Alliance, Channel & Territory Leader, Red Hat Italia e i due distributori: Tech Data (Vincenzo Baggio) e V-Valley (Luca Casini)

Red Hat Open Source Day è l’’Evento Open Source’ di riferimento per il mercato in Italia ma non solo; ogni anno chiama a raccolta migliaia di persone per approfondire una cultura sempre più diffusa e collaborativa alla base di scenari mission e business critical, paradigma di elezione per le frontiere innovative del futuro.
Un evento che quest’anno ha toccato 18 città in tutta Europa, dove sono state presentati più di 100 casi utente e a cui hanno partecipato oltre 20 mila persone, di cui oltre 3.500 in Italia nelle due tappe di Milano e Roma.
Nello specifico, la versione italiana ha visto 10 keynote nella sessione plenaria, 96 sessioni parallele incentrate su alcune aree tematiche innovative (Linux, container, virtualizzazione, microservizi, modernizzazione dell’IT, IoT, open hybrid cloud,  Devops, CloudDev, Business Automation & Security,…) e la presenza di 47 partner.
Un intenso momento di approfondimento ma anche di relazione e confronto secondo le logiche di ‘community’.   
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La vista italiana
Una filosofia collaborativa e partecipativa, in cui l’unione delle capacità è in grado di creare la forza collettiva per elevare il valore dell’innovazione senza lock in, alla base della storia aziendale che va mantenuta, sempre, nonostante tutto. Non si nasconde dietro un dito il cerimoniere della tappa italiana e padrone di casa Gianni Anguilletti, Regional Director Italia, Turchia, Israele e Grecia, nel salutare la platea a Milano a poche ore dall’annuncio dell’operazione Ibm, operazione che vede il gigante dell’IT mettere sul piatto 34 miliardi di dollari per acquisire Red Hat: “Il colore rosso continua a spiccare – dice Anguilletti. Troppo fresca la notizia per dettagliarla, le condizioni non lo permettono: si tratta comunque della più grande transazione nella storia del mercato software – paragonabile quasi a una manovra finanziaria italiana – che, sulla carta, riporta l’intenzione di lasciare a Red Hat la propria autonomia. Un binomio che punta a mettere sempre al centro il cliente”. E il richiamo a cui si rifà Anguilletti per spiegare l’operazione IBM-Red Hat è di tipo calcistico: Se siete nostri tifosi continuate ad esserlo, non rimarrete delusi: da domani potrete godere delle performance di una squadra solida con grande capacità di giocare sul campo in contesti mondiali in cui si innestano giovani talenti, creativi e innovativi. Un giusto amalgama di solidità e creatività per guidare la trasformazione digitale dei vostri clienti in direzione innovativa”.

Da  parte sua IBM porta a casa un vendor sempre più multiprodotto e multiservizio, protagonista di riferimento nel mercato Open Source e, in senso lato, nel mercato IT.   

Il futuro è ibrido e multicloud 
Con il pragmatismo che lo caratterizza, il cerimoniere e padrone di casa Gianni Anguilletti, Regional Director Italia, Turchia, Israele e Grecia, fotografa la situazione: un’azienda sana che nell’esercizio fiscale chiuso lo scorso 28 febbraio (FY2018 – anno solare 2017), ha raggiunto a livello globale i 2,9 miliardi di dollari di fatturato, in crescita del 21% sull’esercizio precedente. 

Tre le principali linee di sviluppo aziendale
, in termini di evoluzione tecnologica: completezza funzionale (mettendo a disposizione un portfolio infrastrutturale esteso, dal sistema operativo fino al cloud ibrido e multiplo passando da storage, virtualizzazione, sviluppo applicativo e integrazione, container & micro-servizi, API management e system & automation management), apertura (supporto dei maggiori hypervisor, middleware, S.O, … per lasciare libertà di scelta al cliente di adottare ‘in toto’ tutto il portafoglio o singole componenti), flessibilità (espressa dal mantra ‘any application, anytime and anywhere’ e oggi anche any container). Il tutto porta a una strategia definita Open Hybrid Cloud, collocabile in un disegno multicloud e che segmenta l’offerta in tre componenti:  soluzioni per l'Hybrid Cloud infrastructure, per le piattaforme applicative cloud-native e di gestione ed automazione. Oltre a questa Red Hat si focalizza anche sull'organizzazione intesa in termini di potenziamento e ampliamento dell’organico con nuove assunzioni e sviluppo delle competenze, così come da processi di verticalizzazione e segmentazione del mercato.  

La cultura fa la differenza
Oggi Red Hat Italia ha un team di 150 persone, di cui oltre un terzo sono ingegneri. “La ricerca non si fa solo in Silicon Valley; in Red Hat, anche in questo caso, è un cammino aperto e collaborativo dove tutti possono e devono mettersi in gioco”, rimarca Anguilletti. “Oltre al fatto di essere un’azienda che sviluppa di continuo e senza sosta una innovazione straordinaria, in Red Hat ci contraddistingue la convinzione che insieme si può andare oltre i propri limiti rendendo possibile l’impossibile in un mondo sempre più digitale”, enfatizza Anguilletti. E questo la squadra Red Hat lo fa dal #day1, tenendo fede ai valori fondanti dell’azienda in un corretto bilanciamento: libertà, coraggio, impegno e responsabilità.  

