HPE, i server dei tempi moderni

Pubblicato il: 29/04/2016
Autore: Barbara Torresani

Fabio Tognon, HPE Server Country Manager, illustra l’evoluzione dell’offerta server industry standard e il valore portato dalla BU Servers ai partner.

La componente server è un tassello fondamentale dell’ampia offerta di HPE; la più storica e ricca di elementi portanti, al centro della filiera hardware del vendor. Quella con la base installata più estesa e una contribuzione rilevante sul business derivante dalla vendita indiretta.
Un elemento quindi fondamentale per la nuova HPE pronta a guidare la trasformazione digitale delle aziende facendo leva sulla strategia delle quattro Transformation Areas al fine di abilitare il New Style of Business nelle aziende clienti.
Per capire a fondo il ruolo giocato all’interno della nuova HPE, Fabio Tognon, HPE Server Country Manager, illustra le linee portanti della Business Unit Servers, focalizzandosi sulle famiglie di prodotto principali Industry Standard, inquadrandole in un contesto di mercato in forte trasformazione.



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In primis, bisogna dire che oggi in HPE tutte i prodotti server si collocano nella Business Unit HPE Servers, in quanto non esiste più la distinzione precedente tra BU ISS – Industry Standard Servers, relativa alla famiglia x86 industry standard a maggior volume, e BU BCS – Business Critical Servers, relativa ai prodotti mission critical. Queste due BU oggi sono presentate come un’unica divisione, perché rispetto agli anni scorsi l’esigenza del mercato è molto cambiata. “E’ difficile avere clienti che chiedono solo infrastrutture per carichi di lavoro mission critical, perché oggi in qualche misura tutto è mission critical, per cui non c’è più un differenziatore netto tra queste due offerte. E’ una razionalizzazione del portfolio che permette di essere più efficaci a livello di offerta ma anche più competitivi. Le macchine mission critical infatti condividono molto delle macchine industry standard a livello tecnologico, avendo razionalizzato la componentistica dei server anche a livello di supply chain”.
Nella proposizione della nuova HPE il portfolio server con un’importante base installata da difendere gioca un ruolo di traino, proprio perché si è adattato nel corso degli anni alle mutevoli esigenze del mercato, occupando oggi in modo prepotente e consistente tre delle quattro Transformation Area di HPE, quali Hybrid Cloud, Big Data e Security. 

Le linee portanti
All’interno del porfolio server, HPE ProLiant è la famiglia chiave alla base dell’offerta server x86 general purpose, pilastro fondante della penetrazione del mercato server e motivo di orgoglio per il quale HPE è riconosciuto dal mercato italiano ed europeo. Tre i formati disponibili: Tower, adatto per le filiali delocalizzate; Rack - density line - tra cui spicca il modello piu’ conosciuto al mondo, l’HPE ProLiant DL380, oggi arrivato alla nona generazione; Blade – che, nato nel 2006, quest’anno festeggia 10 anni di storia: “Siamo l’unico vendor ad avere tenuto la stessa classe merceologica in ambito blade all’interno dello stesso form factor; in un decennio questa classe di macchine ha subìto solo innovazioni di prodotti senza stravolgere il disegno e l’essenza, garantendo coerenza infrastrutturale e protezione dell’investimento dei nostri clienti”. Giunta alla Gen9, la famiglia HPE ProLiant, con una roadmap solida in piano per tenere aggiornate tutte le classi merceologiche, sara’ presto pronta per accogliere a breve una nuova generazione di macchine.Anche nel mercato High Performance Computing (HPC) HPE ha un ruolo di leadership con la classe di prodotti Apollo, che riesce a garantire doti di prestazioni con una densità dello spazio fisico molto ridotta; “un perfetto connubio tra prestazioni, consumo e occupazione fisica”, dice Tognon.

