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Elezioni 4 marzo: due imprenditori su tre bocciano i programmi elettorali

Secondo un sondaggio Confesercenti-SWG le Pmi sono incerte riguardo le prossime elezioni, il 36% sta rimandando gli investimenti. Fisco, sostegno alle imprese e più forza in Europa le principali richieste degli imprenditori alla politica.

Mercato
A dieci giorni dalle elezioni, due imprenditori su tre (il 64%) bocciano le proposte avanzate finora dalle forze politiche, da cui invece si attendono proposte più concrete e mirate su fisco, sostegno all’impresa e rapporto con l’Unione Europea.
Una situazione di incertezza che blocca anche l’economia: il 36%, infatti, segnala di voler rimandare a dopo le elezioni la decisione se procedere o meno con gli investimenti già programmati.
È quanto emerge da un’indagine condotta da Confesercenti SWG sulle attese e le intenzioni di voto dei titolari di piccole e medie imprese, che nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. Che si avvicinano alla tornata elettorale con disincanto, nella convinzione che il risultato sia comunque in qualche modo già segnato: per il 65% degli imprenditori intervistati, infatti, l’esito della consultazione sarà un Parlamento diviso, cui potrà seguire solo una grande coalizione o un ritorno alle urne. Minoritaria la quota di chi ritiene, invece, che la prossima legislatura segnerà una forte discontinuità con il passato (35%).

Tra le risposte che le imprese attendono dalla politica, spicca la questione fiscale. Il 56% degli intervistati, infatti, ritiene che la riduzione del peso delle imposte debba essere la priorità della prossima legislatura. Ma si cerca anche più sostegno alla piccola impresa (39%), semplificazione burocratica (30%), riduzione del costo del lavoro (28%) e un accesso al credito più semplice e meno costoso (18%). Richieste avanzate da anni dal mondo della piccola e media impresa italiana, ma fino ad ora mai soddisfatte pienamente.

“In campagna elettorale si è parlato spesso di piccola e media impresa; ma al di là dei soliti riferimenti rituali, le proposte finora avanzate assomigliano più a slogan che a progetti ben definiti: restano infatti da chiarire le modalità di applicazione e le coperture”, commenta Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti.
“Nonostante questo dal sondaggio emerge comunque un certo pragmatismo degli imprenditori, come dimostra l’ampia richiesta di stabilità, necessaria alle imprese per investire e progredire. Questo, però, non vuol dire che non si cerchino risposte. Anzi: dopo anni di vuoto, la richiesta si è fatta ancora più pressante. Le imprese vivono un’incertezza ed uno sconforto sempre più palpabili di fronte a proposte che, da chi vuole stringere ancora la cinghia a chi promette mari e monti, paiono comunque inadeguate. Serve un’inversione di tendenza, è necessario dare alle Pmi il sostegno di cui hanno bisogno per agganciare finalmente e completamente la ripresa. Il paradosso è che la direzione indicata da tutte, proprio tutte le forze politiche, è quella giusta: la riduzione della pressione fiscale, richiesta da 6 Pmi su 10. Ma la strada deve essere percorribile: occorre mettere in campo proposte credibili, mirate e realizzabili per dare ossigeno alle imprese. In particolare alle micro-attività urbane, che vivono un problema di sostenibilità che sta aumentando il degrado delle nostre città, ma che viene ignorato da tutte le forze politiche. Noi abbiamo elaborato un piano in dieci punti – dal tax credit per le attività di vicinato all’accesso al credito, dalle misure per il recupero degli immobili sfitti al sostegno del turismo – che riteniamo possa dare uno shock positivo alle Pmi" conclude il Presidente di Confesercenti.
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