Torna alla HomePage

Yeastar, le Unified Communications alla prova dell’AI

Sempre più vere leve operative per i processi aziendali, le UC vedono anche l’intelligenza artificiale sempre più integrata nei flussi di lavoro, in uno scenario che vede il vendor puntare su cloud, AI e integrazione, ridefinendo il ruolo del canale da rivenditore a consulente di valore

Autore: Redazione ChannelCity - Tempo di lettura 2 minuti.

Guardando al 2026, Emily Lin, Regional Sales Director di Yeastar, racconta che “quando oggi mi confronto con reseller e MSP italiani, la conversazione raramente parte dal confronto tra funzionalità di un PBX. L’apertura è quasi sempre la stessa: come modernizzare le comunicazioni senza interrompere le operazioni quotidiane? Questa pressione sta diventando strutturale man mano che cambia la rete di accesso. Telecom Italia, TIM, ha infatti iniziato lo spegnimento delle centrali legacy interamente in rame, con un piano che prevede la dismissione di circa 6.700 centrali entro il 2028, mentre i clienti migrano verso la connettività ultrabroadband”. È per questo che, entrando nel 2026, le UC non sono più “solo telefonia”: “vengono sempre più valutate in base a quanto riescono a supportare i flussi di lavoro aziendali, come la gestione del front desk, le code di servizio e il follow-up commerciale”, prosegue Emily Lin.

LE TENDENZE IN ATTO

Guardando più da vicino alle tendenze attuali, il mercato UC si sta spostando dall’hardware verso software e cloud, ma senza un passaggio immediato al modello “cloud-only”. Come spiega Emily Lin, “è improbabile che l’Italia passi al cloud puro dall’oggi al domani: la modernizzazione è graduale, con migrazioni sito per sito e scenari spesso ibridi, in cui alcune sedi restano on-premise e altre passano al cloud. In questo contesto, i partner più attenti puntano su soluzioni con modelli di deployment multipli per garantire coerenza operativa, ridurre la complessità e rendere i risultati più prevedibili”.

Un’altra tendenza chiave riguarda la user experience, sempre più softphone-first, dove l’adozione è il vero criterio di successo, osserva Emily Lin: “il lavoro ibrido ha reso ‘any device, anywhere’ un requisito di base, con utenti che chiedono un’unica identità e continuità tra dispositivi. I rollout softphone-first diventano quindi la norma e, nel canale italiano, l’esperienza via browser si conferma pratica perché semplifica le implementazioni e garantisce coerenza. Se l’adozione è rapida e l’esperienza fluida, il progetto ha successo; altrimenti fallisce, anche se tecnicamente corretto. Infine, l’AI sta evolvendo da “nice to have” a leva operativa: “le aziende non cercano più una generica ‘AI readiness’, ma soluzioni che facciano risparmiare tempo e migliorino l’esecuzione. Funzioni come trascrizioni e riassunti...

Approfondisci la notizia sulla rivista

Guardando al 2026, Emily Lin, Regional Sales Director di Yeastar, racconta che “quando oggi mi confronto con reseller e MSP italiani, la conversazione raramente parte dal confronto tra funzionalità di un PBX. L’apertura è quasi sempre la stessa: come modernizzare le comunicazioni senza interrompere le operazioni quotidiane? Questa pressione sta diventando strutturale man mano che cambia la rete di accesso. Telecom Italia, TIM, ha infatti iniziato lo spegnimento delle centrali legacy interamente in rame, con un piano che prevede la dismissione di circa 6.700 centrali entro il 2028, mentre i clienti migrano verso la connettività ultrabroadband”. È per questo che, entrando nel 2026, le UC non sono più “solo telefonia”: “vengono sempre più valutate in base a quanto riescono a supportare i flussi di lavoro aziendali, come la gestione del front desk, le code di servizio e il follow-up commerciale”, prosegue Emily Lin. LE TENDENZE IN ATTO Guardando più da vicino alle tendenze attuali, il mercato UC si sta spostando dall’hardware verso software e cloud, ma senza un passaggio immediato al modello “cloud-only”. Come spiega Emily Lin, “è improbabile che l’Italia passi al cloud puro dall’oggi al domani: la modernizzazione è graduale, con migrazioni sito per sito e scenari spesso ibridi, in cui alcune sedi restano on-premise e altre passano al cloud. In questo contesto, i partner più attenti puntano su soluzioni con modelli di deployment multipli per garantire coerenza operativa, ridurre la complessità e rendere i risultati più prevedibili”. Un’altra tendenza chiave riguarda la user experience, sempre più softphone-first, dove l’adozione è il vero criterio di successo, osserva Emily Lin: “il lavoro ibrido ha reso ‘any device, anywhere’ un requisito di base, con utenti che chiedono un’unica identità e continuità tra dispositivi. I rollout softphone-first diventano quindi la norma e, nel canale italiano, l’esperienza via browser si conferma pratica perché semplifica le implementazioni e garantisce coerenza. Se l’adozione è rapida e l’esperienza fluida, il progetto ha successo; altrimenti fallisce, anche se tecnicamente corretto. Infine, l’AI sta evolvendo da “nice to have” a leva operativa: “le aziende non cercano più una generica ‘AI readiness’, ma soluzioni che facciano risparmiare tempo e migliorino l’esecuzione. Funzioni come trascrizioni e riassunti...
Guardando al 2026, Emily Lin, Regional Sales Director di Yeastar, racconta che “quando oggi mi confronto con reseller e MSP italiani, la conversazione raramente parte dal confronto tra funzionalità di un PBX. L’apertura è quasi sempre la stessa: come modernizzare le comunicazioni senza interrompere le operazioni quotidiane? Questa pressione sta diventando strutturale man mano che cambia la rete di accesso. Telecom Italia, TIM, ha infatti iniziato lo spegnimento delle centrali legacy interamente in rame, con un piano ch
Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato
Iscriviti alla nostra Newsletter Gratuita. Iscriviti

Articoli Correlati:

Torna alla HomePage

Puoi trovare la versione completa dello speciale sulla rivista "ChannelCity Magazine".

Leggi sullo sfogliabile...