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Fabio Tognon, HPE Server Country Manager
Un salto tecnologico innovativo è invece rappresentato dalle macchine HPE Moonshot, con capacità elaborativa a basso consumo: “Si tratta di una classe merceologica verticale, una sorta di computing specializzato, esempio di leadership tecnologica perché per la prima volta HPE ha portato sul mercato tecnologie non afferenti la classe server – per esempio capacità elaborative tipiche dei tablet, piuttosto che risorse Arm e Texas Instruments, dedicate a carichi di lavoro molto dedicati e specifici. Lanciati nel 2014, i sistemi Moonshot hanno dato ad HPE grandi soddisfazioni soprattutto in ambito di visualizzazione e remotizzazione grafica, insieme a partnership tecnologiche di valore come quella con Citrix”. Ed ecco innestarsi il primo tema legato alle partnership tecnologiche: “Con Citrix HPE porta sul mercato soluzioni di HDI, Hosted & Desktop Infrastructure per offrire un’ottima alternativa al desktop virtualizzato solitamente realizzato in architettura server tradizionale. Le macchine Moonshot consentono di avere un costo per utente decisamente più basso, grazie all’utilizzo di tecnologia differenti e innovative che per la prima volta abbiamo utilizzato in ambito server”.
Un altro ‘flavor’ server proposto da HPE è quello dell’iperconvergenza: “I sistemi convergenti e iperconvergenti rappresentano un tema che si pone a metà in quella che secondo HPE è la trasformazione dei clienti dall’IT tradizionale fino al concetto di IT bimodale, coniato da Gartner. Un passaggio intermedio in cui i clienti vanno ad assaporare i vantaggi derivanti dal mettere a fattor comune diverse classi merceologiche quali il computing, lo storage e il networking senza scardinare il paradigma infrastrutturale esistente; si va a beneficiare di una semplicità di utilizzo e di operation, abbattendo i costi di gestione e massimizzando il ritorno sull’investimento. Non a caso con i sistemi iperconvergenti HPE indirizza non solo le esigenze delle grandi aziende ma anche e soprattutto quelle della piccola e media aziende con una soluzione tecnologica che permette alle PMI sia private che pubbliche di poter disporre di una semplicità di gestione ed acquisizione”, spiega Tognon. Una capacità che ha permesso ad HPE di entrare in Consip con un’offerta iperconvergente – “è la prima volta che nell’amministrazione pubblica entra un’offerta così innovativa” – dando modo ai clienti pubblici di testare e accedere a una soluzione di alto valore tecnologico, che richiede bassi skill a livello di operation con la facilità di acquisizione. Per le aziende private il vantaggio derivante dall’utilizzo di questi prodotti sta principalmente nella facilità di start up e di gestione e nel fatto di disporre di un ambiente preconfiguato, pronto e certificato dal vendor che garantisce determinati livelli prestazionali in una sorta di box già precostituito.
“All’interno dei sistemi convergenti a livello enterprise un tema interessante riguarda la stretta collaborazione in essere con SAP relativamente all’offerta SAP Hana. Il mercato italiano richiede fortemente questo tipo di soluzioni soprattutto in segmenti quali il manifatturiero e quello finanziario. HPE all’interno del proprio portfolio di sistemi iperconvergenti ha quindi soluzioni certificate SAP a disposizione e si serve del proprio canale per portare questa elevata potenzialità derivante dalla combinata HPE-SAP sul mercato”, afferma Tognon. E prosegue: “In tutto ciò un differenziatore forte che ha HPE rispetto ai competitor è rappresentato dalla componente di  Servizi Professionali, che permette di garantire Sla anche in termini di supporto estremamente stringenti. Vogliamo che i nostri clienti acquisiscano confidenza nell’approcciare questo percorso nel modo più sereno possibile. La tematica di SAP Hana è infatti un argomento di servizio, di Sla, installazione, supporto e manutenzione. E su questo HPE ha un vantaggio competitivo enorme. Come visto, è inoltre una grande opportunità per i partner; risulta fondamentale quindi per HPE avere e trovare partner che insieme siano in grado di scovare tutte queste opportunità e trasformarle in situazioni tangibili. Partner in grado di cogliere con noi l’opportunità di raggiungere clienti con cui sviluppare un’interazione che non sia solo tecnologica ma soprattutto di business. E’ un dialogo che va oltre la relazione con tecnici IT, andando a consolidare le nostre interlocuzioni con il business.” 

