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Supply chain globali, situazione ancora delicata: la visione Cebon Industrial

onostante sia terminato il periodo peggiore (cinque anni fa), fattori estremamente variabili come conflitti, instabilità economica, materie prime, influenzano tuttora i flussi globali. Cebon Industrial scatta una fotografia della 'nuova normalità' delle supply chain e dà alcuni suggerimenti

Mercato

Fonte: Agenzia PR: shincommunication

Caos delle Supply Chain? Pensiamo differente! Conflitti globali, dazi, instabilità economica, disponibilità incerta di materie prime sono solo alcuni aspetti della situazione odierna dei mercati. La situazione si è fatta 'difficile' già nel periodo pandemico, ovvero oltre un lustro fa; di conseguenza, le supply chain sono state ripensate rapidamente ma spinte al limite. Per molte aziende in tutta Europa la realtà è questa: proprio quando si inizia ad adattarsi, accade qualcosa che sconvolge nuovamente i piani. In questo delicato contesto, restare “sul pezzo” ovvero monitorare i segnali come anche saper agire tempestivamente per contrastare le criticità non rappresenta più un vantaggio competitivo. Alla fine, oggigiorno, cosa servirebbe per rendere meno sensibili le catene di approvvigionamento agli eventi?

“L’ambito della logistica, è ormai piuttosto abituato agli eventi imprevisti. Basti pensare a tutto ciò che è successo da 6 anni a questa parte: la pandemia, la guerra in Ucraina, il blocco del Canale di Suez e le continue tensioni geopolitiche. Questi eventi hanno dimostrato che è realmente necessario pensare in modo più flessibile e agire tenendo conto che le condizioni che cambiano in breve tempo non sono più un’eccezione ma una regola”, afferma Rasmus Malmborg, Responsabile Acquisti di Cebon Group.  

La nuova 'normalità' per le supply chain

In tema logistica, facciamo un salto indietro di tre anni: a seguito della crisi del Mar Rosso (2023), le compagnie di navigazione, a causa dei rischi per la sicurezza, sono state costrette a deviare le loro rotte. Ciò ha comportato l’aumento di percorrenza di oltre 3000 miglia nautiche con tempi dilatati di 8-10 giorni. Per dare un esempio concreto, una nave che percorre una rotta tradizionale fra Asie ed Europa passa da circa 8500 miglia nautiche via Suez, a quasi 12000 con la circumnavigazione del continente africano. È ovvio quindi che un cambiamento così radicale abbia un impatto primario sugli aspetti economici, non solo del trasporto ma anche del tempo di consegna.

Se in precedenza, l'attenzione era concentrata principalmente sul Canale di Suez oggi i riflettori sono puntati sullo Stretto di Hormuz (rotta cruciale in cui transita circa il 20% del petrolio e del GNL destinati ai mercati mondiali). L’alternanza fra chiusure e riaperture di questo esiguo spazio ha avuto immediate e pesanti ripercussioni sui prezzi dei carburanti e, ancora una volta, sul costo delle merci.

Malmborg prosegue: “Sono anche i piccoli cambiamenti che possono avere conseguenze importanti lungo l'intera catena del valore. Oltre alle tensioni geopolitiche, abbiamo assistito anche a cambiamenti nelle alleanze marittime, dove le nuove reti necessitano di più tempo per stabilizzarsi. Tutti questi piccoli grandi cambiamenti rendono molto difficile prevedere condizioni future come livello di servizio, i costi e l'affidabilità della supply chain

Abbandonare la mentalità Just-in-Time

Gli eventi passati qualcosa hanno insegnato; se molte aziende oggi sono meglio preparate, risulta ancora molto complesso e sfidante riuscire a prevedere in qualche modo le prossime e possibili sfide. "In passato, gli approvvigionamenti seguivano una struttura per lo più ricorrente e caratterizzata da parametri come la domanda stagionale, le campagne e i flussi facilmente prevedibili. Oggi, le priorità sono cambiate e cambiano con rapida frequenza. Sono cambiati anche fattori come la scelta dei materiali, la carenza di componenti e le nuove normative UE: queste novità hanno un impatto più diretto sulle consegne » prosegue Malmborg.

