Google con Street View fotografava anche i dati sensibili in transito sulle reti Wi-Fi

Pubblicato il: 18/05/2010
Andrea Sala

Le speciali automobili del servizio Street View di Google non avrebbero solo scattato fotografie delle strade di tutto il mondo. L'ultima accusa è di aver anche registrato informazioni che transitavano su reti Wi-Fi non protette. Google prima respinge le accuse, poi ammette la gaffe.

Il famoso motto "Don't be evil" (non siate cattivi) di Google suona sempre più strano, quasi da 1984 di Orwelliana memoria. Questo, almeno, è il fastidioso effetto di numerose iniziative, sul web e non, portate avanti dal gigante di Mountain View. L'ultimo passo falso riguarda Street View e le speciali automobili utilizzate per fotografare le strade di tutto il mondo, in modo da poterle includere in Google Maps. Le auto, si è scoperto, non raccoglievano solo scatti di vie e grandi arterie di traffico: "per errore" hanno immagazzinato anche dei dati sensibili che viaggiavano sulle reti wireless aperte circostanti.
google-street-view-fotografava-anche-i-dati-sensib-1.jpgNon era un segreto che le macchine in questione avessero preso nota dei
dati tecnici - indirizzi MAC e informazioni SSID - di modem, router e reti Wi-Fi che incontravano. Questi dati, utili per i servizi di geolocalizzazione di Google Maps, non si possono tuttavia definire sensibili o importanti in senso stretto. Almeno, questo è quello che il Grande Fratello Google aveva dichiarato lo scorso 27 aprile, rispondendo alle veementi accuse del garante per la privacy tedesco Peter Scharr.
Ma ieri BigG è dovuto tornare precipitosamente sui suoi passi, originando una gaffe di proporzioni considerevoli. Sì, perchè la notizia è rimbalzata rapidamente in tutto il globo, da qui la gaffe dal sapore Orwelliano di cui sopra.
Il colpevole del pasticcio? Alcune
righe di codice scritte da un ingegnere per un progetto Wi-Fi sperimentale datato 2006. Queste informazioni hanno permesso alle "Google Cars" di intercettare frammenti di comunicazioni private sulle reti wireless nelle vicinanze.
Google lo ammette sul proprio
blog ufficiale, attraverso le parole di Alan Eustace, senior vicepresident, engineering & research: "Ora è chiaro che abbiamo per errore raccolto frammenti di comunicazioni da reti Wi-Fi aperte (cioè non protette da password), anche se non abbiamo mai utilizzato tali dati per i nostri servizi".
Se da un lato la candida ammissione di colpevolezza giova all'immagine di Google, dall'altro solleva interrogativi inquietanti. Certo, un tentativo di insabbiare la questione sarebbe stato disastroso per BigG, viste le numerose critiche che regolarmente gli vengono mosse da utenti e agenzie governative riguardo il suo insaziabile appetito per le informazioni personali. Una "fame" che, secondo gli opinionisti di mezzo mondo, avrebbe spesso violato la privacy individuale.
Per ora le auto sono ferme e da Mountain View fanno sapere di essere in contatto con le autorità di diverse importanti nazioni - Usa, Francia, Germania, Brasile e Hong Kong fra gli altri - per coordinarsi sull'eliminazione dei dati raccolti.
Bene, era la cosa giusta da fare. Tuttavia non sono escluse ulteriori proteste o azioni legali, per violazione della legge sulle intercettazioni, per esempio.
Ma il peggior aspetto di tutta la faccenda è la sensazione di essere osservati da un Grande Fratello digitale che, "Don't be evil" o meno, casualmente rivela la propria ingombrante presenza.

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