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Data center, la UE presenta la nuova etichetta di sostenibilità

Dal PUE al riutilizzo del calore: quattro indicatori per misurare l’impatto ambientale delle infrastrutture oltre 500 kW. Aperta fino a dicembre una consultazione sugli standard minimi, le prime etichette sono attese nel 2027

Mercato Tecnologie & Trend

Fonte: AI Gemini

La Commissione Europea ha presentato lo scorso 21 settembre il Data Centre Energy Efficiency Package, un insieme di misure per rendere sistematico il monitoraggio dell'impatto ambientale dei Data Center e del loro consumo di energia elettrica e acqua.

Al centro dell'iniziativa c'è un nuovo sistema di classificazione dei Data Center con potenza superiore a 500 kW. L'obiettivo è sintetizzare in una “etichetta elettronica” le prestazioni ambientali dei Data Center, secondo un modello concettualmente simile a quello già utilizzato per elettrodomestici e dispositivi digitali.

Quattro indicatori per misurare la sostenibilità

La valutazione europea si basa su quattro parametri. Il primo è il PUE (Power Usage Effectiveness), che misura l'efficienza nell'impiego dell'energia. Il secondo è il WUE (Water Usage Effectiveness), riferito all'efficienza nell'utilizzo dell'acqua necessaria al raffreddamento.

A questi si aggiungono l'ERF (Energy Reuse Factor), cioè la percentuale di energia assorbita che viene riutilizzata, e il REF (Renewable Energy Factor), che indica la quota dell'energia utilizzata proveniente da fonti rinnovabili.

Nel caso dell'ERF, il concetto di riutilizzo dell'energia riguarda in particolare il calore di scarto prodotto dall'infrastruttura: praticamente tutta l'elettricità consumata da un data center infatti si trasforma in calore.

La classificazione comprenderà inoltre l'eventuale contributo del data center alla rete elettrica attraverso l'immissione dell'energia rinnovabile prodotta in eccesso rispetto a quella effettivamente utilizzata.

Efficienza energetica, in Classe A i data center con PUE inferiore a 1,15

Le prestazioni di ciascun Data Center rispetto ai quattro parametri come accennato saranno sintetizzati nell'etichetta elettronica. Per l'efficienza energetica, la scala prevista va dalla classe A (PUE inferiore o uguale a 1,15) alla classe G (PUE superiore a 1,9).

Anche il consumo idrico sarà espresso attraverso una classificazione: la classe A corrisponde a un WUE inferiore o uguale a 0,1, mentre nella classe F finiranno i Data Center con valori di WUE compresi tra 0,8 e 1.

L'etichetta non si limiterà comunque a queste due classi di efficienza. Riporterà anche una serie di informazioni identificative e descrittive: il nome e l'ubicazione del data center, la tipologia dell'infrastruttura, la fascia dimensionale, l'operatore, il periodo a cui si riferiscono i dati, la data di avvio dell'attività e la ripartizione dell'energia utilizzata in funzione delle fonti di provenienza.

Un percorso avviato nel 2024

La nuova classificazione nasce da un percorso avviato nel marzo 2024 con l'adozione del Regolamento delegato (UE) 2024/136415, che ha istituito lo “European Database on Data Centers” e introdotto un sistema per la raccolta delle informazioni e degli indicatori destinati ad alimentare il futuro schema di classificazione.

Il regolamento stabilisce obblighi di monitoraggio e rendicontazione per tutti i data center con una potenza IT installata pari o superiore a 500 kW. I proprietari e i gestori delle infrastrutture fisiche sono direttamente responsabili della comunicazione annuale dei dati relativi a PUE, WUE, ERF e REF, che confluiscono appunto nel database europeo dei Data Center.

La disponibilità sistematica di questi dati costituisce quindi la base sulla quale la Commissione vuole costruire una valutazione omogenea delle prestazioni dei Data Center presenti nell'Unione.

La crescita dei data center e la pressione sulle risorse

Alla base dell'intervento europeo ci sono due esigenze opposte. Da un lato, i Data Center sono considerati dalla UE infrastrutture indispensabili per lo sviluppo digitale dell'Europa, e per rafforzare l'indipendenza tecnologica e la sovranità digitale del continente. In questo scenario si colloca l'obiettivo di triplicare la capacità dei data center europei nei prossimi 5-7 anni, indicato nel recente CADA (Cloud and AI Development Act).

Dall'altro lato, l'espansione di queste infrastrutture determina una pressione crescente sulle reti elettriche, un maggiore impiego di acqua, e una crescita delle emissioni di gas serra.

Il tema dei consumi energetici è particolarmente significativo. La Commissione Europea cita dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) secondo cui nel 2024 i data center nell'Unione Europea hanno consumato circa 68 Twh, cioè circa il 2,4% della domanda totale di energia nell’Unione, ma a causa dell'espansione dell’uso dell'intelligenza artificiale nel 2030 consumeranno quasi il doppio: circa 114 TWh, cioè oltre il 3% della domanda complessiva di elettricità della UE.

Efficienza energetica e idrica: una condizione necessaria ma non sufficiente

La strategia europea non punta quindi soltanto a ridurre il consumo delle singole infrastrutture, ma anche a favorire una loro integrazione più sostenibile nel sistema energetico.

L'efficienza energetica e idrica diventa in questo quadro una condizione necessaria, ma non sufficiente. Un esempio è rappresentato dal riutilizzo del calore prodotto dai data center: secondo la UE, recuperare circa la metà del calore di scarto generato dai data center europei potrebbe equivalere al fabbisogno complessivo di riscaldamento di 4 milioni di famiglie.

La stessa Commissione collega questa impostazione al concetto di etichetta elettronica di sostenibilità. Data center progettati per essere efficienti e flessibili, e capaci di modulare i propri consumi in funzione delle condizioni della rete, possono contribuire a contenere il costo complessivo del sistema elettrico, aumentarne la stabilità e facilitare l'integrazione di una maggiore quantità di energia da fonti rinnovabili.

Consultazione aperta fino al 14 dicembre sugli standard minimi di prestazione

Il prossimo passaggio riguarda la definizione degli standard minimi di prestazione che dovranno essere applicati ai data center europei. La Commissione ha avviato una consultazione pubblica della durata di 12 settimane e una richiesta di contributi proprio su questo tema.

I contributi raccolti serviranno al lavoro preparatorio della Commissione in vista della proposta legislativa prevista per il secondo trimestre del 2027. La consultazione è aperta a tutti i soggetti interessati, dalle associazioni di settore ai comitati civici fino ai singoli cittadini, che possono presentare i propri contributi entro il 14 dicembre 2026.

Parallelamente, il regolamento delegato che istituisce il sistema di classificazione della sostenibilità dei data center è sottoposto a un periodo di esame di due mesi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Il testo, tuttavia, non è più modificabile.

Le prime etichette nel 2027

La tabella di marcia della Commissione prevede che le prime etichette di sostenibilità relative ai singoli data center saranno disponibili nel corso del 2027. Il sistema dovrebbe poi essere sottoposto a una prima revisione entro la fine del 2028, con l'obiettivo di verificarne l'efficacia e introdurre eventuali miglioramenti.

Il percorso di integrazione dei data center nel sistema energetico europeo prosegue intanto anche attraverso il confronto tra gli operatori del settore e gli altri soggetti coinvolti. La Commissione sta negoziando con gestori di data center, operatori delle reti elettriche, fornitori di energia e autorità pubbliche per arrivare a un accordo tripartito sui data center nella seconda metà dell'anno.

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