Digital workspace e cloud, il ruolo e il valore del cloud computing nell’ufficio del futuro


Digital workspace e cloud computing: un binomio inscindibile. Non solo apparentemente ma anche sostanzialmente. Perché senza cloud il digital workspace, semplicemente, non esisterebbe. È anche vero che vi sono moltissimi altri paradigmi dell’IT moderno che non sarebbero possibili senza cloud, ma si tratta di un altro discorso. Vediamo tutti i dettagli nella nuova puntata della rubrica #VMDigitalWorkspace, realizzata da Channelcity in collaborazine con VMware, Computer Gross e Franz Russo

Autore: Edoardo Bellocchi

Il Digital workspace (qui lo speciale per capire digital workspace cos’è e a cosa serve) vede nel cloud uno dei suoi abilitatori fondamentali, in quanto permette di poter disporre di spazi di lavoro digitali online, dai quali accedere ai propri dati e informazioni di lavoro indipendentemente dal luogo in cui ci si trova, dal momento della giornata o dal dispositivo utilizzato. In altre parole, le app che formano il digital workspace(qui anche le regole per ostruire un digital workspace efficace), e che devono essere accessibili “anytime e anywhere” non solo dai computer ma anche e soprattutto da smartphone e tablet, proprio per offrire massima flessibilità per lavorare ovunque, presuppongono la presenza di infrastrutture di cloud computing. Vediamo come e cosa vuol dire in questa nuova puntata della rubrica #VMDigitalWorkspace, realizzata da Channelcity in collaborazine con VMware,Computer Grosse Franz Russo  


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Digital workspace perché il cloud computing è la base

Ma perché il cloud è così importante nel realizzare il digital workspace? (qui lo speciale sul Digital Wokspace e i rischi collegati). Essenzialmente perché permette di avere tutti i vantaggi delle postazioni di lavoro complete tradizionali, cioè quelle costituite dal classico PC desktop, senza però dover sottostare alle limitazioni tipiche della postazione fissa. Agilità e flessibilità in primo piano, quindi. Ma non solo: avere una soluzione di digital workspace (qui lo speciale sul Digital Workspace tra ambienti mac e ambienti windows) nel cloud permette di eliminare alla radice anche altri tipi di aspetti che sono sempre più rilevanti nell’IT di oggi, come per esempio quello della rapida obsolescenza dell’hardware, che si può superare adottando soluzioni di thin client, oppure quello della necessità di ridurre costi e tempi connessi alla gestione dei sistemi endpoint, che possono essere minimizzati ricorrendo appunto a soluzioni di digital workspace, dove la maggior parte di ciò che serve per lavorare, se non tutto, risiede nel cloud, esclusi ovviamente gli endpoint. Questi ultimi possono essere il classico PC, ma questa volta sotto forma di thin client, oppure un laptop, oppure ancora uno smartphone o un tablet, con l’ulteriore vantaggio che il singolo lavoratore si troverà a poter utilizzare il dispositivo che ritiene più congeniale.  


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Digital workspace e Virtual Desktop, cosa sono e come si integrano nel cloud

Un ruolo di rilievo nel paradigma del digital workspace (qui le cinque regole base del Digital Workspace) è quello svolto dalle infrastrutture di Virtual Desktop, indicate anche come VDI, Virtual Desktop Infrastructure. Anche qui, il cloud è protagonista, in quanto abilitatore fondamentale di queste nuove forme di digital workspace. In sostanza, i virtual desktop basati sul cloud costituiscono una modalità evoluta di accesso remoto ai sistemi, con molte più possibilità di scelta e soprattutto con maggiore flessibilità, in quanto l’immagine, le applicazioni e i dati del virtual desktop sono eseguiti sull’infrastruttura host del fornitore di servizi cloud. L’immagine potrà essere gestita dall’IT oppure dallo stesso provider, per poi essere trasmessa al singolo lavoratore sui diversi dispositivi da questo utilizzati.  

Digital workspace e cloud errori da evitare, passi da fare

Oltre al cloud, vi è quindi un altro concetto chiave: quello della virtualizzazione, che consente di fornire un ambiente di digital workspace rapido, flessibile e user-friendly, permettendo allo stesso tempo di gestire i rischi nella maniera migliore. Perché quando le app e i desktop sono virtualizzati, vengono eseguiti in data center sicuri on premise oppure nel cloud: in entrambi i casi, solo il rendering dell’interfaccia utente verrà trasmesso al di là del firewall. Attualmente, le modalità in cui le app vengono disaccoppiate dagli endpoint sono sostanzialmente due: virtualizzare l’app stessa con Microsoft Server Remote Desktop Session Host, indicato brevemente RDSH, oppure virtualizzare l’intero desktop con la VDI.  Quindi, ancora una volta, il cloud agisce da concreto abilitatore del digital workspace, portando anche in dote una delle sue caratteristiche vincenti: la flessibilità, data dal fatto che le risorse possono scalare, cioè aumentare o diminuire, in base alle diverse esigenze e senza che gli utenti debbano intervenire, visto che come noto la gestione dell’infrastruttura è appannaggio del fornitore del servizio cloud. Ma occorre prestare attenzione soprattutto nella fase di disegno delle esigenze, in quanto talvolta si tende a sovrastimare o a sottostimare le capacità richieste, e questo potrebbe portare a dover effettuare aggiustamenti in corso d’opera potenzialmente onerosi.

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