La Regione Lombardia lo scorso 26 maggio ha approvato una legge specifica per la regolamentazione dei data center che entrerà in vigore il 20 giugno 2026. Però, come spesso succede, non mancano già alcune criticità, che in questo spazio proverò a sintetizzare
La Regione Lombardia lo scorso 26 maggio ha approvato una legge specifica per la regolamentazione dei data center che entrerà in vigore il 20 giugno 2026. Sebbene in ritardo rispetto ad altri paesi europei è la prima normativa organica di questo tipo in Italia, visto che proprio l’area lombarda vede ospitare 67 dei 168 data center attivi in Italia e che da sola la regione raccoglie circa il 63% delle nuove richieste di insediamento a livello nazionale. Un mercato in grande crescita con investimenti importanti, che nei prossimi cinque anni vedrà allocazioni di denaro per 22 miliardi di euro in Italia, di cui circa la metà, 11 miliardi, destinati proprio al territorio lombardo.
Però, come spesso succede, non mancano già alcune criticità, che in questo spazio proverò a sintetizzare. La prima riguarda il consumo di suolo. Se da una parte la Regione dichiara di voler favorire il recupero delle aree dismesse, emerge che le aree davvero idonee per progetti di grandi dimensioni in Lombardia sono davvero poche, spesso poco servite da infrastrutture elettriche adeguate capaci di connessione ad alta tensione come invece richiede l‘implementazione di un moderno data center. La nuova legge, poi, non impone vincoli reali, si limita a indicare ‘preferenze’ e ‘indirizzi’, lasciando agli operatori ampi margini per aggirare lo spirito della nuova norma, e a chiedere comunque 'l’uso del suolo 'agricolo’, monetizzandolo, alla faccia della rigenerazione, e generando conflitti tra le diverse amministrazioni locali.
La seconda criticità riguarda le diverse autorizzazioni, soprattutto ambientali, che fanno capo ai comuni. Sebbene sul piano amministrativo la nuova legge punta a semplificare e uniformare le diverse procedure autorizzative, istituendo uno sportello regionale e un coordinamento tecnico a supporto dei Comuni, rimane però una grande incognita: i piccoli comuni lombardi (ma non solo), non dispongono di competenze per valutare progetti così complessi, non hanno nemmeno una struttura amministrativa in grado di valutare l’impatto ambientale che provoca la realizzazione di un’area destinata a ospitare un data center. Morale: si rischia di enunciare un principio, e basta.
La terza, forse la più importante, riguarda la sostenibilità. Quando si introduce un progetto di data center di nuova generazione non si può non mettere al centro la sostenibilità ambientale, l’utilizzo di energie rinnovabili, il recupero del calore di scarto, la riduzione dell’impatto idrico ed energetico delle infrastrutture. Ebbene in questa nuova regolamentazione lombarda non è prevista nessuna quota minima di energia verde, nessun limite ai consumi d’acqua o obblighi di utilizzo di acque reflue o industriali. Il risultato? Ancora una volta la sostenibilità, nel senso più ampio, rimane senza risposta.
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