Mercato IT Italia, il 2012 si chiude con un pesante saldo negativo

Pubblicato il: 22/10/2012
Autore: Lorenza Peschiera

Secondo il Rapporto Assintel il mercato dell’Information Technology chiuderà l'anno in corso con un fatturato globale pari a 19.006 milioni di euro, in decrescita del 3,2% rispetto all’anno precedente.

Il mercato italiano dell’Information Technology chiuderà l'anno in corso registrando un fatturato globale pari a 19.006 milioni di euro, in decrescita del 3,2% rispetto all’anno precedente. Di conseguenza, la perdita netta, dal 2008 (anno in cui la spesa IT complessiva ammontava a 21.855 milioni di euro)  a oggi è stata d iquasi tre miliardi.
Sono questi alcune tendenze che emergono dall’Assintel Report 2012, realizzato da Nextvalue per conto di Assintel e presentato a Milano.
Il tasso di decrescita italiano è peggiore rispetto a quello di altri Paesi europei; la media Ue è del –0,9%, mentre la Germania è in crescita del 4,1. Lo scenario è poco incoraggiante anche se si esce dall’area europea; gli Stati Uniti sono a quota +2,8% mentre la Cina è a +16%.
assintel-1.jpgMa, come era già stato evidenziato nello scorso aprile, nel corso della presentazione delleanticipazioni dell’Assintel Report 2012, mentre l’IT tradizionale sta seguendo il trend recessivo,esiste una nuova IT, in controtendenza, legata al mondo del Web, del social, del mobile e del cloud che sta crescendo e contribuendo allo sviluppo dell’economia del digitale. Espressione di questa nuova IT sono il forteaumento della vendita del tablet (+52,1%) e la crescita del cloud computing (+57,8%). A fronte di questo scenario, mancano, però, nuove professionalità, che il sistema formativo italiano non è ancora stato capace di preparare.
Come ha sottolineato Giorgio Rapari, presidente di Assintel e della Commissione Innovazione e Servizi di Confcommercio Internet e il Web sono ancora i mattoni su cui basare i nuovi sviluppi. È in  atto una rivoluzione socio-culturale, ma esistono ancora una serie di problemi che appesantiscono lo sviluppo del sistema Italia.
“La pubblica amministrazione non investe, la politica non incentiva l’innovazione, la burocrazia vessa le aziende mentre il sistema bancario non dà credito alle imprese virtuose”, ha detto Rapari. 
Il Decreto per lo sviluppo digitale muove alcuni passi innovativi, altri più conservativi, a volte manca la concretezza di cui le aziende hanno bisogno. “La sfida – ha continuato il presidente di Assintel – sarà legata alle norme di attuazione, al coordinamento tra i vari attori istituzionali, alla ripresa degli investimenti nella Pubblica Amministrazione e alla reale disponibilità di incentivi per chi innova”.
Come ha spiegato Rapari, nella Pubblica amministrazione il concetto di digitalizzazione è difficile da applicare, ma quello della digitalizzazione della PA è un processo che si deve, nel tempo, perseguire per migliorare il rapporto tra cittadini, imprese e istituzioni. Importante è anche sbloccare gli aspetti burocratici ancora legati alla banda larga, mentre un elemento positivo è rappresentato dagli incentivi alle start up, anche se è fondamentale fare un’azione di monitoraggio perché questi incentivi giungano dove hanno davvero senso; in certi casi potrebbe essere vincente anche incentivare le imprese. 
Dobbiamo continuare la nostra guerra di trincea – ha commentato Rapari -, suddivisi in due gruppi: da una parte quanti devono lottare per la propria sopravvivenza, dall’altra i nuovi‘capitani coraggiosi’, che, ‘con l’elmetto in testa e il coraggio di chi innova’ sono in grado di guardare l’orizzonte, pronti a innovare, a rischiare e a dirigersi verso un futuro migliore rispetto agli ultimi 5 anni”.

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