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Come sta andando l’upgrade a Windows 11?

Il sentiment di operatori e analisti è moderatamente positivo ma il refresh dei sistemi procede lentamente, soprattutto in Italia

Autore: Redazione ChannelCity - Tempo di lettura 2 minuti.

Sembra che le motivazioni che avrebbero dovuto portare a un corposo refresh del parco macchine aziendale non siano state sufficientemente convincenti. L’annunciato EOS (End of Support) di Windows 10 è avvenuto a ottobre del 2025, anche se Microsoft garantisce un programma di aggiornamenti di sicurezza a pagamento (ESU – Extended Security Updates) fino a ottobre 2028. E sembra che quest’ultima spiaggia abbia rassicurato i clienti e abbia contribuito a ridimensionare l’ansia, in barba alle iniziative particolari e al push intenso di vendor e partner che si immaginavano un’impennata di vendite di AI PC e di servizi a corredo. Anzi, sembra che Windows 11 e le recenti politiche Microsoft potrebbero essersi rivelate un peri coloso boomerang. Secondo una recente rilevazione di itproexpert.com nel 2025 almeno 15 Pubbliche Amministrazioni Centrali solo in Europa, hanno deciso di abbandonare il sistema operativo di Microsoft a favore di soluzioni open source. tra questi il Comune di Torino, solo per fare un esempio. E il fattore scatenante della decisione comune sembra uno solo: i dubbi sulla sicurezza e sulla gestione dei dati aziendali da parte di Microsoft. In attesa di comprendere se l’infatuazione per l’open source si trasformi in qualcosa di più solido, a ora gli analisti evidenziano che il freno principale, soprattutto nel comparto Pmi, sia ancora una volta il costo dell’aggiornamento, e di tutti ciò che si porta dietro come servizi, un refresh del parco macchine. Più precisamente, il primo freno è il costo dei nuovi device, gli AI PC. Quelli indicati come i candidati migliori a supportare un sistema operativo abbastanza esigente in termini di risorse grafiche e di elaborazione.

LA SITUAZIONE SECONDO CONTEXT

Interpellata per l’occasione da Channelcity, Marie-Christine Pygott, Senior Analyst di Personal Systems di Context ha fornito dettagli maggiori: “Abbiamo osservato un incremento delle vendite dei AI PC, quelli con NPU integrata che hanno un prezzo più alto. Gli AI PC sono stati proposti come soluzioni a prova di futuro e si sono ottenuti buoni risultati nelle aziende non vincolate da budget ristretti”...

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Sembra che le motivazioni che avrebbero dovuto portare a un corposo refresh del parco macchine aziendale non siano state sufficientemente convincenti. L’annunciato EOS (End of Support) di Windows 10 è avvenuto a ottobre del 2025, anche se Microsoft garantisce un programma di aggiornamenti di sicurezza a pagamento (ESU – Extended Security Updates) fino a ottobre 2028. E sembra che quest’ultima spiaggia abbia rassicurato i clienti e abbia contribuito a ridimensionare l’ansia, in barba alle iniziative particolari e al push intenso di vendor e partner che si immaginavano un’impennata di vendite di AI PC e di servizi a corredo. Anzi, sembra che Windows 11 e le recenti politiche Microsoft potrebbero essersi rivelate un peri coloso boomerang. Secondo una recente rilevazione di itproexpert.com nel 2025 almeno 15 Pubbliche Amministrazioni Centrali solo in Europa, hanno deciso di abbandonare il sistema operativo di Microsoft a favore di soluzioni open source. tra questi il Comune di Torino, solo per fare un esempio. E il fattore scatenante della decisione comune sembra uno solo: i dubbi sulla sicurezza e sulla gestione dei dati aziendali da parte di Microsoft. In attesa di comprendere se l’infatuazione per l’open source si trasformi in qualcosa di più solido, a ora gli analisti evidenziano che il freno principale, soprattutto nel comparto Pmi, sia ancora una volta il costo dell’aggiornamento, e di tutti ciò che si porta dietro come servizi, un refresh del parco macchine. Più precisamente, il primo freno è il costo dei nuovi device, gli AI PC. Quelli indicati come i candidati migliori a supportare un sistema operativo abbastanza esigente in termini di risorse grafiche e di elaborazione. LA SITUAZIONE SECONDO CONTEXT Interpellata per l’occasione da Channelcity, Marie-Christine Pygott, Senior Analyst di Personal Systems di Context ha fornito dettagli maggiori: “Abbiamo osservato un incremento delle vendite dei AI PC, quelli con NPU integrata che hanno un prezzo più alto. Gli AI PC sono stati proposti come soluzioni a prova di futuro e si sono ottenuti buoni risultati nelle aziende non vincolate da budget ristretti”...
Sembra che le motivazioni che avrebbero dovuto portare a un corposo refresh del parco macchine aziendale non siano state sufficientemente convincenti. L’annunciato EOS (End of Support) di Windows 10 è avvenuto a ottobre del 2025, anche se Microsoft garantisce un programma di aggiornamenti di sicurezza a pagamento (ESU – Extended Security Updates) fino a ottobre 2028. E sembra che quest’ultima spiaggia abbia rassicurato i clienti e abbia contribuito a ridimensionare l’ansia, in barba alle iniziative particolari e al push intenso di vendor e partner che si immaginavano un’impennata di vendite di AI PC e di servizi a corredo. Anzi, sembra che Windows 11 e le recenti politiche Microsoft potrebbero essersi rivelate un peri coloso boomerang. Secondo una recente rilevazione di itproexpert.com nel 2025 almeno
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