2016, l’anno della Composable Infrastructure. Arriva Sinergy
Il 2016 può considerarsi un anno di grande innovazione
in quanto HPE porterà sul mercato HPE Synergy, annunciato lo scordo dicembre a Londra nel corso di HPE Discover, un tassello che entra a pieno titolo nell’area di trasformazione dell’hybrid cloud infrastructure. “Si tratta di un nuovo paradigma IT, abilitatore unico sul mercato per attivare meccanismi di trasformazione ibrida all’interno delle infrastrutture dei clienti. E’ uno degli annunci più strategici all’interno della filiera hardware di HPE, frutto di un investimento molto importante, con un contenuto fortemente tecnologico. Un nuovo paradigma infrastrutturale che non sostituisce nessun prodotto a portafoglio ma si pone come nuova classe architetturale che va ad aggiungersi a quelle già esistenti, frutto di 2/3 degli investimenti degli HPE Labs”. Si tratta della prima piattaforma nata per la Composable Infrastructure: “Per la prima volta parliamo di infrastructure as a code. Tutto ciò porta ad alcuni vantaggi principali: una forte riduzione dell’overprovisioning nei data center che arriva fino al 60% e l’abbassamento dei costi di infrastruttura – 21% dei costi upfront e 30%  dei costi ongoing”.
Tre gli elementi principali su cui si fonda: un pool di risorse fluide – computazionali, storage e fabric; un’interfaccia software defined per gestire l’aggregazione e la disaggregazione in tempi molto rapidi delle risorse che possono essere dislocate in spazi diversi dell’infrastruttura; le API unificate per abilitare il modello DevOps e gli sviluppatori a poter interagire con linee di codice per governare l’infrastruttura. “Una nuova infrastruttura che si pone come elemento centrale per i clienti che vogliono percorrere la trasformazione verso l’IT bimodale, che combina IT  tradizionale verso applicazioni cloud, con tempi rapidi di sviluppo applicativo e di implementazione, abbassando anche i costi di operation perché quando l’intelligenza software defined interagisce con il pool di risorse automaticamente toglie i vincoli infrastrutturali”, afferma Tognon.
Anche in questo caso, per posizionare al meglio questi sistemi sul mercato HPE avrà necessità di un canale a supporto: “Per Synergy stiamo cercando di capire quali sono i partner che vogliono e sono in grado di portare sul mercato questa innovazione”.  Un progetto in divenire, che vedrà HPE protagonista con la disponibilità generale del prodotto nel terzo trimestre di quest’anno.“E’ una trasformazione tecnologica che segue una trasformazione del mercato: quell’IT bimodale che i nostri clienti stanno vivendo e noi dobbiamo essere pronti a supportare da un IT tradizionale a un IT bimodale che coniuga esigenze di sicurezza e protezione dei dati legacy on premise, piuttosto che esigenze di velocità nell’erogazione di servizi tipiche del public cloud. Synergy è quindi nata per gestire carichi di lavoro ibridi dando ai workload on premise la stessa velocità delle applicazioni cloud”. 

Un’offerta per tutti i gusti
In sostanza, HPE con la propria roadmap solida di prodotti e servizi oggi più che mai riesce sostenere e indirizzare sia l’IT tradizionale su cui HPE è sempre stata leader sia il salto tecnologico intermedio, fino a spingersi verso il traguardo sfidante dell’Idea Economy, in cui il cliente si predispone a diventare esso stesso un service provider. “E’ questo un journey che non tutte le aziende tenderanno a percorrere nel breve periodo, ma che HPE deve essere in grado di sostenere proponendo le macchine server x86 general purpose ProLiant nelle tre declinazioni per l’IT tradizionale, per poi passare a un primo salto tecnologico indirizzato dai sistemi iperconvergenti per i clienti che vogliono semplificare le operation aumentando il ritorno sull’investimento e quindi destinando più budget all’innovazione fino ad arrivare al massimo dell’esplosione della Dual Economy che indirizza con Synergy, primo esempio di Composable Infrastrucure, la versione più spinta di sistemi in grado di portare la velocità del public cloud anche su un’infrastruttura on premise”. Il tutto con il supporto delle soluzioni a contorno, come HPE Helion OpenStack piuttosto che HPE Software che permette di riempire e completare l’offerta infrastrutturale per contestualizzare meglio l’area di trasformazione dell’infrastruttura ibrida.
HPE ha inoltre una responsabilità dovuta alla sua leadership sul mercato per questo deve essere in grado di garantire la protezione della base installata e dell’investimento dei clienti con la collaborazione dei partner. “Lo fa mettendo in campo HPE OneView - un layer di software trasversale che abbraccia tutte le offerte infrastrutturali a listino, un collettore importante che dà continuità a rispetto a tutti passaggi infrastrutturali effettuati che fa da ponte mettendo il cliente nella condizione di sfruttare l’installato esistente nel proprio data center - consentendogli di evolvere andando a fissare nuovi ambiti infrastrutturali di iperconvergenza e, quando disponibile, di Converged Infastructure, non dovendo sradicare le modalità con cui si gestiscono le operation,” dichiara. 