"Abbiamo anche imparato una lezione fondamentale: in tempi incerti, fare business con una mentalità puramente “just-in-time” non regge più. Ora dobbiamo creare margini di sicurezza, pianificare con maggiore chiarezza ed essere sempre pronti a adattare la strategiaPer noi di Cebon Industrial, questo nuovo modo di agire significa rimanere proattivi, collaborando a stretto contatto con i nostri spedizionieri, valutando costantemente soluzioni alternative per garantire che i clienti ricevano i loro prodotti con il minor disagio possibile», aggiunge Malmborg. 

I consigli di Cebon Industrial per i periodi di crisi

Attualmente le supply chain sono sottoposte a forti pressioni, ma ciò rappresenta anche un vantaggio poiché si possono trarre preziose lezioni. Quali sono gli elementi chiave che possono fare la differenza?

  • Una selezione più ampia di fornitori può fare una grande differenza

Un fatto è certo: la dipendenza da un unico fornitore riduce moltissimo la capacità di adattamento. Su questa base possiamo evincere che situazioni diverse richiedono capacità diverse; gli spedizionieri sono moltissimi e ognuno può offrire prestazioni differenti a seconda dello scenario. Detto questo, sarà più semplice valutare la scelta dello spedizioniere in modo da avere la migliore risposta ai tanti “e se”.

  • Avere sempre un piano B

Questo segue di pari passo la filosofia del punto precedente: una struttura logistica più ampia facilita la flessibilità e ciò può fare davvero la differenza. Nelle situazioni di urgenza, può essere necessario passare dal trasporto marittimo a quello aereo; se questo passaggio lo si è previsto come opzione reale la scelta andrà a gravare meno sui costi perché ci si è preparati prima.

  • Comunicazioni chiare e tempestive

La fiducia si conquista anche con la trasparenza: i clienti preferiscono ricevere aggiornamenti piuttosto che doverli chiedere, pertanto un altro fattore chiave è la proattività. Avvisare per tempo il cliente riguardo a possibili problematiche, proponendo il piano B non rappresenta un inconveniente ma un’alternativa. E se il cliente ha l’alternativa su cui ha il potere decisionale sarà ancora più incentivato a restare. Lo sa con ampio anticipo, può scegliere cosa fare, può mettere il fornitore nelle condizioni di una pianificazione ottimale per entrambi.

  • Aiutare i clienti a orientarsi nel “rumore”

Questo punto fa seguito alla proattività. Oggi le informazioni disponibili sono un vero e proprio oceano, tuttavia in questo oceano regna una scarsa affidabilità, tanto è il “rumore”. Anche in questo caso la trasparenza e la proattività contribuiscono moltissimo a ridurre l'incertezza e a favorire le decisioni migliori.

  • Prevedere tempi di consegna più lunghi

Prevedere tempi di consegna dilatati, ma anche differenziare la localizzazione degli assortimenti è un ottimo ammortizzatore contro gli eventi imprevisti. Abbiamo affermato che la filosofia just in time non è più efficace; è per questo motivo che occorre pensare ad assortimenti che tengano conto di volumi più grandi, perché le consegne potrebbero avere cadenze irregolari. Questa strategia sarà senz’altro di aiuto per compensarne i ritardi.

Pensare differente, risultati differenti

Ovviamente non esiste un metodo infallibile per poter mitigare completamente gli effetti degli eventi, quindi la situazione attuale non sta diventando più prevedibile. Sono le aziende che stanno imparando a reagire in modo differente, perché la chiave è proprio adottare un pensiero differente, affrancandosi pian piano dagli schemi utilizzati finora. D'altronde come disse Einstein “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”.

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