“L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il concetto stesso di cyber resilience. Fino a pochi anni fa significava prevenire un attacco e ripristinare rapidamente l’operatività dopo un incidente. Oggi non basta più. Le minacce sono più veloci, automatizzate e difficili da riconoscere, soprattutto quando l’AI viene utilizzata dagli attaccanti per rendere phishing, social engineering e compromissione delle identità più credibili e scalabili”, esordisce Ivan De Tomasi, Country Manager Italy & Malta di WatchGuard Technologies. “Il cambiamento più significativo sarà il passaggio da una sicurezza prevalentemente reattiva a un modello continuo, predittivo e sempre attivo. Le aziende dovranno non solo rilevare un’anomalia, ma comprenderne il contesto, correlarla con altri segnali e attivare una risposta tempestiva, possibilmente prima che l’impatto diventi rilevante.” La recente ricerca globale sugli MSP di WatchGuard evidenzia questa evoluzione: il 91% delle organizzazioni è preoccupato per gli attacchi basati sull’AI, il 75% ha subito almeno un incidente cyber nell’ultimo anno e oltre la metà dichiara di non riuscire a garantire monitoraggio e risposta 24/7. “Il problema non è più solo tecnologico, ma operativo: molte aziende non dispongono di risorse, tempo e competenze sufficienti per gestire i rischi alla velocità richiesta”, osserva De Tomasi. La cyber resilience dipenderà sempre più dalla capacità di combinare piattaforme integrate, automazione intelligente, servizi gestiti e competenze specialistiche per ridurre i tempi di rilevamento e risposta, migliorare la visibilità su endpoint, rete, identità e cloud e rendere la sicurezza sostenibile anche per le organizzazioni prive di team interni strutturati.
QUESTIONE DI TECNOLOGIA
Secondo De Tomasi, i risultati più concreti arrivano dalle tecnologie che applicano l’AI a casi d’uso specifici: rilevamento e risposta, correlazione degli eventi, riduzione del rumore operativo, analisi comportamentale, protezione delle identità e automazione delle attività ripetitive. “Il valore dell’AI non sta nel generare nuovi alert, ma nel trasformare grandi quantità di segnali in azioni utili e tempestive.”
“L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il concetto stesso di cyber resilience. Fino a pochi anni fa significava prevenire un attacco e ripristinare rapidamente l’operatività dopo un incidente. Oggi non basta più. Le minacce sono più veloci, automatizzate e difficili da riconoscere, soprattutto quando l’AI viene utilizzata dagli attaccanti per rendere phishing, social engineering e compromissione delle identità più credibili e scalabili”, esordisce Ivan De Tomasi, Country Manager Italy & Malta di WatchGuard Technologies. “Il cambiamento più significativo sarà il passaggio da una sicurezza prevalentemente reattiva a un modello continuo, predittivo e sempre attivo. Le aziende dovranno non solo rilevare un’anomalia, ma comprenderne il contesto, correlarla con altri segnali e attivare una risposta tempestiva, possibilmente prima che l’impatto diventi rilevante.” La recente ricerca globale sugli MSP di WatchGuard evidenzia questa evoluzione: il 91% delle organizzazioni è preoccupato per gli attacchi basati sull’AI, il 75% ha subito almeno un incidente cyber nell’ultimo anno e oltre la metà dichiara di non riuscire a garantire monitoraggio e risposta 24/7. “Il problema non è più solo tecnologico, ma operativo: molte aziende non dispongono di risorse, tempo e competenze sufficienti per gestire i rischi alla velocità richiesta”, osserva De Tomasi. La cyber resilience dipenderà sempre più dalla capacità di combinare piattaforme integrate, automazione intelligente, servizi gestiti e competenze specialistiche per ridurre i tempi di rilevamento e risposta, migliorare la visibilità su endpoint, rete, identità e cloud e rendere la sicurezza sostenibile anche per le organizzazioni prive di team interni strutturati.
QUESTIONE DI TECNOLOGIA
Secondo De Tomasi, i risultati più concreti arrivano dalle tecnologie che applicano l’AI a casi d’uso specifici: rilevamento e risposta, correlazione degli eventi, riduzione del rumore operativo, analisi comportamentale, protezione delle identità e automazione delle attività ripetitive. “Il valore dell’AI non sta nel generare nuovi alert, ma nel trasformare grandi quantità di segnali in azioni utili e tempestive.”
“L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il concetto stesso di cyber resilience. Fino a pochi anni fa significava prevenire un attacco e ripristinare rapidamente l’operatività dopo un incidente. Oggi non basta più. Le minacce sono più veloci, automatizzate e difficili da riconoscere, soprattutto quando l’AI viene utilizzata dagli attaccanti per rendere phishing, social engineering e compromissione delle identità più credibili e scalabili”, esordisce Ivan De Tomasi, Country Manager Italy & Malta di WatchGuard Technologies. “Il cambiamento più significativo sarà il passaggio da una sicurezza prevalentemente reattiva a un modello continuo, predittivo e sempre attivo. Le aziende dovranno non solo rileva