Pure Storage, l’Intelligenza Artificiale fa bene al canale

Pubblicato il: 14/01/2019
Redazione ChannelCity

Matthieu Brignone, Head of Eema Channel and Alliances di Pure Storage interviene sull’evoluzione del Canale nel 2019 mettendo al centro l’ Intelligenza Artificiale per ottenere il massimo dai dati.  Occorre però sfatare alcuni miti per creare valore

Nell’era digitale il ruolo dei dati è sempre più strategico: catalizzano la crescita e l'innovazione delle aziende, e hanno la capacità di trasformare il modo in cui esse operano e come supportano i clienti.
Da un un recente studio commissionato da Pure Storage al MIT Tech Review Insights emerge che i dati sono un aspetto talmente importante delle ‘operations’ che quattro leader su cinque nell’area Emea affermano che il loro lavoro sarebbe impossibile senza di essi. Per contro, il volume crescente dei dati è sempre più difficile da gestire e e la velocità con cui vengono generati è in costante aumento.
Secondo IDC, nel 2025 la mole di dati prodotti dall’Internet delle cose (IoT) sarà pari alla quantità complessiva di tutti i dati generati nel 2020.
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Per fare fronte a questa situazione Pure Storage ritiene che l’'Intelligenza Artificiale possa giocare un ruolo di primo piano, come rileva la ricerca secondo cui l'82% degli imprenditori ritiene che cambierà il modo di pensare ed elaborare i dati. Un’AI in grado di aiutare le imprese ad ottenere il massimo dai dati per cui un’opportunità da cogliere per il canale su cui però ci sono ancora molti da sfatare. Un aiuto in questo senso viene da Matthieu Brignone, Head of Emea Channel and Alliances di Pure Storage, che ne ‘smonta’ tre. 

Mito 1: l'AI è una tecnologia del futuro
L'Intelligenza Artificiale non è un concetto futuristico né tanto meno una tecnologia fantascientifica; l’AI realtà. Tuttavia, nel ricercare soluzioni di AI, i clienti possono perdersi nei meandri di applicazioni troppo all'avanguardia e in una terminologia scientifica complessa. Per contrastare questo fenomeno, il Canale deve essere in grado di mostrare casi utente con risultati concreti. Molte di queste tecnologie sono nuove, il che implica nuove competenze e terminologie con le quali confrontarsi.
“Il nostro studio ha rilevato che il 37% dei leader aziendali considera la mancanza di risorse formate come una barriera all'adozione delle tecnologie di intelligenza artificiale, e con la ben nota carenza di competenze in ambito tecnologico, questo è un problema che non sembra destinato ad essere superato tanto facilmente”, chiarisce Brignone. Per affrontare questa situazione è necessario che il Canale investa sulla formazione a partire dal proprio personale.  
“I rivenditori devono garantire che i propri team siano pienamente formati e competenti in materia di AI, in modo da poter consigliare/educare e aiutare i clienti ad assumere decisioni più consapevoli. I percorsi di formazione dedicati all’AI devono partire ora in modo da poter supportare i clienti nel miglior modo possibile nel breve e nel lungo periodo. Meglio preparare quindi i propri team attraverso training sul campo e accertarsi che siano composti da figure professionali idonee a comunicare i benefici di queste tecnologie ai vari livelli - che si tratti di C-Suite, IT Manager o anche di data scientist”, dice.  

Mito 2: Hollywood e la realtà dei casi d’uso
La percezione dell'Intelligenza Artificiale deriva spesso da come viene presentata attraverso i media. “Prendiamo ad esempio i film di Hollywood; il concetto di ‘rivoluzione robotica’ contribuisce a far sì che le persone ci pensino due volte prima di esplorare le possibilità dell'AI. In realtà il termine è oggi usato in riferimento a tecnologie come l'automazione, il Machine Learning e il Deep Learning. Questo è ciò che vediamo oggi nell’industria, dove compiti che richiedono un ampio dispiego di tempo vengono eliminati grazie a tecnologie che consentono di elaborare grandi quantità di dati ad enorme velocità”, spiega. pure storagematthieu brignone
Matthieu Brignone, Head of Emea Channel and Alliances di Pure Storage
Nell’ambito dell’assistenza sanitaria, per esempio, l'AI viene utilizzata per la diagnosi e l'analisi di grandi quantità di dati in pochi secondi - attività che richiederebbero giorni se svolte dal personale - aiutando a curare malattie precedentemente ritenute incurabili. Ci sono innumerevoli altri esempi di tecnologie che hanno un impatto positivo in quasi tutti i settori. Nel mondo assicurativo l’AI consente di analizzare le immagini di auto incidentate o di danni alla proprietà per fornire una stima istantanea per la liquidazione di un sinistro, e in alcuni paesi, i negozianti stanno applicando l'AI al video per riconoscere e comprendere meglio il comportamento dei clienti. “I partner di Canale devono essere in grado di dimostrare le reali applicazioni dell’AI, dall'automazione al Machine Learning e i benefici che possono portare alle imprese. Creare delle demo per i clienti è un ottimo modo per farlo. Solo quando le aziende potranno osservare casi utenti reali e le implicazioni di queste tecnologie, saranno inclini ad adottarle. Poter osservare da vicino casi studio di queste tecnologie aiuterà inoltre i dirigenti aziendali a farne comprendere appieno i benefici all’interno delle proprie aziende”, afferma Brignone.  

Mito 3: Cambiare lavoro
Spesso si pensa che l'AI possa togliere il lavoro alle persone, come dice per esempio lo studio del Centre for London sostiene che a Londra entro i prossimi 20 anni quasi un terzo dei posti di lavoro potrebbe essere potenzialmente svolto da macchine. Tuttavia, laddove ci sono delle sfide ci sono anche delle opportunità; si deve ragionare in termini di valorizzazione e non di sostituzione. Molti studi infatti evidenziano i benefici che l'AI avrà sulla forza lavoro, come Gartner che indica che l'AI creerà effettivamente più posti di lavoro. “Le aziende dovrebbero focalizzarsi su come l’AI possa accrescere e migliorare i ruoli aziendali - ed anche in questo caso, il Canale può svolgere un ruolo importante. I rivenditori possono offrire programmi di istruzione e formazione su queste nuove tecnologie, non solo per garantire che l'azienda possa utilizzare queste tecnologie al massimo del loro potenziale, ma anche per dissipare le preoccupazioni che riguardano l'AI. E’ questo genere di servizi che posizionerà i rivenditori come veri e propri partner commerciali.”   

L'AI non è poi così lontana e sta portando un impatto positivo concreto: “Come ogni innovazione tecnologia porta con sé opportunità e sfide. Molti business leader si rivolgeranno ai propri partner di canale per essere guidati attraverso di essa. Se i rivenditori di canale riusciranno a informare i clienti circa i benefici dell'AI, dimostrarne l'impatto sulla vita reale e comunicare a tutti i livelli aziendali, allora potranno aiutare le aziende nel loro percorso di trasformazione digitale”, conclude Brignone.
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