HP pronta a rilanciarsi

Pubblicato il: 24/02/2014
Autore: Piero Macrì

Nonostante il fatturato complessivo risenta ancora di una generale contrazione la società viene apprezzata sulla piazza finanziaria. Nell'ultimo trimestre buone le performance della componente server.

L’uscita di Ibm dal mercato server x86 Intel potrebbe favorire la rivale HP. E’ l’opinione di Amdal Daryanani, analista di RBC Capital Markets. Il programma di ristrutturazione avviato due anni fa con l’ingresso di Meg Whitman a Ceo è servito a iniettare nuova fiducia nei mercati. Clienti e partner, ha affermato Whitman, stanno dimostrando un atteggiamento positivo nei nostri confronti. Un feeling che meg-whitman-ceo-hp.jpgtrova conferma in Wall Street dove il prezzo dell’azione HP, nel giro di soli sei mesi, è aumentato di circa il 50%, passando da 20 a 30 dollari. 
Questo non vuol dire che tutto vada per il meglio. Da un punto di visto dell’andamento complessivo delle vendite HP sta attraversando una fase di contrazione, dovuta comunque in larga parte alla contingenza economica, che vede i paesi emergenti frenare sugli investimenti, e alla razionalizzazione-riconversione del mercato PC. L’ultimo trimestre è stato chiuso a 28,4 miliardi di dollari equivalente a un -1% rispetto all’analogo periodo 2013, ma comunque superiore alle aspettative degli analisti finanziari che avevano posto un target a 27,2 miliardi. Il fatturato generato dalla componente PC è diminuito del 6,7% risentendo in modo evidente – come affermato da Gartner – di una più incisiva propensione all’acquisto di smartphone e tablet da parte dell’utenza consumer. 
Risultati opposti sono stati invece ottenuti sul versante business dove la personal system unit ha fatto registrare un aumento del 3,6% passando a un fatturato di 8,53 miliardi di dollari. E se il comparto stampanti non decolla (-2,2%) la notizia positiva arriva dalla divisione server dove la componente Intel ha avuto un aumento di valore del 6%. Discontinuità viene infine registrata nella componente servizi dove il mancato rinnovo di alcuni grandi contratti ha fatto perdere il 7,3% del business di riferimento.

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