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Westcon e Palo Alto Networks, l’AI agentica per la nuova difesa digitale

L’AI agentica trasforma le SecOps: meno attività manuali, più automazione e un nuovo equilibrio tra rischio, governance e valore

Autore: Redazione ChannelCity - Tempo di lettura 2 minuti.

In un periodo storico carico di incertezze, un punto fermo resta al centro delle priorità aziendali: la cybersecurity. Non più soltanto scudo difensivo, ma disciplina strategica che incide su operatività, resilienza e crescita. È una grande opportunità o un enorme rischio, a seconda di come la si affronta: piattaforme unificate, governance e competenze possono trasformarla in vantaggio competitivo. La discontinuità del 2026 ha un nome preciso: intelligenza artificiale agentica, non un add on, ma un nuovo modello operativo delle SecOps.

LA CYBERSECURITY DA DIFESA A LEVA STRATEGICA

“Il 2026 rappresenta un’accelerazione senza precedenti nel modo in cui le aziende concepiscono sicurezza e operatività. L’intelligenza artificiale è diventata una componente strutturale delle SecOps. La sfida è duplice: da un lato, i team di sicurezza possono finalmente superare i limiti dell’automazione tradizionale; dall’altro, gli avversari sfruttano l’AI per rendere i loro attacchi fino a 100 volte più veloci”, osserva Francesco Seminaroti, Country Manager di Palo Alto Networks Italia. In questo scenario si inserisce la novità di Cortex AgentiX, nuova generazione di Cortex XSOAR, concepita per costruire, distribuire e governare una vera e propria forza lavoro di agenti AI capaci di valutare, pianificare ed eseguire attività complesse con piena trasparenza e livelli di supervisione modulabili. Dal punto di vista di mercato emergono traiettorie chiare: orchestrazione end to end al posto di automazioni puntuali; architetture “platform first” con AI nativa nei workflow; audit, tracciamento e conformità by design anche quando cresce l’autonomia degli agenti. Le criticità note - carenza di personale, complessità degli stack, frammentazione - convivono con un’occasione concreta: riallocare gli analisti su indagini e...

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In un periodo storico carico di incertezze, un punto fermo resta al centro delle priorità aziendali: la cybersecurity. Non più soltanto scudo difensivo, ma disciplina strategica che incide su operatività, resilienza e crescita. È una grande opportunità o un enorme rischio, a seconda di come la si affronta: piattaforme unificate, governance e competenze possono trasformarla in vantaggio competitivo. La discontinuità del 2026 ha un nome preciso: intelligenza artificiale agentica, non un add on, ma un nuovo modello operativo delle SecOps. LA CYBERSECURITY DA DIFESA A LEVA STRATEGICA “Il 2026 rappresenta un’accelerazione senza precedenti nel modo in cui le aziende concepiscono sicurezza e operatività. L’intelligenza artificiale è diventata una componente strutturale delle SecOps. La sfida è duplice: da un lato, i team di sicurezza possono finalmente superare i limiti dell’automazione tradizionale; dall’altro, gli avversari sfruttano l’AI per rendere i loro attacchi fino a 100 volte più veloci”, osserva Francesco Seminaroti, Country Manager di Palo Alto Networks Italia. In questo scenario si inserisce la novità di Cortex AgentiX, nuova generazione di Cortex XSOAR, concepita per costruire, distribuire e governare una vera e propria forza lavoro di agenti AI capaci di valutare, pianificare ed eseguire attività complesse con piena trasparenza e livelli di supervisione modulabili. Dal punto di vista di mercato emergono traiettorie chiare: orchestrazione end to end al posto di automazioni puntuali; architetture “platform first” con AI nativa nei workflow; audit, tracciamento e conformità by design anche quando cresce l’autonomia degli agenti. Le criticità note - carenza di personale, complessità degli stack, frammentazione - convivono con un’occasione concreta: riallocare gli analisti su indagini e...
In un periodo storico carico di incertezze, un punto fermo resta al centro delle priorità aziendali: la cybersecurity. Non più soltanto scudo difensivo, ma disciplina strategica che incide su operatività, resilienza e crescita. È una grande opportunità o un enorme rischio, a seconda di come la si affronta: piattaforme unificate, governance e competenze possono trasformarla in vantaggio competitivo. La discontinuità del 2026 ha un nome preciso: intelligenza artificiale agentica, non un add on, ma un nuovo modello operativo delle SecOps. LA CYBERSECURITY DA DIFESA A LEVA STRATEGICA “Il 2026 rappresenta un’accelerazione senza precedenti nel modo in cui le aziende concepiscono sicurezza e operatività. L’intelligenza artificiale è diventata una componente strutturale delle SecOps. La sfida è duplice: da un lato, i team di sicurezza possono finalmente superare i limiti dell’automazione tradizionale; dall’altro, gli avversari sfruttano l’AI per rendere i loro attacchi fino a 100 volte più veloci”, osserva Francesco Seminaroti, Country Manager di Palo Alto Networks Italia. In questo scenario si inser
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