Pianeta partner
Soprattutto in ambito server, il canale dei partner negli anni ha dimostrato la capacità di trasferire il valore della tecnologia HPE presso i clienti; basti dire che il 70% del fatturato server è veicolato in modalità indiretta. Ed è quello che deve continuare a fare anche oggi e nel futuro: “Il canale amplifica enormemente la capacità di portare il nostro portafoglio server sul mercato; canale che in buona parte opera sul mercato SMB e su cui HPE ripone moltissima attenzione e dove ci saranno forti investimenti. Fondamentale avere quindi a bordo dei partner che con HPE parlino il nuovo linguaggio e propongano in modo corretto i nostri prodotti”, enfatizza Tognon. Secondo HPE, infatti, è questo è un momento di forte trasformazione che i partner devono vedere come grande opportunità da cogliere in modo molto rapido. Da parte sua HPE lo ha fatto configurandosi come una nuova azienda focalizzata sulle quattro transformation area che prescindono dall’infrastruttura: “Per la prima volta HPE prescinde dalla base tecnologica nel portare la soluzione sul mercato; saranno le nostre competenze e quelle dei partner a tradurre le esigenze del cliente sull’infrastruttura più adatta a soddisfarle. Deve essere un canale che si trasforma insieme a noi. Così come stiamo pensando di portare i clienti da un IT tradizionale verso un It bimodale, allo stesso modo anche l’interlocuzione verso i clienti deve cambiare. Il ruolo di HPE non deve essere semplicemente quello di fornitore infrastrutturale ma di partner tecnologico che insieme al proprio canale sia in grado di suggerire queste evoluzioni ai clienti e capire la maturità del cliente per indirizzarla al meglio. E i partner fungono da traduttori della nostra roadmap tecnologica ai clienti”.  Fondamentale ancora una volta sarà la componente formativa: “Non è quindi solo tecnologica, ma di predisposizione verso i clienti. Il partner stesso deve configurarsi verso questo cambiamento ed essere a bordo con noi per cavalcare questa forte trasformazione”.
Da parte loro i partner stanno facendo un egregio lavoro in questa direzione anche attraverso la formula dei Demo Center. “Stiamo avendo ottimi riscontri, soprattutto nelle aree di forte innovazione, come per esempio l’iperconvergenza. Abbiamo partner che hanno investito in questa direzione e ci aiuteranno a portare sul mercato questa innovazione. I loro Demo Center sono vetrine tecnologiche innovative verso i clienti, a cui danno la possibilità di toccare con mano le tecnologie e capire qual è il vero differenziatore rispetto ai concorrenti”.

Il tema delle partnership tecnologiche è un altro punto che gioca a favore dei partner: ”Il partner con legami commerciali con altri brand troverà in HPE un ottimo alleato che lo sosterrà appieno. Molto del successo che HPE sta avendo con la divisione server deriva in larga parte dal fatto che la roadmap dei prodotti server è sempre stata caratterizzata da una logica di standardizzazione che le permette di stringere relazioni durevoli con i player di riferimento come Microsoft, Citrix, Intel, Red Hat, Invidia, VMware, … E’ questo un elemento di differenza rispetto ad altri vendor che hanno scelto percorsi diversi di approcci proprietari”. E continua: “Lavorare al fianco di un vendor con relazioni durevoli e stabili con partner tecnologici del calibro di Microsoft, Red Hat e VMWare è sicuramente un plus per il nostro canale. E’ una situazione di confidenza tecnologica in cui anche le loro relazioni singole con questi vendor vengono salvaguardate. Offrire ai loro clienti soluzioni che fanno leva su queste partnership significa non dover scardinare relazioni in corso e non dover rivedere accordi commerciali già presi. E’ questo un elemento distintivo a sostegno della stabilità della relazione con HPE”, conclude Tognon.
Il 2016 si sta quindi configurando come anno di grande innovazione e fermento per la nuova HPE e tutta la sua filiera, tra cui clienti e partner. Proprio per questo sarà ricco di attività e iniziative anche lato server volte a corroborare il nuovo corso aziendale che vede nei partner un anello strategico fondamentale per guidare l’IT del futuro.

Categorie: Enterprise

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