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Dell, riflessioni sul futuro

La scelta di Dell è frutto della crisi generalizzata del mercato PC ma anche dalla progressiva affermazione della Public Cloud che significa che una quota di capacità server residente all’interno del perimetro del sistema informativo aziendale, tende a essere traslata verso l’esterno, sottraendo un potenziale mercato ai vendor.

Tecnologie & Trend
Dell non sarà più quotata in borsa, diventerà un’azienda a capitale privato. Nell’operazione di leveraged buyout, capitanata da Michael Dell, è coinvolto il fondo Silver Lake Partners, quattro banche d'investimento -  Barclays, BofA Merrill Lynch, Credit Suisse e RBC Capital - e la stessa Microsoft che mette sul piatto un prestito di 2 miliardi di dollari. 
La decisione, afferma il suo storico fondatore, è coerente con il piano di trasformazione che l’azienda ha avviato nel corso di questi anni, piano che prevede un riposizionamento strategico focalizzato su hardware, software e servizi con l'obiettivo di diventare interlocutore privilegiato per tutte quelle aziende che vogliono modernizzare il data center in una prospettiva cloud. Le grandi acquisizioni intraprese in questi anni da Dell, quella di Perot System, società di servizi pagata 2,9 miliardi di dollari nel 2009, e quella di Quest Software, acquisita lo scorso anno per 2,4 miliardi testimoniano la volontà di diversificare il proprio busienss.  
Il problema è che dal 2008 a oggi i ricavi della società si sono mantenuti pressoché invariati, un'evidente segnale dell'impasse che si trova ad affrontare il gigante texano del personal computer. 

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Di fatto, il percorso verso la privatizzazione della società texana evidenzia la crisi del personal computer. Per player del calibro di Dell, così come per HP, la sostenibilità del business del personal computer è a rischio. Quale sarà l’esito del new deal prospettato da questa operazione? La partecipazione di Microsoft sembrerebbe garantire l’evoluzione nell’ambito della continuità del business del PC. 
Una cosa è certa: il percorso verso il consolidamento di una nuova compagine aziendale, più allineata all’attuale  e futura domanda del mercato, non poteva più essere sostenuto dal capitale pubblico. Per trovare una sua nuova dimensione, Dell si deve sganciare da Wall Street e la fiducia nell’intraprendere una definitiva trasformazione gli viene oggi accordata da un pool di risorse a capitale privato. 
Aveva ragione Ibm quando nel 2005 cedette alla cinese Lenovo il business del PC o esiste ancora un’opportunità per ritrovare una nuova sostenibilità attorno al business della piattaforma Wintel?  Una domanda che riguarda Dell, come la stessa HP. Le cifre Idc relative alle vendite dell’ultimo trimestre sono eloquenti e non lasciano ombra di dubbio sulle difficoltà che sta attraversando l’intera industry del personal computer (- 4%) e in particolare Dell (- 20%). Ancora più significativo appare il grafico di Gartner, che sintetizza l’andamento dei volumi di vendita della società nel corso degli ultimi dieci anni 

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Sul fronte server la posizione della società appare invece più promettente. Gli ultimi dati disponibili da IDC, relativi al terzo quarter 2012, vedono la società in controtendenza (+8,2%) rispetto a un generale arretramento evidenziato dalle altre major (Ibm -7,6%, Hp -11,3%). Ma anche sul fronte server occorre tenere presente che vi è un cambiamento sostanziale in atto. La domanda globale - esponenzialmente aumentata negli ultimi anni grazie all’affermazione delle internet companies, Google, Yahoo!, Facebook, Twitter tanto per citarne alcune – non è più unicamente soddisfatta dal ristretto gruppo di vendor che ha dominato la scena nell’ultimo ventennio. Vale la pena citare Dian Bryant, responsabile del data center group di Intel. “Fino a cinque anni fa, afferma Bryant, la domanda di HP, Dell e Ibm costituiva il 75% del fatturato Intel nel comparto server. Oggi lo scenario è completamente cambiato, il 75% dei nostri volumi sono oggi distribuiti tra 8 diversi produttori di server, anzi uno di questi sette, non è nemmeno un produttore ma utilizza nostri chip per soddisfare la propria domanda interna”. 
Il produttore cui fa riferimento Bryant è Google, che da solo rappresenta il quinto più grande consumatore di capacità server. Aziende che hanno propri data center comprano ormai direttamente da Original Design Manufacturer asiatici. Tra queste Facebook, ma anche Amazon. Insomma alcuni dei più grandi agglomerati di server distribuiti nel mondo soddisfano la propria domanda rivolgendosi a soggetti che una volta erano interlocutori esclusivi di società come Dell e HP. Quegli stessi ODM che costituivano il sistema produttivo dei big vendor rappresentano oggi il sourcing tecnologico delle internet companies. 
E con la progressiva affermazione della Public Cloud significa che una quota di capacità server residente all’interno del perimetro del sistema informativo aziendale, tende a essere traslata verso l’esterno, sottraendo un potenziale mercato a vendor come Ibm, Hp e Dell. E’ un fenomeno sommerso. E i dati di Idc e Gartner non rappresentano più il mercato reale, in quanto il volume server delle internet companies non è tracciato.
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