L'organizzazione è aperta
Un concetto di cultura ripreso da Michel Isnard, VP Sales EMEA di Red Hat, per spiegare il legame stretto che corre tra Digital Transformation e Open Organisation: ”La trasformazione digitale non è solo un modo diverso di concepire prodotti e servizi facendo ricorso a tecnologie e metodologie innovative ma riguarda soprattutto un cambiamento profondo di mentalità e cultura, che deve essere trasmesso a tutti all’interno dell’azienda. Un cambiamento che impatta tutti, nessuno escluso." 
Un processo di trasformazione che molte aziende a livello mondiale stanno valutando ma che è ancora al di là dall’essere realtà diffusa: Isnard cita una ricerca da cui risulta che il 90% delle aziende ha avviato progetti digitali ma solo il 16% di queste è coinvolto in modo profondo nella trasformazione: molte realtà sono ingaggiate in questo meccanismo ma non ancora pronte a scalare. 

L’IT ibrido e multiplo: configure, enable, engage...
Per farlo, secondo Isnard, occorre essere in qualche modo ‘disruptive’ rispetto al passato: “Red Hat lo è nell’industria IT da 25 anni da quando è stata fondata: molto prima di Tesla nel 2003,  airbnb nel 2008 e poi Uber, aziende che a loro modo sono state disruptive per i loro mercati. L’Open Source lo è, ed oggi ne è convinto anche Satya Nadella dopo che Microsoft per lungo ha snobbato questa filosofia. L’Open Source è la fonte di tutte le innovazioni tecnologiche e Linux è il fondamento della nostra proposizione che consente a qualsiasi azienda di intraprendere il viaggio digitale  per lo sviluppo di applicazioni e processi in modo fluido, automatizzato e sicuro. oggi il futuro è ibrido e multicloud". 


La formula proposta da Red Hat per muoversi in questo scenario è ‘Configure, Enable, Engage’: configurare le architetture facendo leva sull’open source, abilitare il tutto in modo ‘agile’, grazie anche a metodologie DevOps  senza dimenticare l'importanza di coinvolgere gli attori giusti. Si ritorna lì: il modello organizzativo vincente proposto da Red Hat è quello dell’azienda aperta in contrapposizione a quello dell’azienda tradizionale, che adotta un approccio bottom up e non top down, ottimizzata per l’agilità in ambienti dinamici, in cui vince la collaborazione, la condivisione di idee e problemi, la velocità per creare standard e la trasparenza. Tutti valori insiti in Red Hat. “Siamo partiti da Linux ma non ci fermiamo lì. Continuiamo a essere parte attiva delle community contribuendo a centinaia di progetti e arricchiamo di continuo la nostra offerta per aiutare le aziende a costruire il loro futuro  in una logica di ‘Open Hybrid Enterprise,” conclude Isnard.  
A rafforzare la tesi portata avanti dall’azienda sul palco di Roma sale Ashes Badani, VP & GM, Cloud Platforms, Red Hat: “Il cloud sta diventando il paradigma di fruizione dell’IT ovunque: e la versione ibrida è sempre più reale e diffusa". Secondo una recente ricerca, il 62% di un campione di aziende analizzato in Usa afferma che nel prossimo biennio utilizzerà ambienti cloud multipli. 
Un modello ricco di opportunità che vanno colte, secondo molti decision maker, per sviluppare nuove architetture operando in modo consistente tra molteplici cloud, modernizzare le infrastrutture e le applicazioni esistenti. Ed è qui che si indirizza Red Hat, con un peso crescente delle ‘emerging technologies’  – tra cui JBoss, OpenShift, il Cloud nelle declinazioni Iaas e Paas e lo storage.

Con il nostro portafoglio siamo in grado di guidare l’innovazione dei clienti favorendo il passaggio dalla virtualizzazione ai container, dal cloud ibrido a quello multiplo, la modernizzazione delle applicazioni e la gestione dei servizi cloud. Il cloud ibrido proposto da Red Hat è oggi la scelta vincente: rende l’esperienza semplice, al pari di quella con il cloud pubblico, attraverso update software ‘over-the air’ e un catalogo container, abilitandone la consistenza grazie a un corretto bilanciamento di innovazione, agilità e riduzione dei costi attraverso applicazioni cloud native e micro servizi, potenziando al contempo l’accesso a nuovi servizi cloud come AWS e Microsoft Azure”, spiega.   
Red Hat oggi è pronta per entrare nella terza era di Kubernetes che traguarda non più applicazioni datate su più cloud, ma nuove e automatizzate, in un mondo cloud ibrido, passando da infrastrutture ibride a piattaforme cloud convergenti. “Ed è questa la nuova frontiera software capace di ridisegnare ogni tipo di industria. E ancora una volta Red Hat c’è.”  

I partner sulla strada 'open'
Uno scenario ricco di opportunità per tutti, soprattutto se la logica che sottende il modello è quello della community e della collaborazione. La forza di Red Hat oggi sta nell’avere per prima abbracciato questo paradigma IT e dall’altra sul poter fare leva su un ecosistema di partner tecnologici e di canale. Il viaggio verso il futuro va costruito insieme, allineati per guidare la trasformazione digitale dei clienti.
Qui nei video la strategia lato canale di Red Hat e il ruolo dei distributori Tech Data e V-Valley.

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