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Maverick AV Solutions a ISE 2020: verso la smart collaboration

Per Maverick l'obiettivo dei sistemi di collaborazione oggi è dare le funzioni chieste dagli utenti nel modo più trasparente possibile. Lo si può fare, ma servono piattaforme e non prodotti.

Mercato
Uno dei principali fil rouge collegati alla digitalizzazione è, in ultima analisi, la ricerca di semplicità. Apprezziamo le nuove tecnologie quando ci permettono di fare più cose nel nostro lavoro o nella vita privata. Ma anche, e persino in maniera più immediata, quando ci consentono di fare con meno problemi ciò che già facevamo prima. Vale anche nel mondo della collaboration. Dove le innovazioni tecnologiche portano nuove funzioni ma, soprattutto, semplificano notevolmente l'esperienza, non sempre piacevole, di comunicare e collaborare con colleghi vicini e lontani.

La presenza di Maverick AV Solutions a ISE 2020 è stata incentrata appunto su questo filone evolutivo. Che è diventato un vero e proprio percorso da seguire fisicamente, battezzato Join, Bring, Select. Un percorso in cui Maverick "ha rappresentato - spiega Daniele Pagni, BU Manager di Maverick AV Solutions - tre tipi di configurazioni che sono particolarmente ricercate, combinando vari prodotti che consentono poi di realizzarle facilmente".

Dovendo sintetizzare tutto in due parole, il concetto portante è quello degli smart meeting. Dare cioè sempre più funzioni integrate alle piattaforme e ai prodotti di collaboration, condivisione e conferencing. In modo che svolgano automaticamente operazioni necessarie ma che gli utenti giudicano scomode. Come quelle che servono ad "accogliere" un nuovo partecipante a una sessione di lavoro e di comunicazione.

maverick ise2020 bA questo in particolare rimanda la parte Join. Come unirsi (join, appunto) a una sessione di comunicazione e e condivisione in maniera il più possibile semplice e intuitiva. La parte Bring è il passo immediatamente successivo. Non solo entrare semplicemente in una sessione di lavoro, ma farlo anche con il proprio dispositivo. È il Bring Your Own Device. O, più concretamente, la possibilità di connettere immediatamente smartphone, PC o tablet a uno smart display che fa da nodo centrale della comunicazione.

Qui la semplicità non è solo quella specifica del collegamento, però. È anche quella generale dell'esperienza d'uso della tecnologia a cui si sono abituati gli utenti della generazione-smartphone. E che spinge verso l'abbandono dei sistemi più rigidi di collaboration e videoconferenza. In favore di piattaforme più immediate e ormai ampiamente diffuse come quelle di Microsoft o Google.

La parte Select affianca e in un certo senso complementa quella Bring. Qui il tema non è la semplicità a tutti i costi ma la possibilità di dare a ciascuno gli strumenti di comunicazione e collaborazione che preferisce. Nella pratica, significa offrire smart display capaci di gestire più piattaforme contemporaneamente. Attivando di volta in volta le applicazioni necessarie, con una transizione fluida. Si tratta di soluzioni articolate e che, spiega Pagni, "sono molto gradite agli utenti finali perché non impongono cambiamenti nel modo consueto di lavorare".


Dalla società al mercato

Anche per un distributore che ha l'AV proprio nella sua denominazione l'integrazione tra le componenti audio-video e quelle IT è un dato di fatto. "Il percorso di convergenza - spiega Daniele Pagni - è iniziato diversi anni fa, da quando l'utilizzo quotidiano di strumenti informatici si è sovrapposto, anche a livello di device, alla necessità di collaborare e comunicare... Da qui è nata la sempre maggiore importanza delle piattaforme rispetto ai singoli prodotti, perché oggi le funzioni di interazione si possono dover integrare ovunque".

Piattaforme e integrazione sono concetti tipici del mondo IT. Ecco anche perché, spiega Pagni, è più facile vedere operatori dell'IT che abbracciano il mondo AV e non il viceversa. Ma non è semplicemente una questione di opportunità di mercato. "Il vero driver - sottolinea Pagni - è il cambiamento in generale della società, che vuole tecnologie pervasive ma anche semplici". Il mercato cambia perché agli operatori resta il compito di soddisfare, ciascuno per il suo ambito, questa necessità.
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