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Edge computing e micro data center: è questione di ecosistema

Le aziende non guardano alla teoria dell'edge computing ma ai modi migliori per concretizzarlo nel proprio ambito. Il che non può prescindere dalla collaborazione e dall'integrazione tra tutti gli operatori coinvolti.

Mercato
Da diversi anni il pendolo della localizzazione "ideale" dell'IT passa periodicamente dal centro alla periferia della rete. La concezione moderna dell'edge computing ha risolto la questione, mettendo d'accordo tutti. L'IT oggi può assumere varie forme, ciascuna indicata per applicazioni mirate. In questo, anche per implementazioni e luoghi fisici specifici. Se il dibattito centro-periferia è annoso, quindi, concetti come i micro data center e gli ambienti IoT sono molto più recenti. La conseguenza è che sono sì ben recepiti a livello concettuale e di metodo. Ma passare dalla teoria alle realizzazioni pratiche non è sempre ovvio.

Il punto da tenere presente è, prevedibilmente, il modo in cui si sta sviluppando il mercato dell'edge computing. In particolare, il rapporto stretto che si è instaurato, nella percezione delle aziende potenziali utenti, tra il concetto dei micro data center e gli ambienti Internet of Things. Le varie forme di micro data center sono viste prevalentemente come il centro di implementazioni IoT. Questo sino a qualche tempo fa dava all'edge computing una connotazione prevalentemente "industriale". Per ambienti come le fabbriche, gli impianti Oil&Gas e altri scenari un po' estremi.

Oggi lo scenario è in parte cambiato. L'IoT non è più solo quella che viene, più correttamente, indicata come IIoT (Industrial IoT). Il micro data center quindi non è più il cuore solo di una installazione "estrema". Ma di qualsiasi ambiente poco o per nulla presidiato da personale tecnico, non perché sia in luoghi remoti od ostili ma per la natura dell'ambiente stesso. Che può essere, come abbiamo già illustrato, anche un semplice punto vendita di una catena retail.
datacenterQuello che non è cambiato è il percorso che le imprese fanno verso l'edge computing e l'adozione di micro data center. Un percorso fatto ancora da due elementi chiave: l'ottica dei "vertical" e la necessità di integrazione. Il che rimanda alla opportunità, per le aziende, di trovare immediatamente un ecosistema di operatori e soluzioni su cui fare affidamento. E questo dà maggior valore ai fornitori tecnologici che un ecosistema del genere lo hanno già realizzato.

Orientarsi nel mercato

Il punto di partenza è l'ottica dei "verticali". La maggior parte delle imprese non è interessata, concretamente, all'IoT in generale. Ma alle forme e ai casi d'uso che si sono già dimostrati validi nell'ambito in cui l'azienda opera. Ad esempio, un'azienda manifatturiera non guarda all'IoT in astratto ma a come tradurla in un progetto che porti valore alla produzione. Questo significa che è interessata a soluzioni e componenti di un certo tipo. Che quasi certamente cercherà presso fornitori che già operano in ambito manufacturing. E hanno per questo sviluppato competenze mirate.

Questo spiega perché il mercato dell'edge computing oggi può apparire particolarmente articolato. Quasi confuso, a volte. Come esistono micro data center differenziati per scenario applicativo, così l'utilizzo dell'edge computing e del paradigma IoT per un determinato ambito si porta dietro un suo ecosistema di produttori specializzati. Che offrono sensoristica, cablaggio, elettronica, software, connettività e molti altri tipi di componenti, dispositivi, servizi. E che soprattutto hanno maturato un loro know-how su come tradurre in pratica le potenzialità dell'edge computing.
adi goldstein electronic unsplashIn un progetto IoT, intorno a un micro data center c'è sempre una molteplicità di elementi che devono operare in maniera sinergica, nel più breve tempo possibile. Non è così difficile trovare progetti di edge computing che coinvolgono anche diverse decine di fornitori. Ciascuno dei quali gioca un ruolo indispensabile, anche se magari mirato e specifico. Ecco perché la capacità di integrazione e dialogo, a livello sia di prodotti sia di fornitori, è un elemento chiave per i progetti di edge computing. Molto più che nella media dei progetti IT.

Cercasi sinergie

È cruciale che questa capacità di integrazione e dialogo siano gli stessi fornitori, e i loro partner, a svilupparla. Pochissime aziende utenti possono assumere un ruolo di "capofila" che metta ordine in tutto un progetto di edge computing. E anche chi può tecnicamente svolgere questo ruolo, difficilmente vuole farlo. Gli utenti si aspettano invece proprio l'opposto. Cioè di trovarsi davanti ad un ecosistema specifico di vendor, integratori, consulenti che sappia già - in vario grado - collaborare in un progetto. E garantisca una ragionevole semplicità di integrazione fra le rispettive proposte.

Ecosistemi organizzati di questo tipo non si creano da soli, ovviamente. Eppure è interesse di tutto il mercato che vengano mantenuti e sviluppati. È interesse delle aziende utenti, logicamente. Ma lo è anche degli operatori, a maggior ragione. Perché garantire la concretizzazione ideale dei progetti di edge computing è il modo migliore per rendere rapidamente e largamente assimilati i modelli di micro data center, dell'IoT, dell'edge computing in generale.
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