Cloud Computing sicuro? Ecco cosa fare, ecco cosa sbagliano le imprese

Pubblicato il: 11/03/2019
Marco Maria Lorusso

Cloud computing sicuro. Le regole da rispettare, i passi da fare, le soluzioni, le strategie e le piattaforme su cui scommettere. Prima esclusiva puntata di una nuova rubrica multimediale #SicuriComeFortinet che, mensilmente Impresacity e Channelcity dedicheranno ai grandi temi e alle grandi guide per affrontare, al meglio, le sfide sella security al tempo della rivoluzione digitale. I consigli, i suggerimenti, la visione di Cesare Radaelli, SR. Director Channel Account di Fortinet Italia.

Cloud computing sicuro, servizi a consumo da cui passano dati, video, foto, denaro… di crescente criticità per le imprese. Una rivoluzione senza precedenti giunta, come spesso abbiamo raccontato, a grande maturazione proprio nel 2018. La domanda di migrazione in cloud è infatti esplosa anche in Italia, numeri alla mano e coinvolge anche le Piccole e medie imprese. Questione di vantaggi economici, scalabilità, flessibilità. Allo stesso tempo però e con pari forza dirompente, come ci racconta il recentissimo rapporto Clusit sullo stato della sicurezza in Italia, proprio la vulnerabilità delle infrastrutture IT, dei perimetri aziendali, delle piattaforme digitali su cui molte aziende stanno scommettendo sta mostrando tassi di crescita drammatici.
Cesare Radaelli, SR. Director Channel Account di Fortinet Italia«A rischio – hanno recentemente commentato gli esperti del Clusit – c’è la tenuta stessa del sistema digitale, troppo forti le minacce e troppo vincenti i sistemi di attacco, troppo bassi i sistemi di difesa e la percezione del rischio…». Grandi poteri dunque, ma anche enormi responsabilità spesso mal gestite… che mostrano il fianco. Rischi senza precedenti per imprese manager ma anche semplici privati (provate a pensare alla grande piaga dell’uso, non gestito, di smartphone per accedere a sistemi professionali e processi aziendali e, allo stesso tempo, per gestire la propria vita privata, le proprie app e servizi gratuiti…).  Anche e soprattutto per questo motivo, e nella speranza di dare un contributo prezioso per la gestione di una situazione a tratti paradossale, da questo mese nasce una esclusiva collaborazione multimediale tra Channlecity e Fortinet.
Una rubrica, #SicuriComeFortinet, che mensilmente con video, interviste esclusive, casi di successo e guide pratiche, cercherà di accendere i riflettori sui più grandi temi e problemi legati alla security. Su come, invece, possano sicuramente diventare grandi opportunità di business e competitività per le imprese italiane. 

Pronti via, ecco che la prima puntata di #SicuriComeFortinet è diventata inevitabilmente e naturalmente, una piccola guida per affrontare quella che è una delle più grandi richieste che imprese di ogni forma e dimensione stanno oggi facendo a system integrator, distributori informatica, vendor di tecnologie digitali… Come si passa al cloud computing senza correre rischi? Non più dunque prodotti fisici, non più server, non più software tradizionale, non più hardware, non più acquisti one shot (come dicono quelli che ne sanno) ma la richiesta di esperienze di utilizzo, da pagare come e quando ne fruisco. Il cloud computing è tutto qui, più o meno, e prevede inevitabilmente un ruolo sempre più importante da parte di fornitori esterni, fornitori e gestori di servizi di fronte ai quali, complice anche la rivoluzione del GDPR e della nuova privacy europea, molte imprese sono spesso ancora frenate nell’affidare dati, sistemi di posta, server… Cesare Radaelli, SR. Director Channel Account di Fortinet Italia, in questa prima puntata di #SicuriComeFortinet ci spiega innanzitutto come affrontare questo “freno” e soprattutto quali errori non commettere nel migrare in cloud. 
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Cloud computing sicuro, perchè le nuvole fanno, ancora, un po’ paura?

«La sicurezza legata al cloud e i timori ad essa legati sono un punto di attenzione più che un freno. Di certo l’adozione di ambienti cloud impone da parte delle aziende un approccio strutturato che non può essere sottovalutato. Il cloud computing stesso infatti poggia le sue fondamenta sulla shared responsability, ovvero la responsabilità condivisa – racconta Radaelli–. I fornitori di cloud, i provider di servizi e ambienti cloud garantiscono una sicurezza di base su quanto offrono. Poi però quelli che sono gli ambienti che vengono montati all’interno o al di sopra di questi ambienti cloud restano appunto di appannaggio e responsabilità delle imprese stesse. Questo impone un approccio strutturato che spesso le aziende non considerano in maniera adeguata e che poi finisce per generare qualche malinteso se non timore…». 


Ma cosa vuol dire Cloud Computing sicuro allora?

«Vuol dire affidarsi ad un vendor che ha una capacità e una impronta estese in termini di protezione degli ambienti cloud. Estese vuol dire avere la libertà di lavorare su diversi ambienti e provider cloud che propongono il servizio e coprire le diverse esigenze, in ambito security, che una applicazione in cloud si porta inevitabilmente dietro» 

Cloud Computing sicuro, quali gli errori più gravi da parte delle imprese?

«Un errore comune è considerare l’infrastruttura cloud già sicura così come è, perché il fornitore lo garantisce. Non è così, perché gli ambienti e le applicazioni sono eterogenee e la sicurezza che viene proposta spesso è molto basica. Un livello che non è assolutamente sufficiente per tenere testa alla marea montante di minacce che arrivano dal mondo digitale, minacce in continua evoluzione e con velocità di esecuzione sempre più elevata». 
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Cloud Computing sicuro, ma perché scegliere Fortinet?

«Il Security Fabric è l’approccio, la risposta di Fortinet ad una situazione davvero molto complessa tra nuovi modelli di fruizione dei servizi ICT, nuovi paradigmi in arrivo come Big data e IOT e oggetti sempre più connessi…. Una risposta che è però attentamente centrata rispetto alle esigenze di protezione del cloud che abbiamo appena visto. Sono tre infatti gli elementi centrali del Security Fabric: visibilità e management, ovvero controllo delle applicazioni avviate in cloud.Il secondo è l’estensione della nostra proposta e la capacità di proteggere con la stessa intensità, su diverse piattaforme e diversi provider di cloud, tutte le applicazioni e gli strati che proprio le aziende vanno a poggiare e fondare sulla nuvola.Ultima e non ultima è la parte dei connettori, la Fabric è infatti aperta e abbiamo diversi connettori che sono in grado di innestarsi facilmente in un ambiente eterogeneo per dare la migliore copertura di security in maniera immediata». 


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