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Anche negli scenari più ottimistici al 2035, un consumo elettrico elevato da parte dei data center comporterebbe un impatto ambientale significativo se non accompagnato da politiche di decarbonizzazione efficaci
Da molti punti di vista l'intelligenza artificiale rappresenta un volano di business straordinario ma anche un problema: da un lato, permette di migliorare efficienza e la competitività delle aziende, dall'altro, richiede un "esborso" energetico crescente delle infrastrutture digitali connesse, con serie implicazioni per le reti e le emissioni di CO2. Sono alcune delle riflessioni emerse nel corso della presentazione dello studio Digitalization and Decarbonization Report 2025, redatto dall'Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Report che propone una lettura integrata delle dinamiche normative, tecnologiche ed energetiche che stanno plasmando il futuro del sistema produttivo.
Le richieste di connessione vengono soprattutto dalla Lombardia (34,9 GW, per lo più attorno a Milano) e dal Piemonte (11,7 GW), una concentrazione che mette in difficoltà le infrastrutture. Seguono Lazio (7,1 GW), Puglia (3,9 GW), Veneto (2,9 GW) ed Emilia-Romagna (2,7 GW). Per diminuire l'impatto occorrerebbe incentivare i data center che integrano soluzioni di autoproduzione attraverso soluzioni di infrastrutture basate sulle rinnovabili, con o senza sistemi di accumulo, in modo da ridurre il prelievo dalla rete elettrica.
"Solo un forte impegno sulla sostenibilità energetica e sull'adozione di tecnologie green potrà evitare che il settore dei data center diventi una fonte rilevante di emissioni di carbonio – spiega Federico Frattini, vicedirettore di Energy & Strategy e responsabile dello studio –. Anche negli scenari più ottimistici al 2035, infatti, un consumo elettrico elevato da parte dei data center comporterebbe un impatto ambientale significativo se non accompagnato da politiche di decarbonizzazione efficaci. Il Testo Unificato per i Data Center rappresenta proprio un primo tentativo di governare lo sviluppo del settore, coniugando semplificazione autorizzativa e requisiti di sostenibilità".
Nel 2024 il consumo elettrico dei data center in Italia si aggirava sull'1,9% del totale dei consumi nazionali (5,8 TWh), ma al 2035 potrebbe oscillare tra il 7% e il 13% (va considerato anche il "peso" dei sistemi di raffreddamento, che mediamente coprono il 25-30% del totale, ma innovazioni in fase di sviluppo come le soluzioni a liquido possono abbatterlo del 90%). Quanto alle emissioni, che nel 2024 ammontavano a poco più di un milione di tonnellate di CO2, se il mix energetico italiano rimanesse invariato nel 2030 le emissioni dei data center si collocherebbero tra circa 4,87 e 8,37 milioni di tonnellate, a seconda dello scenario considerato. Qualora invece si raggiungesse l'obiettivo del PNIEC, cioè un mix elettrico decarbonizzato al 65%, le emissioni, comunque in aumento, si ridurrebbero a un intervallo compreso tra 2,9 e 5 milioni di tonnellate.
Dal punto di vista normativo, il Report del Politecnico evidenzia come l'AI Continent Action Plan europeo e il recente DDL AI italiano rappresentino un passaggio chiave verso la costruzione di un ecosistema dell'intelligenza artificiale competitivo, affidabile e sostenibile nel medio-lungo periodo. I cinque pilastri del Piano – infrastrutture computazionali, dati, sviluppo e adozione degli algoritmi, competenze e semplificazione normativa – puntano a rafforzare la sovranità tecnologica europea; dal canto suo, il DDL AI lo inserisce in un quadro italiano di regole orientato a trasparenza, sicurezza e supervisione umana, con impatti diretti sui settori energivori e sulle infrastrutture critiche.
In questo articolo abbiamo parlato di: Cloud Computing, Data Center, Decarbonizzazione, Efficienza Energetica, Infrastrutture Digitali, Intelligenza Artificiale, Sostenibilità Energetica,